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CONTRATTO DIRIGENZA MEDICA
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IPOTESI DI CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO
AREA DIRIGENZA MEDICO-VETERINARIA DEL SERVIZIO SANITARIO
NAZIONALE
PARTE NORMATIVA QUADRIENNIO 2006 - 2009
E PARTE ECONOMICA BIENNIO 2006-2007
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PARTE I
TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI
CAPO I
Art. 1
Campo di applicazione
1. Il presente contratto collettivo nazionale si applica a tutti i dirigenti medici, odontoiatri e
veterinari, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e determinato, dipendenti dalle aziende ed
enti del Servizio Sanitario Nazionale, individuati dall’art. 10 del CCNQ dell’11 giugno 2007
relativo alla definizione dei comparti ed ai sensi di quanto previsto dall’art. 2, quarto alinea del
CCNQ per la definizione delle autonome aree di contrattazione, stipulato il 1 febbraio 2008.
2. Ai dirigenti dipendenti da aziende o enti soggetti a provvedimenti di soppressione, fusione,
scorporo, sperimentazioni gestionali, trasformazione e riordino - ivi compresi la costituzione in
fondazioni ed i processi di privatizzazione - si applica il presente contratto sino all’individuazione o
definizione, previo confronto con le organizzazioni sindacali nazionali firmatarie del presente
contratto, della nuova specifica disciplina contrattuale applicabile al rapporto di lavoro dei dirigenti
ovvero sino alla stipulazione del relativo contratto collettivo quadro per la conferma o definizione
del comparto pubblico di destinazione.
3. Sono confermate tutte le disposizioni previste dall’art. 1, commi da 3 a 8 del CCNL 3 novembre
2005 relativo al CCNL del quadriennio normativo 2002 – 2005, I biennio economico che è indicato
nel testo come “CCNL del 3 novembre 2005”.
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Art. 2
Durata, decorrenza, tempi e procedure di applicazione del contratto
1. Il presente contratto concerne il periodo 1 gennaio 2006 - 31 dicembre 2009 per la parte
normativa ed è valido dal 1 gennaio 2006 fino al 31 dicembre 2007 per la parte economica.
2. Gli effetti giuridici decorrono dal giorno successivo alla data di stipulazione, salvo diversa
prescrizione del presente contratto. L’avvenuta stipulazione viene portata a conoscenza delle
aziende ed enti destinatari da parte dell’ARAN con idonea pubblicità di carattere generale.
3. Gli istituti a contenuto economico e normativo con carattere vincolato ed automatico sono
applicati dalle aziende ed enti destinatari entro 30 giorni dalla data di stipulazione di cui al
comma 2.
4. Alla scadenza, il presente contratto si rinnova tacitamente di anno in anno qualora non ne sia
data disdetta da una delle parti con lettera raccomandata almeno tre mesi prima di ogni
singola scadenza. In caso di disdetta, le disposizioni contrattuali rimangono in vigore fino a
quando non siano sostituite dal successivo contratto collettivo. Resta, altresì, fermo quanto
previsto dall’art. 48, comma 3 del d.lgs. n. 165 del 2001.
5. Per evitare periodi di vacanza contrattuale le piattaforme sono presentate tre mesi prima
della scadenza del contratto. Durante tale periodo e per il mese successivo alla scadenza del
contratto, le parti negoziali non assumono iniziative unilaterali né procedono ad azioni
dirette.
6. Dopo un periodo di vacanza contrattuale pari a tre mesi dalla data di scadenza della parte
economica del presente contratto o dalla data di presentazione delle piattaforme, se
successiva, ai dirigenti sarà corrisposta la relativa indennità, secondo le scadenze previste
dall’accordo sul costo del lavoro del 23 luglio 1993. Per l’erogazione di detta indennità si
applica la procedura degli artt 47 e 48, comma 1 del d.lgs. 165 del 2001. Gli importi
dell’indennità di vacanza contrattuale, erogati sulla base delle suddette disposizioni,
vengono riassorbiti negli incrementi stipendiali derivanti dal rinnovo contrattuale.
7. Fino alla definizione di un nuovo assetto della contrattazione collettiva, in sede di rinnovo
biennale, per la determinazione della parte economica da corrispondere, ulteriore punto di
riferimento del negoziato sarà costituito dalla comparazione tra l’inflazione programmata e
quella effettiva intervenuta nel precedente biennio, secondo quanto previsto dall’accordo
del luglio 1993.
8. L’art. 2 del CCNL 3.11.2005 è disapplicato.
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TITOLO II
RELAZIONI E DIRITTI SINDACALI
CAPO I
OBIETTIVI E STRUMENTI
Art. 3
Relazioni sindacali
1. Si conferma il sistema delle relazioni sindacali previsto dal CCNL dell’8 giugno 2000, dal
CCNL integrativo del 10 febbraio 2004 e dal CCNL del 3 novembre 2005, fatto salvo per
quanto riguarda i seguenti articoli che sostituiscono, modificano o integrano la predetta
disciplina.
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Art. 4
Tempi e procedure per la contrattazione integrativa
1. I contratti collettivi integrativi hanno durata quadriennale per la parte normativa e biennale
per la parte economica e si riferiscono a tutti gli istituti contrattuali rimessi a tale livello da
trattarsi in un’unica sessione negoziale, tranne per le materie che, per loro natura richiedano
tempi di negoziazione diversi, essendo legate a fattori organizzativi contingenti.
L’individuazione e l’utilizzo delle risorse sono determinati in sede di contrattazione
integrativa con cadenza annuale.
2. L’azienda provvede a costituire la delegazione di parte pubblica abilitata alle trattative di cui
al comma 1 entro quindici giorni da quello successivo alla data di stipulazione del presente
contratto ed a convocare la delegazione sindacale di cui all'art. 10, comma 2 del CCNL
dell’8 giugno 2000, per l'avvio del negoziato, entro quindici giorni dalla presentazione delle
piattaforme e comunque entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente contratto.
3. Entro trenta giorni dalla stipula del presente CCNL, l’Azienda, ai fini dell’avvio della
trattativa, trasmette alla Regione la documentazione relativa all’ammontare dei fondi
contrattuali e ne fornisce contestuale informazione alle OO.SS. ai sensi dell’art. 6, comma 1,
lett. a) del CCNL del 3 novembre 2005. Tale procedura viene attivata all’inizio di ciascun
anno ai fini della contrattazione relativa alla individuazione e utilizzo delle risorse dei fondi
di cui al comma 1 ultimo capoverso.
4. La contrattazione integrativa, avviata tenendo conto della tempistica stabilita nel comma 4
dell’art 5 (Coordinamento regionale), sulla base di documentazione prodotta dall’Azienda,
ove non siano state presentate le piattaforme, deve concludersi perentoriamente entro 150
giorni dalla stipula del presente contratto, salvo diverso accordo tra le parti opportunamente
motivato e comunque in presenza di trattative già avviate e in fase conclusiva.
5. Nel corso delle trattative le parti sono tenute a collaborare fattivamente, nell’osservanza dei
principi di lealtà e buona fede, al rispetto della predetta tempistica contrattuale. A tal fine,
nel periodo di contrattazione aziendale, le parti devono incontrarsi con una frequenza e
assiduità tali da consentire la stipula del contratto integrativo nei tempi sopra riportati e
possono accordarsi sulle modalità ritenute più utili per la conclusione delle trattative.
6. I contratti collettivi integrativi devono contenere apposite clausole circa tempi, modalità e
procedure di verifica della loro attuazione, anche per quanto riguarda lo stato di utilizzo dei
fondi e conservano la loro efficacia fino alla stipulazione dei successivi contratti.
7. Il controllo sulla compatibilità dei costi della contrattazione collettiva integrativa con i
vincoli di bilancio è effettuato dal Collegio Sindacale. A tal fine, l’ipotesi di contratto
collettivo integrativo definita dalla delegazione trattante è inviata a tale organismo entro
cinque giorni corredata dall’apposita relazione illustrativa tecnico finanziaria. Trascorsi
quindici giorni senza rilievi, il contratto viene sottoscritto. Per la parte pubblica la
sottoscrizione è effettuata dal titolare del potere di rappresentanza dell’azienda o ente ovvero
da un suo delegato. In caso di rilievi la trattativa deve essere ripresa entro cinque giorni.
8. Le Aziende e gli enti sono tenuti a trasmettere all’ARAN i contratti integrativi entro cinque
giorni dalla sottoscrizione ai sensi dell’art. 46, comma 5 del d.lgs. n. 165 del 2001.
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9. Nella prossima sessione negoziale di livello nazionale, le parti provvederanno alla verifica
dell’applicazione del presente articolo, sulle eventuali criticità per più efficaci modifiche,
integrazioni e correzioni.
10. L’articolo 5 del CCNL del 3 novembre 2005 è disapplicato
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Art. 5
Coordinamento Regionale
1. Ferma rimanendo l’autonomia contrattuale delle aziende ed enti nel rispetto dell’art. 40 del d.lgs
165 del 2001, le Regioni, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente contratto, previo
confronto con le organizzazioni sindacali firmatarie dello stesso, possono emanare linee generali di
indirizzo nelle seguenti materie relative:
a) all’utilizzo delle risorse regionali di cui all’art. 57 del CCNL 3 novembre 2005;
b) alla realizzazione della formazione manageriale e formazione continua, comprendente
l’aggiornamento professionale e la formazione permanente;
c) alle metodologie di utilizzo da parte delle aziende ed enti di una quota dei minori oneri
derivanti dalla riduzione stabile della dotazione organica del personale (art. 50, comma 2,
lett. a) del CCNL 8 giugno 2000 ora art. 54, comma 2, primo alinea del CCNL 3 novembre
2005);
d) alla modalità di incremento dei fondi in caso di aumento della dotazione organica del
personale o dei servizi anche ad invarianza del numero complessivo di essa ai sensi dell’art.
53 del CCNL 8 giugno 2000;
e) ai criteri generali dei sistemi e meccanismi di valutazione dei dirigenti che devono essere
adottati preventivamente dalle aziende, ai sensi dell’art. 25 comma 5 del CCNL 3 novembre
2005;
f) alla verifica dell’efficacia e della corrispondenza dei servizi pubblici erogati alla domanda e
al grado di soddisfazione dell’utenza;
g) ai criteri generali per sviluppare a livello aziendale un sistema di standard e procedure
finalizzati all’individuazione dei volumi prestazionali riferiti all’impegno, anche temporale,
richiesto nonché di monitoraggio delle prestazioni concordate e correlate al raggiungimento
degli obiettivi, nel rispetto delle disposizioni del d.lgs 196 del 2003 in materia di protezione
dei dati personali;
h) ai criteri generali per la razionalizzazione ed ottimizzazione delle attività connesse alla
continuità assistenziale ed urgenza/emergenza al fine di favorire il rispetto dei principi
generali inerenti l’orario di lavoro come individuati nel Capo II del CCNL 3.11.2005, la loro
valorizzazione economica secondo la disciplina del presente contratto, tenuto conto anche
dell’art. 55, comma 2 del CCNL 8 giugno 2000 e successive modifiche, relativo alle
tipologie di attività professionali ed ai suoi presupposti e condizioni;
i) all’applicazione dell’art. 17 del CCNL 10 febbraio 2004, diretto a regolare la mobilità in
caso di eccedenza dei dirigenti nei processi di ristrutturazione aziendale attuati ai sensi del
comma 4;
j) ai criteri generali per l’inserimento, nei regolamenti aziendali sulla libera professione di cui
all’art. 4, comma 2 lett. G) del CCNL del 3 novembre 2005, di norme idonee a garantire che
l’esercizio della libera professione sia modulato in modo coerente all’andamento delle liste
di attesa;
k) criteri per la definizione delle modalità di riposo nelle 24 ore, di cui all’art. 7 del presente
CCNL.
2. Le parti concordano che sulle materie non oggetto delle linee di indirizzo regionali la
contrattazione collettiva integrativa e gli altri livelli di relazioni sindacali previsti dal
contratto sono avviati secondo i tempi e le modalità dell’art. 4, comma 2 (tempi e procedure.)
3. Ove le Regioni esplicitamente dichiarino, entro trenta giorni dalla data in vigore del CCNL,
di non avvalersi, della facoltà di emanare linee di indirizzo sulle materie di cui al comma 1,
le stesse costituiscono oggetto delle relazioni sindacali aziendali nell’ambito dei livelli per
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ciascuna di esse previsti dal presente contratto anche prima della scadenza dei 90 giorni
previsti dal comma 1 medesimo.
4. Per le materie del comma 1, decorso inutilmente il termine di 90 giorni, si applica il comma 2
dell’art 4 (tempi e procedure).
5. Tenuto conto delle lettere c) e d) del comma 1, rimangono, comunque, ferme tutte le regole
contrattuali stabilite per la formazione e l’incremento dei fondi dai CCNL 8 giugno 2000
(artt. 50, 51, 52 e 53 del I biennio e 9, 10 del II biennio) nonché dall’art. 37 del CCNL
integrativo del 10 febbraio 2004, confermate dagli artt. 54, 55 e 56 del CCNL 3 novembre
.2005 e dagli artt. 10,11 e 12 del CCNL 5 luglio 2006.
6. Ferma rimanendo l’autonomia aziendale, il sistema delle relazioni sindacali regionali,
secondo i protocolli definiti in ciascuna Regione con le OO.SS. di categoria firmatarie del
presente CCNL, prevederà gli argomenti e le modalità di confronto con le medesime su
materie non contrattuali aventi riflessi sugli istituti disciplinati dal presente contratto ovvero
sulla verifica dello stato di attuazione dello stesso, specie con riguardo alle risultanze
dell’applicazione dell’art. 7 e degli artt. 54 e 56 del CCNL 3.11.2005 solo nei casi di
eventuale incapienza dei fondi da utilizzare. Il confronto riguarderà, comunque, la verifica
dell’entità dei finanziamenti dei fondi di posizione, di risultato e delle condizioni di lavoro di
pertinenza delle aziende sanitarie ed ospedaliere, limitatamente a quelle soggette a
riorganizzazione in conseguenza di atti di programmazione regionale, assunti in applicazione
del d.lgs. 229 del 1999, per ricondurli a congruità, fermo restando il valore della spesa
regionale.
7. I protocolli stipulati per l’applicazione del comma 6 saranno inviati all’ARAN per l’attività
di monitoraggio prevista dall’art. 46 del d.lgs. n. 165 del 2001.
8. L’art. 9 del CCNL 3 novembre 2005 è disapplicato.
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TITOLO III
RAPPORTO DI LAVORO
CAPO I
INCARICHI DIRIGENZIALI
Art. 6
Sistema degli incarichi e sviluppo professionale
1. Nell’ambito del processo di riforma del pubblico impiego il sistema degli incarichi dirigenziali,
unitamente con le norme che ne regolano la verifica e la valutazione, riveste una notevole valenza
strategica e innovativa. Tale sistema, che si basa sui principi di autonomia, responsabilità e di
valorizzazione del merito e della prestazione professionale nel conferimento degli incarichi, è volto
a garantire il corretto svolgimento della funzione dirigenziale nel quadro delle disposizioni
legislative e contrattuali vigenti.
2. Allo scopo di favorire la piena attuazione degli obiettivi prioritari connessi al ruolo della
dirigenza viene confermato quanto già previsto dall’art. 26 comma 1 e dall’art. 27, comma 2 del
CCNL 8.6.2000 specificando, altresì, che le diverse tipologie di incarico, che implicano attività
gestionali e professionali, sono tutte funzionali ad un’efficace e proficua organizzazione aziendale,
contribuiscono ad una migliore qualità assistenziale e promuovono lo sviluppo professionale dei
dirigenti, mediante il riconoscimento delle potenzialità, delle attitudini e delle competenze di
ciascuno di essi.
3. Al fine di proseguire nel processo di valorizzazione delle funzioni dirigenziali, le parti
ribadiscono che:
- in relazione a quanto stabilito nel comma 2 dell’art. 27 del CCNL 8.6.2000, le tipologie degli
incarichi ivi indicati, in quanto manifestazione di attribuzioni diverse ma di pari dignità ed
importanza, rappresentano espressione di sviluppi di carriera, che possono raggiungere una analoga
valorizzazione economica, nel quadro della graduazione delle funzioni prevista a livello aziendale.
- l’autonomia e la responsabilità professionali, quali condizioni connaturate alla funzione
dirigenziale, vanno salvaguardate anche ove queste si esplichino nell’ambito di una struttura
articolata ma unitariamente preordinata al raggiungimento di un risultato, nel rispetto delle
dinamiche organizzative della struttura stessa.
4. Nella prospettiva di proseguire il processo di riforma, le parti, consapevoli della centralità del
sistema degli incarichi dirigenziali nell’ambito dell’organizzazione aziendale, si impegnano a
definire, in occasione della sequenza contrattuale integrativa di cui all’art. 28 del presente CCNL,
modalità e criteri applicativi che, anche alla luce di quanto ribadito nei commi precedenti, siano
maggiormente idonei a sostenere la crescita e lo sviluppo professionale dei dirigenti, nonché a
realizzare una migliore efficienza e funzionalità delle strutture sanitarie.
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CAPO II
Protezione e tutela dei dirigenti e degli utenti
Art. 7
Disposizioni particolari in materia di riposo giornaliero
1. Nel rispetto dei principi generali di sicurezza e salute dei dirigenti e al fine di preservare la
continuità assistenziale, le aziende definiscono, in sede di contrattazione integrativa, ai sensi
dell’art. 4, comma 4 del CCNL del 3 novembre 2005, modalità di riposo nelle ventiquattro
ore, atte a garantire idonee condizioni di lavoro ed il pieno recupero delle energie
psicofisiche dei dirigenti, nonché prevenire il rischio clinico.
2. In tale ambito, al fine di conformare l’impegno di servizio al ruolo e alla funzione
dirigenziale, la contrattazione dovrà prevedere, in particolare, dopo l’effettuazione del
servizio di guardia notturna o della turnazione notturna, la fruizione immediata, in ambito
diurno, di un adeguato periodo di riposo obbligatorio e continuativo, in misura tale da
garantire l’effettiva interruzione tra la fine della prestazione lavorativa e l’inizio di quella
successiva.
3. Le misure previste dai commi precedenti garantiscono ai dirigenti una protezione
appropriata evitando che, a causa della stanchezza, della fatica o di altri fattori, sia ridotta
l’efficienza della prestazione professionale, aumentando il rischio di causare lesioni agli
utenti o a loro stessi, ad altri lavoratori o di danneggiare la loro salute, a breve o a lungo
termine.
4. La contrattazione si svolge nel rispetto della normativa vigente, tenuto conto delle linee di
indirizzo emanate dalle Regioni ai sensi dell’art. 5, lett. k del presente CCNL.
5. Resta fermo quanto previsto per la programmazione e per la articolazione degli orari e dei
turni di guardia dall’art. 14, commi 7 e 8, del CCNL 3.11.2005, tenendo conto di quanto
stabilito in materia di riposi giornalieri dal presente articolo.
6. E’ fatta salva l’attuale organizzazione del lavoro, purché non sia in contrasto con quanto
stabilito nei precedenti commi, da verificarsi a livello aziendale dalle parti entro 90 giorni
dalla stipula del presente CCNL
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CAPO III
MISURAZIONE E VALUTAZIONE DEI SERVIZI
Art. 8
Obiettivi
1. Nell’ottica di garantire il mantenimento e lo sviluppo dei livelli di efficacia ed efficienza
raggiunti nel conseguimento dei propri fini istituzionali, le Aziende daranno ulteriore
impulso ai metodi fondati sulla fissazione degli obiettivi, sulla misurazione dei risultati e
sulla verifica della qualità dei servizi sanitari e delle funzioni assistenziali, realizzando in
particolare la più ampia valorizzazione della funzione dirigenziale.
2. Considerata la stretta correlazione tra misurazione dei servizi e valutazione dell’apporto
individuale, le Aziende, nell’ambito delle proprie linee di indirizzo, incentivano i processi di
valutazione già attivati in relazione alle disposizioni contrattuali vigenti, per la verifica dei
risultati conseguiti dai dirigenti in relazione ai programmi e agli obiettivi assegnati, nonché
si adoperano per l’incremento della qualità delle strutture sanitarie anche in relazione alla
complessità delle tecnologie utilizzate.
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Art. 9
Principi della valutazione
1. La valutazione dei dirigenti costituisce un elemento strategico del loro rapporto di lavoro ed è
diretta a riconoscerne e a valorizzarne la qualità e l’impegno per il conseguimento di più elevati
livelli di risultato dell’organizzazione e per l’incremento della soddisfazione degli utenti, nonché a
verificare il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
2. Nel confermare il sistema di valutazione delineato dal CCNL del 3 novembre 2005, le parti
ribadiscono i principi e i criteri in esso contenuti, come integrati dall’art. 10 nonché gli organismi,
le modalità e gli effetti della valutazione positiva e negativa delle attività professionali svolte e dei
risultati raggiunti.
3. Al fine di consentire il rafforzamento dell’efficacia degli strumenti gestionali vigenti, si rinvia
alla sequenza contrattuale di cui all’art. 28 del presente CCNL gli opportuni approfondimenti per
verificare la possibilità di individuare, anche sulla base dell’esperienza maturata, soluzioni
maggiormente semplificate e funzionali.
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Art. 10
Procedure della valutazione
1. Le procedure della valutazione, di cui agli artt. 25 e seguenti del CCNL del 3 novembre 2005,
devono essere improntate a criteri di imparzialità, celerità e puntualità al fine di garantire la
continuità e la certezza delle attività professionali connesse all’ incarico conferito, la stretta
correlazione tra i risultati conseguiti e la nuova attribuzione degli obiettivi, nonché l’erogazione
immediata della relative componenti retributive, inerenti alla retribuzione di risultato.
2. I sistemi di valutazione, come predisposti dalle Aziende con gli atti previsti dall’art. 25 del
CCNL del 3 novembre 2005 definiscono i tempi delle procedure valutative, stabilendo che la
verifica finale, al termine dell’incarico, viene effettuata dal Collegio tecnico entro la scadenza
dell’incarico stesso, allo scopo di assicurare senza soluzione di continuità il rinnovo o l’affidamento
di altro incarico nell’ottica di una efficace organizzazione dei servizi.
3. Compatibilmente con le esigenze organizzative di ciascuna Azienda, gli atti di cui al comma 2
stabiliscono, altresì, la tempistica per la verifica della realizzazione degli obiettivi annuali, effettuata
dai competenti organismi di valutazione, assicurando che i provvedimenti di valutazione positiva
vengono trasmessi tempestivamente agli uffici competenti per la corresponsione della retribuzione
di risultato.
4. Qualora non sia stata data attuazione a quanto previsto dall’art. 25 comma 2 e comma 5 del
CCNL del 3 novembre 2005, l’individuazione dei sistemi di valutazione e la definizione dei relativi
criteri deve essere portata a compimento entro due mesi dalla firma del presente contratto ed inviata
alla Regione. La mancata osservanza dei termini previsti costituisce responsabilità dei dirigenti
preposti, ove ad essi addebitabile.
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Art. 11
Comportamento in servizio
1. Il dirigente conforma la sua condotta ai principi di diligenza e fedeltà di cui agli artt. 2104 e 2105
del Codice Civile e contribuisce alla gestione della cosa pubblica con impegno e responsabilità.
2. Il comportamento del dirigente è improntato al perseguimento dell’efficienza e dell’efficacia dei
servizi istituzionali nella primaria considerazione delle esigenze dei cittadini utenti, operando
costantemente nel pieno rispetto del Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni, allegato al CCNL del 3.11.2005, di cui si impegna a osservare tutte le disposizioni
nonché dei codici di comportamento adottati dalle Aziende ai sensi dell’art. 54, comma 5 del d.lgs.
165/2001 e di quanto stabilito nelle Carte dei Servizi.
3. I codici di comportamento aziendali e le carte dei servizi, ove emanati, sono affissi in luogo
accessibile a tutti i dipendenti.
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Art. 12
Norma di rinvio
1. In considerazione della particolare natura della professione medica e delle peculiarità del Servizio
sanitario nazionale, le parti ritengono opportuno definire un sistema sperimentale in materia
disciplinare e comportamentale, ivi incluse procedure e sanzioni, volto a fornire alle Aziende
maggiori strumenti gestionali, garantendo, nel contempo, adeguate tutele al dirigente.
2. In relazione alla novità della materia ed al fine di poter effettuare tutti i necessari
approfondimenti tecnici, le parti concordano di affrontare la tematica di cui al comma 1 nell’ambito
della sequenza contrattuale prevista dall’art. 28 del presente CCNL, anche al fine di poter tener
conto degli eventuali provvedimenti legislativi nel frattempo emanati al riguardo.
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Art. 13
Recesso dell'azienda o ente
1. All’art. 19 del CCNL 3 novembre 2005, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente comma:
“3 bis. In ogni caso, l’azienda è tenuta ad attivare le procedure di cui all’art. 36 del CCNL
5.12.1996 nell’ipotesi in cui il dirigente venga arrestato perché colto in flagranza a commettere reati
di peculato o concussione o corruzione e l’arresto sia convalidato dal giudice per le indagini
preliminari.”
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Art. 14
Effetti del procedimento penale sul rapporto di lavoro
1. All’art. 19 del CCNL 3.11.2005, il comma 12 è sostituito dal seguente:
12. Quando vi sia stata sospensione cautelare dal servizio a causa di procedimento penale, ai sensi
dei commi da 1 a 5, la stessa conserva efficacia, se non revocata, per un periodo di tempo
comunque non superiore a cinque anni, fatta salva l’applicabilità dell’art. 36 del CCNL del
5.12.1996. Decorso tale termine la sospensione cautelare è revocata di diritto e il dirigente
riammesso in servizio, salvo che per i reati di particolare rilevanza e gravità tali da comportare, se
accertati, il recesso, l’Azienda ritenga che la permanenza in servizio del dirigente provochi un
pregiudizio alla credibilità della stessa a causa del discredito che da tale permanenza potrebbe
derivarle da parte dei cittadini e/o, comunque, per ragioni di opportunità e operatività dell’Azienda
stessa. In tal caso può essere disposta, per i suddetti motivi, la sospensione dal servizio, che sarà
sottoposta a revisione con cadenza biennale.
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CAPO VI
ISTITUTI DI PARTICOLARE INTERESSE
Art. 15
Disposizioni particolari
1. Nel computo dei cinque anni di attività ai fini del conferimento dell’incarico di direzione di
struttura semplice ovvero di natura professionale anche di alta specializzazione, di consulenza, di
studio e ricerca, ispettivi, di verifica e di controllo indicati nell’art. 27, comma 1 lett. b) e c) del
CCNL dell’8 giugno 2000, rientrano i periodi svolti con incarico dirigenziale a tempo determinato,
senza soluzione di continuità.
2. Resta fermo quanto previsto dall’art. 12, comma 3 del CCNL 8.6.2000, II biennio economico, in
merito all’esperienza professionale computabile per i fini ivi previsti.
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Art. 16
Copertura assicurativa e tutela legale
1. Le aziende si impegnano a dare ai dirigenti, con completezza e tempestività, tutti gli elementi
conoscitivi relativi alle condizioni e modalità delle coperture assicurative e della tutela legale,
assicurando la massima informazione e trasparenza, anche mediante comunicazioni periodiche
idonee a fornire il costante aggiornamento dei dirigenti sulle garanzie assicurative in atto.
2. Le aziende, al fine di favorire l’ottimale funzionalità dei sistemi di gestione del rischio, si
adoperano per attivare modalità e sistemi di assistenza legale e medico-legale idonei a garantire, al
verificarsi di un sinistro, il necessario supporto al dirigente interessato che dovrà collaborare
attivamente alla valutazione delle cause che hanno determinato il sinistro stesso.
3. Con riferimento alla copertura assicurativa e al patrocinio legale dei dirigenti, in considerazione
della necessità di una ridefinizione della normativa contrattuale che tenga conto della rilevanza e
delle criticità della materia in ambito sanitario e delle previsioni di legge nel frattempo intervenute,
è costituita, presso l’ARAN, entro sessanta giorni dalla stipula del presente CCNL, una
Commissione composta da rappresentanti di parte datoriale e di parte sindacale.
4. La suddetta Commissione, attraverso modalità ritenute più opportune, effettua gli opportuni
approfondimenti sulla materia assicurativa al fine di fornire alle parti negoziali ogni utile supporto
conoscitivo e documentale per una eventuale modifica o integrazione della normativa contrattuale,
avendo riguardo in modo particolare alle specifiche questioni della tutela legale e delle consulenze
tecniche in ambito civile e penale. Tale proposta dovrà essere espressa in tempo utile per la
stipulazione della sequenza contrattuale di cui all’art. 28 del presente CCNL.
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PARTE SECONDA
TITOLO I
Trattamento economico biennio 2006 – 2007
CAPO I
Trattamento economico dei dirigenti
con rapporto di lavoro esclusivo e non esclusivo
Art. 17
Incrementi contrattuali e stipendio tabellare nel biennio 2006-2007
1. Dall'1 gennaio 2006 al 31 gennaio 2007, lo stipendio tabellare previsto per i dirigenti medici e
veterinari a rapporto esclusivo e non esclusivo ed orario unico dall'art. 2 del CCNL del 5 luglio
2006, è incrementato di € 17,70 lordi mensili. Dalla stessa data, lo stipendio tabellare annuo lordo,
comprensivo della tredicesima mensilità, è rideterminato in € 40.261,10.
2. Dall’1 febbraio 2007 lo stipendio tabellare di cui al comma 1 è incrementato di ulteriori € 131,30
lordi mensili. Dalla stessa data lo stipendio tabellare annuo lordo, comprensivo della tredicesima
mensilità, è rideterminato in € 41.968,00.
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Art. 18
Incrementi contrattuali e stipendi tabellari dei medici a tempo definito e dei veterinari ad
esaurimento nel biennio 2006 - 2007
1. Dall’1 gennaio 2006, lo stipendio tabellare previsto per i dirigenti medici e veterinari di cui
all'art. 3 del CCNL 5 luglio 2006, con rapporto di lavoro ad esaurimento non esclusivo, è
incrementato dell'importo mensile a fianco di ciascuno indicato:
a) Dirigenti medici: € 6,92
b) Dirigenti veterinari: € 8,84.
Dall'1 gennaio 2006 lo stipendio tabellare annuo lordo, comprensivo della tredicesima mensilità, è
quindi rideterminato rispettivamente in:
€ 23.167,54 per i medici
€ 29.580,77 per i veterinari
2. Dall’1 febbraio 2007 gli stipendi tabellari di cui al comma 1 sono ulteriormente incrementati
dell'importo mensile lordo a fianco di ciascuno indicato :
a) Dirigenti medici: € 79,17
b) Dirigenti veterinari: € 101,09
Dall’1 febbraio 2007, lo stipendio tabellare annuo lordo, per tredici mensilità, è quindi
rideterminato rispettivamente in:
€ 24.196, 75 per i medici
€ 30.894,94 per i veterinari
22
Art. 19
Ex medici condotti ed equiparati
1. Fatta salva l'applicazione dell'art. 13 del CCNL 3 novembre 2005, il trattamento economico
omnicomprensivo di € 6.675,98 previsto dall'art. 4, comma 1 del CCNL del 5 luglio 2006 per gli ex
medici condotti ed equiparati tuttora a rapporto non esclusivo, è rideterminato, a decorrere dall’1
gennaio 2006, in € 6.699,98 e, a decorrere dall'1 febbraio 2007, in € 6.974,78.
2. Il trattamento economico di cui al comma 1 è corrisposto mensilmente nella misura di 1/12. Nel
corso del mese di dicembre si aggiunge la tredicesima mensilità.
23
CAPO II
Biennio 2006 – 2007
Retribuzione di posizione minima contrattuale
dei dirigenti
Art. 20
Retribuzione di posizione minima unificata dei dirigenti medici con rapporto di lavoro
esclusivo
1. A decorrere dall’1 gennaio 2007 , la retribuzione di posizione minima unificata dei dirigenti
medici con rapporto di lavoro esclusivo di cui all’art . 5, comma 3, del CCNL del 5 luglio 2006 è
così rideterminata:
Retribuzione di
posizione minima
contrattuale unificata
al 31 dicembre 2005
Incremento annuo Nuova retribuzione di
posizione minima
contrattuale unificata
dal 1 gennaio 2007
Dirigente incarico
struttura complessa:
area chirurgica
10.655,43 2.890,65 13.546,08
Dirigente incarico
struttura complessa:
area medicina
9.250,88 2.890,65 12.141,53
Dirigente incarico
struttura complessa:
area territorio
8.557,93 2.890,65 11.448,58
Dirigente incarico
struttura semplice o ex
modulo funzionale
DPR 384/1990
6.807,08 1.846,66 8.653,74
Dirigente incarico lett.
c) art. 27 CCNL 8
giugno 2000
3.446,04 789,49 4.235,53
Dirigente equiparato 2.374,32 789,49 3.163,81
Dirigente < 5 anni 0,00 0,00 0,00
24
2. L’incremento di cui al comma 1 non è riassorbito dalla retribuzione di posizione variabile
aziendale eventualmente assegnata sulla base della graduazione delle funzioni e si aggiunge,
pertanto, alla retribuzione di posizione complessivamente attribuita al dirigente indipendentemente
dalla sua composizione storica. Per gli esempi si rinvia all’allegato 7 del CCNL del 3 novembre
2005.
3. Il fondo dell'art. 10 del CCNL 5 luglio 2006, alla data indicata nel comma 1, è automaticamente
rideterminato aggiungendovi la somma corrispondente all’incremento spettante a ciascuno dei
dirigenti interessati moltiplicato per il numero degli stessi al netto degli oneri riflessi.
4. Sono confermati i commi da 5 a 7 e 9 dell’art. 5 del CCNL del 5 luglio 2006.
25
Art. 21
Retribuzione di posizione minima unificata per i dirigenti veterinari con rapporto di lavoro
esclusivo
1. A decorrere dall'1 gennaio 2007, alla retribuzione di posizione minima unificata dei dirigenti
veterinari a rapporto di lavoro esclusivo e con orario unico di cui all’art. 6, comma 3 del CCNL 5
luglio 2006, sono attribuiti i seguenti incrementi annui lordi:
Retribuzione di
posizione minima
contrattuale unificata al
31 dicembre 2005
Incremento annuo Nuova retribuzione di
posizione minima
contrattuale unificata
dall’1 gennaio 2007
Dirigente incarico
struttura complessa
Istituti zooprofilattici.
8.557,92 2.890,65 11.448,57
Dirigente incarico
struttura complessa
territorio
8.557,92 2.890,65 11.448,57
Dirigente incarico
struttura semplice o ex
modulo funzionale
DPR 384/1990
6.807,08 1.846,66 8.653,74
Dirigente con incarico
lett. c) art. 27 CCNL 8
giugno 2000
3.446,04 789,49 4.235,53
Dirigente equiparato 2.374,32 789,49 3.163,81
Dirigente < 5 anni 0,00 0,00 0,00
2. L’incremento di cui al comma 1 non è riassorbito dalla retribuzione di posizione variabile
aziendale eventualmente assegnata sulla base della graduazione delle funzioni e si aggiunge,
pertanto, alla retribuzione di posizione complessivamente attribuita al dirigente indipendentemente
dalla sua composizione storica. Per gli esempi si rinvia all’allegato n. 7 del CCNL del 3 novembre
2005.
3. Il fondo dell'art. 10 del CCNL 5 luglio 2006, alla data indicata dal comma 1, è automaticamente
rideterminato aggiungendovi la somma corrispondente all’incremento spettante a ciascun dirigente
in relazione alle specifiche posizioni moltiplicati per il numero degli stessi.
4. Sono confermati i commi da 5 a 7 e 9 dell’art. 6 del CCNL del 5 luglio 2006.
26
Art. 22
Retribuzione di posizione minima unificata per i dirigenti medici e veterinari con rapporto di
lavoro non esclusivo o ad esaurimento
1. Per i dirigenti medici e veterinari a rapporto di lavoro non esclusivo e con orario unico la
retribuzione di posizione minima unificata di cui all’art. 43, comma 1 del CCNL 3 novembre 2005,
confermata dall’art. 7 del CCNL 5 luglio 2006, rimane fissata nei valori stabiliti dalle tabelle stesse
al 31 dicembre 2003.
2. Analogamente si dispone per i dirigenti medici e veterinari con rapporto di lavoro ad esaurimento
disciplinati dall’art. 44 del CCNL 3 novembre 2005, la cui retribuzione di posizione minima
contrattuale, fatta salva l’applicazione degli artt. 49 e 50 del medesimo contratto in caso di
passaggio al rapporto di lavoro unico esclusivo o non esclusivo, rimane quella fissata al 31
dicembre 2003 dagli artt. 46 e 47 del contratto citato, confermati dall’art. 7 del CCNL 5 luglio
2006.
3. Rimangono, altresì, confermate tutte le altre clausole di cui agli articoli del CCNL 3 novembre
2005 citati nei commi precedenti.
27
CAPO III
Art. 23
Effetti dei benefici economici
1. Le misure degli stipendi tabellari risultanti dall’applicazione dei capi I e II del presente contratto
hanno effetto sulla tredicesima mensilità, sul lavoro straordinario, sul trattamento ordinario di
quiescenza, normale e privilegiato, sull’indennità premio di servizio, sull’indennità alimentare
dell’art. 19 del CCNL 3 novembre 2005, sull’equo indennizzo, sulle ritenute assistenziali e
previdenziali e relativi contributi e sui contributi di riscatto.
2. Gli effetti del comma 1 si applicano alla retribuzione di posizione complessiva nelle componenti
minima unificata e variabile in godimento nonché alle voci retributive di seguito riportate:
- del CCNL 8 giugno 2000: indennità di cui all’art. 37, comma 2; assegni personali previsti dall’art.
38, commi 1 e 2 e dall’art. 43, commi 2 e 3 data la loro natura stipendiale; indennità dell’art. 40;
- dagli artt. 3, 4 e 5 del CCNL 8 giugno 2000, II biennio economico.
3. I benefici economici risultanti dall’applicazione dei commi 1 e 2 hanno effetto integralmente
sulla determinazione del trattamento di quiescenza dei dirigenti comunque cessati dal servizio, con
diritto a pensione, nel periodo di vigenza del presente biennio contrattuale di parte economica alle
scadenze e negli importi previsti dalle disposizioni richiamate nel presente articolo. Agli effetti
dell’indennità premio di servizio, dell’indennità sostitutiva di preavviso e di quella prevista dall’art.
2122 del C.C. si considerano solo gli scaglionamenti maturati alla data di cessazione dal servizio
nonché la retribuzione di posizione minima contrattuale.
28
CAPO V
I fondi aziendali
Art. 24
Fondo per l'indennità di specificità medica, retribuzione di posizione, equiparazione,
specifico trattamento e indennità di direzione di struttura complessa
1. Il fondo previsto dall’art. 10 del CCNL 5 luglio 2006, II biennio economico 2004-2005 per il
finanziamento dell'indennità di specificità medica, della retribuzione di posizione, dello specifico
trattamento economico ove mantenuto a titolo personale nonché dell'indennità di incarico di
direzione di struttura complessa, è confermato. Il suo ammontare è quello consolidato al 31
dicembre 2005.
2. Il fondo del comma 1 è incrementato delle risorse individuate negli artt. 20 e 21, a decorrere dalle
scadenze indicate nei medesimi articoli.
3. E’ confermato il comma 2 dell’art. 10 del CCNL 5 luglio 2006.
29
Art. 25
Fondi per il trattamento accessorio legato alle condizioni di lavoro
1. Il fondo previsto dall’ art. 11 del CCNL del 5 luglio 2006, per il trattamento accessorio legato
alle condizioni di lavoro è confermato sia per le modalità del suo utilizzo che per le relative
flessibilità. Il suo ammontare è quello consolidato al 31 dicembre 2005.
2. Al fine di incentivare la qualità dei servizi erogati, il fondo del presente articolo, è così
incrementato:
- per l’anno 2007: di € 74,83 annui lordi per ogni dirigente medico e veterinario in servizio al 31
dicembre 2005 al netto degli oneri riflessi;
- per l’anno 2008: di € 138,98 annui lordi per ogni dirigente medico e veterinario in servizio al 31
dicembre 2005 al netto degli oneri riflessi. Tale importo assorbe e contiene l’incremento previsto
per l’anno 2007.
3. A decorrere dall’entrata in vigore del presente contratto, la retribuzione oraria per il lavoro
straordinario dei dirigenti, maggiorata del 15% è fissata in € 25,78. In caso di lavoro notturno o
festivo la tariffa maggiorata del 30% è pari a € 29,14 ed in caso di lavoro notturno festivo
maggiorata del 50% è pari a € 33, 63.
30
Art. 26
Fondo per la retribuzione di risultato e per la qualità della prestazione individuale
1. L' art. 12 del CCNL del 5 luglio 2006, relativo ai fondi per la retribuzione di risultato e per il
premio della qualità della prestazione individuale per i dirigenti medici e veterinari sono confermati.
L' ammontare dei fondi ivi indicati è quello consolidato al 31 dicembre 2005.
2. In relazione alla necessità di proseguire nell’impegno, già precisato all’art. 65 del CCNL 5
dicembre 1996, di correlare la retribuzione di risultato al raggiungimento degli obiettivi dei dirigenti
e delle strutture ed al miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza dei servizi, il fondo del presente
articolo è così incrementato:
- per l’anno 2007 di € 112,25 annui lordi per ogni dirigente medico e veterinario in servizio al 31
dicembre 2005 al netto degli oneri riflessi.
- per l’anno 2008 di € 208,46 annui lordi per ogni dirigente medico e veterinario in servizio al 31
dicembre 2005, al netto degli oneri riflessi. Tale importo assorbe e contiene l’incremento previsto
per l’anno 2007.
3. Si conferma quanto previsto dai commi 2 e 4 dell’art. 12 del CCNL 5 luglio 2006.
31
PARTE III
NORME FINALI
Art. 27
Conferme
1. Nelle parti non modificate o integrate o disapplicate dal presente contratto, restano confermate
tutte le norme dei vigenti CCNL. In particolare sono confermate le disposizioni in materia di
riposo settimanale contenute nell’art. 22 del CCNL del 5 dicembre 1996 e nell’art. 6 del CCNL del
10 febbraio 2004.
2. Le parti ribadiscono la necessità che le Aziende nell’attribuzione degli incarichi previsti dall’art.
15 septies del d.lgs. 502 del 1992 si attengano alle modalità e requisiti previsti dall’art. 62,
comma 5 del CCNL dell’ 8 giugno 2000 per tale tipologia di incarichi.
3. Le parti si danno atto che è necessario procedere alla correzione dei seguenti errori materiali
rinvenuti nel CCNL del 5 luglio 2006, II biennio economico 2004-2005:
- art. 11, comma 3: le parole “ai sensi dell’art. 55, comma 2” sono sostituite dalle parole “ai sensi
dell’art. 55, comma 3”;
- art. 11, comma 4: le parole “ai sensi dell’art. 55, comma 2” sono sostituite dalle parole “ai sensi
dell’art. 55, comma 3”.
32
Art. 28
Norme finali e transitorie
1. Le parti, considerato il ritardo con il quale sono state avviate le trattative rispetto all’inizio del
quadriennio 2006-2009 e biennio economico 2006-2007, ritengono prioritario concludere la
presente fase negoziale in tempi brevi e, pertanto, concordano di rinviare, in considerazione
dell’eccezionalità della situazione, ad una apposita sequenza contrattuale, integrativa del presente
CCNL, da definirsi entro la conclusione del quadriennio 2006-2009, anche la trattazione delle
seguenti tematiche:
- rivisitazione delle tematiche riguardanti le relazioni sindacali, nell’ottica di valorizzare
ulteriormente la contrattazione di secondo livello;
- riordino complessivo del sistema degli incarichi gestionali e professionali, secondo quanto
previsto all’art 7;
- disciplina delle flessibilità del rapporto di lavoro, alla luce delle disposizioni contenute nella
legge 120 del 2007 e nel decreto legge 112 del 2008;
- disciplina della formazione;
- verifica del sistema di valutazione, ai fini di pervenire ad una maggiore funzionalità dello
stesso;
- individuazione di un sistema sperimentale di procedure e sanzioni a carattere disciplinare e
comportamentale, ai sensi dell’art. 11 del presente CCNL:
- individuazione di una idonea disciplina in materia di copertura assicurativa e tutela legale,
sulla base delle risultanze dei lavori della Commissione di cui all’art. 15;
- problematiche relative al risk management e della sicurezza sul lavoro.
33
DICHIARAZIONE CONGIUNTA N. 1
Con riferimento all’art. 15 del presente CCNL, le parti precisano che sui servizi da considerare
svolti senza soluzione di continuità si richiama quanto affermato nella nota di chiarimento dell’Aran
n. 11632 del 25.10.2000, pubblicata nel sito Internet www.aranagenzia.it
DICHIARAZIONE CONGIUNTA N. 2
Le parti concordano che, fermo restando il rispetto delle scelte delle regioni nella
organizzazione delle aziende e enti del servizio sanitario nazionale, le risorse economiche
finalizzate alla copertura dei posti previsti nella dotazione organica unitamente ai ruoli e alle
funzioni che la legislazione vigente assegna loro, vanno destinate ai dirigenti medici e veterinari di
cui al presente CCNL.
DICHIARAZIONE CONGIUNTA N. 3
Le parti, rilevato che la retribuzione di posizione minima unificata dei dirigenti di struttura
complessa è differenziata in base all’area (chirurgica, medica e del territorio) e preso atto che gli
incrementi contrattuali previsti dal presente CCNL e dal quello del 3 novembre 2005 non hanno
previsto detta differenziazione, convengono di esaminare la situazione nella prossima sequenza
contrattuale.
DICHIARAZIONE CONGIUNTA N. 4
Le parti confermano che il DPCM 8.3.2001 ha previsto dettagliatamente le modalità di
riconoscimento del servizio e della esperienza professionale maturata in regime convenzionale dagli
specialisti ambulatoriali, medici e delle altre professionalità sanitarie, dai medici della guardia
medica, dell’emergenza territoriale e della medicina dei servizi, inquadrati nei ruoli della dirigenza
sanitaria del Servizio Sanitario Nazionale. Trattasi di una norma speciale alla quale le aziende
devono attenersi e non applicabile in via analogica ad altra fattispecie. Si ritiene pertanto che il
servizio prestato in regime di convenzione da parte dei predetti medici, per effetto del d.lgs
502/1992 possa essere fatto valere nei limiti e con le modalità espressamente previste dal DPCM
8.3.2001 emanato dal competente Ministero della salute.
DICHIARAZIONE CONGIUNTA N. 5
Le parti si impegnano ad affrontare nella sequenza contrattuale prevista dall’art. 28 del presente
CCNL la questione dell’inclusione nel trattamento economico di fine rapporto della indennità di
34
posizione variabile aziendale, anche al fine di verificare la possibilità di dare all’istituto una
definitiva e sostanziale soluzione.
DICHIARAZIONE CONGIUNTA N. 6
Le parti si impegnano reciprocamente a valutare nell’ambito, dell’esame delle materie rinviate alla
sequenza contrattuale di cui all’art. 28 del presente CCNL, uno specifico riconoscimento degli
incarichi di dirigenti di struttura semplice dipartimentale in relazione alla gestione di risorse umane
tecniche o finanziarie, con responsabilità specifica nell’ambito del dipartimento.
Roma merita innovazione Roma 21 marzo 2008
50 iniziative high tech per una Roma Capitale Moderna
ROMA
merita
Innovazione

ROMA
MERITA
INNOVAZIONE
Le nuove tecnologie per una vita di qualità
ROMA MERITA INNOVAZIONE
- 2 -
ROMA MERITA INNOVAZIONE
- 3 -
UN’ARCADIA HI-TECH....................................................................................................................... 6
1 ROMA CABLATA ....................................................................................................................... 8
1.1 Completamento dei punti wi-fi e cablatura 100%....................................... 9
1.2 Interventi decent rati di coper tura ................................................................... 9
1.3 Punti diffusi “Roma Wireless” ................................................................................. 9
1.4 Banda larga e larghissima nelle periferie ....................................................... 10
1.5 Piano e catas to della rete ................................................................................. 10
1.6 Incentivazione per le famiglie............................................................................ 10
1.7 Gara di idee t ra i giovani .................................................................................... 10
2 ROMA MOBILE E INFORMATA.................................................................................................... 11
2.1 Infomobili tà per i cit tadini................................................................................... 12
2.2 Infomobili tà per il t raspor to pubblico e per il cont rollo ed il
telemoni toraggio; potenziamento del servizio ATAC MOBILE .............................. 12
2.3 Bigliet ti e prenotazioni elet t roniche, pagament i on line.......................... 13
2.4 Moni toraggio capilinea ....................................................................................... 13
2.5 Sicurezza e rispet to delle regole ...................................................................... 14
2.6 Is ti tuzione di “Punti mobili tà” e fermate peer- to-peer ............................. 14
2.7 Traffico commerciale (Ci ty Logis tic) ................................................................ 15
2.8 Servizi turis tici e culturali ...................................................................................... 15
2.9 Infomobili tà per i bus turis tici ............................................................................ 15
2.10 Infomobili tà per i parcheggi .............................................................................. 16
2.11 Trasponder per i mezzi pubblici e privati (is ti tuzione dei varchi virtuali)16
2.12 Promuovere il PAYD - Pay-As-You-Drive (paghi per quanto guidi) ........... 16
2.13 Incentivi per la riduzione e la razionalizzazione del pendolarismo .......... 17
2.14 Incentivare il telelavoro ...................................................................................... 17
2.15 Mezzi ibridi (il t ram- t reno) ................................................................................... 17
3 ROMA SEMPLICE ..................................................................................................................... 18
3.1 Potenziamento dei numeri utili per l’informazione al cit tadino .............. 18
ROMA MERITA INNOVAZIONE
- 4 -
3.2 Avviamento in esercizio dei servizi di e-government realizzati ................ 19
3.3 Una cit tà interamente interoperabile ........................................................... 19
4 ROMA ACCESSIBILE................................................................................................................. 20
4.1 Paline tex t- to-speech (voce su tes ti) .............................................................. 21
4.2 Semafori sonori ....................................................................................................... 21
4.3 Percorsi cit tadini per non vedenti (Sesamonet) ......................................... 21
4.4 Rete dei sensori e asfal to accessibile .............................................................. 21
4.5 Domotica per l’accessibilità............................................................................... 21
5 ROMA SOSTENIBILE .................................................................................................................. 23
5.1 Incentivare la cost ruzione/rist rut turazione di edifici intelligenti (green
building/clean techs) ..........................................................................................................23
5.2 Promuovere la diffusione di aree asfal tate a scambio di energia......... 23
5.3 Recupero del materiale tecnologico ............................................................. 24
6 ROMA SICURA ........................................................................................................................ 25
6.1 Coper tura 100% telesorveglianza e collegamento a cent rale
operativa.............................................................................................................................. 25
6.2 Proget to “Luce” .................................................................................................... 26
6.3 Invio SMS in caso di si tuazioni di emergenza................................................. 26
7 ROMA COMPETITIVA ............................................................................................................... 27
7.1 Fiera dell’innovazione nelle PMI ........................................................................ 27
7.2 Evoluzione della piat taforma dei servizi per le PMI ..................................... 27
7.3 Il Silos dei proget ti innovativi ............................................................................. 27
8 ROMA CONSAPEVOLE ............................................................................................................ 28
8.1 Alfabetizzazione informatica: par ti re dalle scuole elementari ................ 28
8.2 Parrocchie hi-tech ................................................................................................. 28
8.3 Messa in rete dei cinema d’essai ..................................................................... 29
8.4 100 internet point nelle periferie...................................................................... 29
8.5 Proget to cent ri anziani ........................................................................................ 29
8.6 Il por tale dell’innovazione par tecipata: linea diret ta con il Sindaco ... 29
ROMA MERITA INNOVAZIONE
- 5 -
8.7 Fes tival di Internet ................................................................................................ 30
8.8 Cent ro per le Applicazioni dell’Infomobili tà Ter ritoriale (CAIT) ............... 30
8.9 Task force della mobilità (“Adot ta una fermata”)...................................... 30
8.10 Piani di zona: il medico condot to della mobili tà.......................................... 30
IL 50° PROGETTO: LA WEB TV DEL COMUNE DI ROMA ............................................................... 31
ROMA MERITA INNOVAZIONE
- 6 -
UN’ARCADIA HI-TECH
Roma è cit tà di st ratificazioni; la storia, al tempo stesso il più riconoscibile
elemento della cit tà, rende tut tavia complesso immaginarla come tessuto ideale
dei processi di innovazione. L’innovazione, infatti, non sempre si adatta alle
st ratificazioni ma spesso, per sua natura, procede per salti e oppor tunità.
La grande occasione di Roma è quindi quella di pensarsi diversa, non più solo
at t raverso la ricchezza della sua millenaria st ratificazione archeologica e storica,
bensì capace di un leapfrog, un salto che consenta di superare gli ostacoli in una
vol ta sola e di proiet tare diret tamente la propria immagine di met ropoli globale
nella società dell’informazione.
Il percorso che conduce a questo obiet tivo è intessuto di coraggiose scel te di
policy e di capacità di tenere dri t ta la barra del timone. Senza accet tare questa
sfida nessuna tecnologia pot rà appor tare alcun beneficio alla vi ta quotidiana dei
cit tadini. Al cont rario, se sostenuta da una visione di lungo periodo, si pot ranno
ottenere grandi trasformazioni.
Nella met ropoli il concet to di sos tenibili tà si riverbera sempre di più nella saldatura
t ra t re grandi aree, la salvaguardia dell’ambiente, la banda larga e la mobilità. Ed è
proprio su ques ta connessione che, sia a livello di diffusione di servizi, sia per quanto
riguarda la ricerca, infine anche per ciò che concerne il sistema delle imprese,
stanno emergendo i più significativi progressi e le applicazioni di maggior in teresse:
per molti questo concet to unificante costituisce la vera e propria new big thing
sulla quale l’intero sistema dell’innovazione, e con esso l’idea stessa della cit tà,
può essere rimesso in moto a livello globale par tendo proprio dal ripensamento
del ter ri torio in chiave innovativa.
Al cent ro di questo t riangolo vir tuoso, il luogo ideale ove si possono realizzare
azioni volte a rendere concreto questo approccio, è per l’appunto uno solo, la
città. Ed è proprio sul nuovo concet to di ter ri torio met ropoli tano che la
tecnologia può incidere in modo decisivo e profondo, operando come s t rumento
a suppor to della t rasformazione degli spazi e dei tempi, fornendo elementi di
migliore usabili tà dei sistemi del t rasporto, della sicurezza, dell’energia,
permeando discretamente la vita di tut ti i giorni.
Al cittadino come complesso di diri t ti e di doveri si affianca dunque la città come
luogo ideale nel quale le persone, anche grazie alle nuove tecnologie, vivono,
ROMA MERITA INNOVAZIONE
- 7 -
agiscono e si confrontano. Puntare a migliorare la cit tà significa quindi agire
diret tamente sulla quotidiani tà, migliorando la quali tà della vi ta dei singoli, a
par ti re dalle fasce di popolazione più svantaggiate.
L’obiet tivo è quello di rendere Roma una delle metropoli più tecnologiche al mondo,
dove i cit tadini non facciano più file per un cer t ificato, siano informati sul t raffico e
sui mezzi pubblici in tempo reale, possano pagare un parcheggio con il cellulare,
lavorino da casa quando lo desiderino, camminino ovunque con sicurezza, respirino
un’aria migliore.
Dunque la tecnologia, accompagnata da buone poli tiche e da interventi mirati,
può cambiare in meglio il vol to di una met ropoli, t rasformandola in un friendly
space, una vera e propria Arcadia tecnologica nella quale gli uomini e le donne
possano sentire, nel quotidiano, la qualità dell’essere cittadino.
A guardar bene, però, la tecnologia al t ro non è che lo st rumento per rendere la
vi ta migliore a chi “usa” la cit tà: sarebbe un er rore pensare alla tecnologia come
un obiet tivo fine a se stesso o peggio come un rimedio buono per tut te le
stagioni. L’efficacia delle tecnologie è tanto più ampia quanto più ad esse si
accompagnano azioni di t rasformazione del ter ri torio; a quel punto l’efficacia di
tali azioni sarà amplificata in modo determinante proprio dall’uso delle nuove
tecnologie; questo binomio non può mai andare disgiunto.
ROMA MERITA INNOVAZIONE
- 8 -
ROMA CABLATA
Roma ha bisogno di un’infrastruttura affidabile e completa per dare vita ad una
filiera di servizi innovativi al servizio della qualità della vita dei cittadini. Non è un
traguardo difficile da raggiungere, ma richiede capacità gestionale e grande
capacità organizzativa. Malgrado quello che si può pensare la rete c’è, esiste per la
gran parte del territorio cittadino e va solo “interconnessa”. In altre parole basta un
piccolo sforzo per coprire i “buchi” rimasti, ed ecco che le autostrade digitali
diventeranno molto più lisce di qualsiasi asfalto; e senza timore di deteriorarsi.
Perché una rete Wi-Fi cittadina? L'utilizzo di dispositivi portatili con interfaccia Wi-Fi non
solo PC, ma piuttosto smart phones, navigatori satellitari, macchina fotografica,
telefono, lettore musicale, palm PC…. è in crescente aumento in tutto il mondo e
anche nel nostro paese. Utilizzare la rete Wi-Fi è un metodo semplice, pulito e
rapido; non solo, questo permette, oltre che di interconnettere i nodi, di creare una
città che parla e che comunica con i device in nostro possesso, dai telefoni mobili alle
automobili, dai bastoni dei non vedenti alle metropolitane.
Infine, la rete è usabile da tutti: ciò significa che gli hot spot aperti dalle società di
TPL in 60 capolinea, potrà essere accessibile da tutti gli altri operatori, ATAC, AMA
ecc.
In altre parole ogni azienda potrà farsi carico della gestione solo di una parte degli
hot spot ma usarli tutti.
La Rete RomaWireless dispone ad oggi di circa 70 hot spot distribuiti nella città, ma
in sei mesi se ne possono aggiungere 500 già progettati e per i quali già sono
stanziati i fondi. Circa altri mille potrebbero essere aperti nel giro di 12/18 mesi per
arrivare a 1500/2000 punti in tutta la città.
Non è necessario coprire il territorio in ogni suo punto per avere comunque una
copertura al 100%: i progetti di copertura ad ombrello di una città si sono rivelati
sbagliati. Viceversa basta individuare i punti “utili” nella città e concentrarsi su quelli
(anche contando sul fatto che molti dispositivi portatili si stanno dotando di
software che rileva e utilizza il tipo di copertura più conveniente Wi-Fi o GPRS).
Dove bisogna mettere quindi gli Hot Spot? In primo luogo presso le quasi 10.000
fermate degli autobus, poi agli incroci, nelle piazze, nei centri commerciali o nei
centri di aggregazione sociale (centri anziani , scuole, centri sportivi ecc.). Per un Hot
Spot e' inoltre necessario un sostegno fisico per l'antenna, la connettività ad una
dorsale (ADSL, Fibra, hyperlan, rete mesh ecc.) e l'alimentazione. La città e' ricca di
questi punti e la maggior parte di questi infrastrutture già esistono e sono pubbliche.
Come infine realizzare la rete? E’ possibile immaginare un'infrastruttura che viene
creata gradualmente per accrescimenti successivi ognuno dei quali, anche se
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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pensato e realizzato da una singola parte per la propria utilità, estende “tutta” la
rete e ne moltiplica la funzionalità per tutti.
COMPLETAMENTO DEI PUNTI WI-FI E CABLATURA 100%
Sono individuabili le aree principale su cui realizzare al copertura Wi-Fi ed il numero di
antenne Hot Spot necessarie (per un totale di circa 2000 installazioni che copriranno
tutta l’area del Comune):
Biblioteche comunali (35)
Capolinea Trambus (60)
Paline e/o Semafori (300/350)
Colonnine Taxi (65)
Sedi e depositi AMA (60)
Incubatori di impresa e città dell'altra economia (10)
Centri anziani e scuole (50-200)
Sedi del Comune di Roma collegate a larga banda (200)
Sedi e altri presidi ATAC
Sedi e presidi ACEA
INTERVENTI DECENTRATI DI COPERTURA
Sarà necessario definire dei livelli di servizio con i singoli Municipi romani per
l’avviamento di progetti gestiti dagli stessi Municipi, sino alla realizzazione di 300
antenne Hot Spot sulle infrastrutture locali.
PUNTI DIFFUSI “ROMA WIRELESS”
Ogni bar, ristorante, circolo sportivo della Capitale, dovrà essere incentivato a
mettere un hot spot Roma Wireless per offrire connettività gratis ai clienti (nonché
una banda riservata per il gestore) . Cosi' al costo di due caffe al giorno un bar può
diventare un punto Roma Wireless.
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BANDA LARGA E LARGHIS SIMA NELLE PERIFERIE
Saranno da mettere in atto accordi strategici con gli operatori per la copertura a
banda larga, mediante upgrade delle centraline, di tutte le zone scoperte della
periferia romana; trattandosi nella maggior parte dei casi di zone a fallimento di
mercato tali accordi, eventualmente effettuati di concerto con i piani regionali, non
si configurano come aiuti di stato.
Nelle periferie più svantaggiate sarà inoltre opportuno ampliare ulteriormente
l’ampiezza di banda (modello NGN – Next Generation Network) in modo tale che
proprio nelle zone decentrate sia possibile disporre di servizi a maggiore valore
aggiunto (telemonitoraggio medico, teleconferenza domestica, servizi di egovernment),
anche attraverso punti di raccolta (Internet Cafès)
PIANO E CATASTO DELLA RETE
Si prevede di realizzare il piano comunale della rete volto all’eliminazione del digital
divide infrastrutturale e l’immediato e contestuale avviamento del censimento e catasto
della connettività disponibile; si tratta dunque, in accordo con gli operatori, di dar vita
ad una base dati continuamente aggiornata della disponibilità di rete e
dell’ampiezza di connettività su tutto il territorio cittadino.
INCENTIVAZIONE PER LE FAMIGLIE
Il Caspur (Consorzio universitario che gestisce il Namex, nodo di interscambio
Internet a Roma) ha messo a punto un punto di accesso che in modalità
perfettamente plug and play collegato in casa alla propria ADSL si collega alla rete
Roma Wireless (e a quelle delle tre Università romane). Incentivarne la diffusione,
per ora a livello pilota, tra le famiglie, potrebbe portare ad un incremento decisivo
delle copertura Wi-Fi del territorio (che ovviamente deriverebbe anche dal campo
di connettività generato dagli Hot Spot privati)
GARA DI IDEE TRA I GIOVANI
Il Comune lancerà un concorso di idee per i ragazzi dei licei per l'idea migliore di
servizio o applicazione su rete Wi-Fi con in premio 500 punti di accesso Roma
Wireless.
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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ROMA MOBILE E INFORMATA
Tre quarti della popolazione europea vive in aree urbane dove si svolge circa un
terzo del totale dei chilometri percorsi ogni anno. Il sistema della mobilità è ormai
obsoleto ed insostenibile: a causa di ciò ogni anno l’economia europea perde il 2%
del PIL dell’UE. A livello locale un aumento della velocità media di 2km orari dei mezzi
di trasporto pubblico di superficie avrebbe come effetto immediato un risparmio netto
per il Comune di Roma sul contratto di servizio del TPL di qualche decina di milioni di
euro.
A questo va aggiunto che la mobilità è senza dubbio fra i bisogni primari e che
pertanto la congestione e la non fruibilità del sistema sono uno dei fattori di
esclusione sociale. Il tema della mobilità nelle città va affrontato quindi secondo un
approccio integrato ponendo l’accento sempre più sul tema della condivisione dei
servizi (co-sharing) e sul tema dell’accessibilità.
Il miglioramento complessivo della qualità della vita é conseguibile mettendosi
nell’ottica di migliorare l’accessibilità dei luoghi di interesse e dei servizi della città
saldando indissolubilmente la sostenibilità ambientale con la mobilità e con la
connettività. Risulta pertanto necessario un approccio innovativo rispetto ai temi
cruciali legati all’ambiente, al diritto alla mobilità ed all’informazione valutando gli
effetti dell’uno sull’altro e usando gli strumenti tecnologici esistenti.
I servizi innovativi della mobilità mireranno a rendere attraente la città per i cittadini
e i turisti che devono essere messi in condizione di raggiunger le destinazioni
combinando i vari modi di trasporto secondo le specifiche esigenze. In particolare
va modificata in positivo “l’esperienza del trasporto pubblico”.
E’ quindi necessario pensare ad attuare rapidamente, con l’aiuto delle nuove
tecnologie, una filiera di servizi. Tali servizi verranno distribuiti principalmente
attraverso la rete Wi-Fi cittadina che consentirà il collegamento in rete di diverse
classi eterogenee di oggetti quali automezzi urbani di trasporto pubblico locale,
paline elettroniche, totem, cartelli indicatori, semafori. I punti di accesso verranno
installati preferibilmente su paline di fermata intelligenti del trasporto pubblico (ca.
300 su 1.900 fermate), sui semafori (circa 1.400), sui pali della luce (ca. 16.000).
Il successo dei servizi di mobilità per cittadini e aziende è strettamente legato ad
alcune premesse:
la conoscenza sia storica che in tempo reale dei dati sul traffico (necessità di
raccogliere e certificare i dati di traffico sul territorio)
una adeguata e sicura infrastruttura di rete (vedi capitolo su rete WIFI)
nuove infrastrutture (quali ad esempio nuovi parcheggi in prossimità delle
metropolitane) e scelte sulla mobilità
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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un nuovo assetto delle aziende che gestiscono il Trasporto Pubblico Locale
che tenga conto delle reali necessità della città e della normativa Europea
INFOMOBILITÀ PER I CITTADINI
L’informazione corretta è quindi il primo e fondamentale passo su cui concentrasi
per la predisposizione di servizi di infomobilità sia rivolti all’utente del TPL sia rivolti
all’utente dell’auto privata.
La rivoluzione che si intende apportare introducendo servizi di infomobilità sugli
apparati mobili dei cittadini è radicale: fare in modo che uscendo di casa e durante
il viaggio tutti i cittadini possano essere informati, gratuitamente, sulle condizioni del
traffico che affronteranno e decidere di conseguenza le migliori alternative al loro
viaggio; quindi una maggiore e più capillare informazione al cittadino sul TPL e sui
servizi comunali, una migliore informazione al turista ed una redistribuzione sostenibile
dei flussi
Il servizio consentirà il riconoscimento dell’utente e la memorizzazione degli itinerari di
interesse, dei modi di trasporto preferiti, dei giorni e degli orari tipici del viaggio, onde
consentire ad ogni utente del sistema un rapido inoltro delle richieste di
informazione.
Per il cliente del TPL questo significa conoscere il reale tempo di arrivo del bus alla
fermata, tipo di bus in arrivo (con pedana disabili, aria condizionata), stato di carico
del mezzo, coincidenze e percorsi alternativi, in tempo reale e gratuitamente mentre sta
compiendo il viaggio.
Per l’automobilista il servizio fornirà (tramite navigatore satellitare o RDS) indicazioni
in tempo reale sullo stato del traffico cittadino, localizzazione parcheggi e stato dei
parcheggi nell’area, la descrizione delle linee pubbliche nell’intorno dell’automobile,
la navigazione off-board (navigazione su richiesta del conducente, anche assistita
dalle informazioni di tipo “a soggetto” per tour urbani o territoriali)
A questo possono aggiungersi le tecnologie sviluppate da Mobility Lab del MI T
relative alla gestione dei flussi e dei picchi identificabili mediante la concentrazione
delle onde emesse dai telefoni cellulari.
INFOMOBILITÀ PER IL TRASPORTO PUBBLICO E PER IL CONTROLLO
ED IL TELEMONITORAGGIO; POTENZIAMENTO DEL SERVIZIO ATAC
MOBILE
Si tratta di attivare lo scambio di informazioni tra veicolo e infrastruttura (palina,
semafori, pali luce) e tra veicolo e veicolo utilizzando l’infrastruttura di rete wireless Wi-
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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Move consentendo così di raccogliere informazioni (posizione, informazioni tecniche,
sul traffico, allarmi) anche riferite ad aree non coperte dalla rete ma comunque
attraversate dal veicolo.
Ogni dispositivo dotato di una scheda di rete Wi-Fi potrà trasmettere informazioni al
sistema centrale e pertanto i dati di mobilità proverranno da una “rete del traffico
interconnessa ed aperta” che prevede, per ogni entità la possibilità di
comunicazione diretta con gli altri: in pratica, ogni singolo soggetto connesso in
rete rappresenta contemporaneamente sia un end-user ma anche un elemento
sensibile della rete interoperante: i dati (ad esempio, velocità, posizione, altri devices
incontrati lungo i suoi spostamenti etc.) opportunamente collazionati ed elaborati
possono fornire importanti informazioni al sistema sulle condizioni del traffico.
Poiché lo scambio di informazioni avverrà tra dispositivi in movimento sulla rete,
l’architettura di sistema consentirà di raccogliere informazioni anche in aree non
coperte direttamente dalla rete Wi-Fi e di riversarle su altri dispositivi, ampliando
così, in maniera virtuale, la copertura cittadina.
Contemporaneamente si dovrà potenziare il sistema ATAC MOBILE; già esistente e
disponibile on line sui telefoni palmari, in modo da garantire un’informazione
accurata e immediata digitando semplicemente il numero della fermata presso cui
ci si trova e per la quale si desidera avere informazioni.
BIGLIETTI E PRENOTAZIONI ELETTRONICHE, PAGAMENTI ON LINE
Si tratta di una famiglia di applicazioni già teoricamente usabili, ma poco diffuse.
Oltre ad investire nelle tecnologie (ad esempio applicazioni per l’uso su
palmari/mobile), sarà fondamentale avviare campagne di sensibilizzazione,
comunicazione e formazione per fare sì che, in un tempo breve almeno un terzo dei
biglietti del trasporto Pubblico Locale sia acquistato mediante pagamento on line
via sms.
MONITORAGGIO CAPILINEA
I capilinea delle linee bus urbane sono punti di accentramento informazioni molto
importanti per l’infomobilità: l’ infrastruttura Wi-Fi sarà disponibile anche presso i
maggiori capilinea urbani, rendendo così disponibili sia connettività internet al
cittadino, sia servizi innovativi a valore aggiunto ed a basso costo per gli operatori
commerciali e le aziende di TPL.
I servizi che saranno resi disponibili alle aziende di TPL garantiranno la possibilità di
comunicazione diretta tra vetture in circolazione sulla rete e capilinea o infrastrutture
fisse. Tale substrato di comunicazione renderà disponibili nuove funzionalità quali, ad
esempio:
Telediagnosi e diagnosi predittiva di mezzi in tempo reale
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Riprogrammazione o aggiornamento degli orari e del servizio di TPL
Aggiornamento delle centraline dati di bordo vettura
Download diretto delle immagini di videosorveglianza di bordo vettura
Comunicazione VoIP tra la Centrale Operativa TPL e le vetture
Tutti questi servizi, attualmente eseguiti con metodologie operative “convenzionali”
, in rimessa e pre-esercizio, saranno invece disponibili e operativi in real-time e a
costo nullo.
Particolarmente interessanti risultano essere le prospettive relative
all’implementazione di servizi di chiamata vocale mobile su rete IP (VoIP). L’utilizzo
del VoIP per le chiamate vocali tra vetture, capilinea e Centrali Operative TPL
consentirà l’abbattimento dei costi aziendali legati alle telecomunicazioni.
SICUREZZA E RISPETTO DELLE REGOLE
L’infrastruttura di rete WIFI sarà utilizzata anche per aumentare la sicurezza a bordo
dei mezzi o per strada (fermate, incroci). Le corsie riservate dei bus, le strisce blu, le
aree carico scarico merci possono essere controllate tramite telecamere che trasmettono
in tempo reale dati al centro di controllo della mobilità
Inoltre i punti Hot spot della rete Wi-Fi possono essere usati anche per la sicurezza
attiva (richiesta aiuto anti panico) del cittadino.
ISTITUZIONE DI “PUNTI MOBILITÀ” E FERMATE PEER-TO-PEER
E’ importante costruire un luogo in cui il cittadino utente possa predisporsi in maniera
positiva e consapevole all’uso delle risorse di mobilità cittadina. Il Punto Informativo
Mobilità sarà localizzato in luoghi di massimo impatto per il trasporto pubblico con un
opportuno cablaggio degli spazi ed adeguate attrezzature informatiche con postazioni
per consultazione su rete, filmati informativi, video touch screen, a tendere anche
strumenti tecnologici per l’entertainment (mp3…) ed in cui confluiranno anche i risultati
di ricerche condotte con i laboratori del Massachusetts Institute of Technology. Il luogo
verrà pensato con un adeguato allestimento spazi e chiaramente identificabile
tramite opportuno studio di design. Totem informativi e la distribuzione di brochure
informative con l’adeguato supporto del personale renderà l’esperienza della
mobilità più simile a quella delle altre capitali europee.
A questo deve corrispondere un nuovo concetto della fermata dell’autobus intesa
sempre di più come spazio sociale anziché come “non luogo”, nel quale l’esperienza
del peer- to-peer (scambio di informazioni utili, musica, testi…..) possa diventare
costante, con l’ausilio di un design adeguato e della necessaria tecnologia.
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TRAFFICO COMMERCIALE (CITY LOGISTIC)
L’intrusione dei veicoli a motore, stimata da Comune di Roma, è tale da coprire il
56% delle aree non edificate nel centro storico, includendo le zone verdi. Il
comparto merci riveste un importante ruolo sia per quel che riguarda il controllo
dell’inquinamento (ambientale e visivo) sia in riferimento all’impulso che esso può
dare alla crescita economica della città.
Gli scenari di intervento saranno relativi a poche filiere scelte; in particolare dovrà
essere realizzato il piano particolareggiato della distribuzione delle merci nella zona
del centro storico; la disciplina di regolazione della Zona a Traffico Limitato sarà
adeguata alla variazione delle dinamiche di distribuzione dell’area cittadina. Gli
sviluppi nel medio termine consistono nell’implementazione di una piattaforma
logistica “virtuale”, basata su portali informatici per prenotare l’approvvigionamento –
fornitura, con l’obiettivo della razionalizzazione dell’intero sistema di stalli
carico/scarico. Il progetto pilota verrà esteso ad un’area più vasta e verrà
consolidato il consenso a livello locale sull’implementazione di politiche della City
Logistic. Sono possibili approcci che tengano conto delle esigenze complessive di
un’area (ad esempio il tridente con veicoli elettrici a partire da una piattaforma
situata nel parcheggio di Villa Borghese) oppure per filiera su un’area più vasta (es.
la filiera agroalimentare sia a partire dal CAR verso i 32 mercati comunali sia tra i
mercati)
SERVIZI TURISTICI E CULTURALI
Tramite terminale mobile, sarà possibile avere accesso anche con collegamenti a
sistemi cartografici (con previa georeferenziazione in base all’hot spot al quale si è
collegati) a dati e servizi di prenotazione o acquisto biglietti per teatri, concerti,
eventi, musei ecc… In particolare a Roma verrà adattato e integrato per l’uso da
dispositivi Wi-Fi portatili, l’applicativo alla base del sistema su 060608 dove sono
disponibili informazioni e servizi di acquisto biglietti. Tutti i contenuti implementati in
questo intervento verranno sviluppati in formato “multilingua”.
In aggiunta attraverso la rete WIFI si potrà distribuire il servizio IMAGO URBIS.
INFOMOBILITÀ PER I BUS TURISTICI
Il servizio è rivolto agli operatori di trasporto collettivo che si muovono in città a
scopi turistici e prevede il controllo dei veicoli sul territorio e l’instradamento su
percorsi /parcheggi autorizzati. In aggiunta è fondamentale inserire un sistema un
sistema di mappatura virtuale che guidi gli operatori tra le regolamentazioni del
settore e al contempo permetta l’accreditamento/emissione permesso.
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INFOMOBILITÀ PER I PARCHEGGI
Sarà possibile attivare informazioni in tempo reale su posizione e disponibilità di posti
auto in struttura con funzione di indirizzamento tramite pannelli a messaggio
variabile. La disponibilità di trasponder sulle auto rende inoltre possibile, a tendere,
l’attivazione di sistemi intelligenti per la gestione e la prenotazione dei parcheggi.
Sistemi di pagamento on line dei parcheggio possono altresì essere attivati
collegando, mediante accordi commerciali, i trasponder/navigatori con i principali
circuiti interbancari, oltre che, come già è possibile in alcuni casi, tramite sms.
TRASPONDER PER I MEZZI PUBBLICI E PRIVATI (ISTITUZIONE DEI
VARCHI VIRTUALI)
Per raggiungere gli obiettivi sopra elencati, è fondamentale incentivare (e nel
tempo rendere obbligatorio) la dotazione di trasponder sulle auto (tecnologia
esistente, prodotta da almeno due aziende romane oltre che dal Centro Ricerche
Fiat, oggi installata su oltre mezzo milione di auto nel Paese, ovvero sul 3% del parco
macchine). Tale tecnologia, usata in molte città, da Stoccolma a Singapore,
prevede una semplice installazione e viene generalmente fornita in comodato
d’uso dalle compagnie assicurative. Sarà quindi utile prevedere accordi al fine di
trasferire sui comuni navigatori tutti i servizi di informazione in tempo reale che sono resi
possibili sia dagli apparati fissi (compresa la cablatura wi-fi delle strade e
segnatamente dei tratti urbani delle vie consolari) sia dai sensori mobili come i
trasponder.
In seguito sarà possibile attivare dei varchi virtuali che potrebbero essere usati in
presenza di decisioni riguardanti “Road charging” o “Congestion charging”.
PROMUOVERE IL PAYD - PAY-AS-YOU-DRIVE (PAGHI PER QUANTO
GUIDI)
Ciò può essere possibile mediante accordi con compagnie di assicurazione
specificatamente per l’area del Comune di Roma; anche in questo caso l’uso del
trasponder fornisce i dati necessari per i quali il premio assicurativo pagato dal
contraente può essere sensibilmente ridotto a fronte di rischi minori per le
compagnie e, soprattutto, di verifiche puntuali delle responsabilità in caso di sinistro
(crash control).
L’esperienza della British Columbia in tal senso ha avuto un grande successo anche
sotto il profilo della sostenibilità ambientale: l’adozione del PAYD ha ridotto la
circolazione e conseguentemente le emissioni di PM10 di circa il 10%.
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INCENTIVI PER LA RIDUZIONE E LA RAZIONALIZZAZIONE DEL
PENDOLARISMO
Sarà necessario incentivare le aziende a ridurre il numero di ore trascorse in auto dai
loro dipendenti. A partire dal Comune di Roma e dalle sue aziende l’obiettivo è
ridurre in modo significativo le ore passate in macchina dai dipendenti per venire a
lavoro. Ciò potrà essere monitorato fornendo i trasponder in comodato d’uso ai
dipendenti le cui aziende facciano richiesta. Le aziende dovranno essere dunque
incentivate ad utilizzare telelavoro, orari variabili, navette, car sharing: il mix di
queste azioni può dare risultati significativi in termini di abbassamento dei livelli di
congestione.
INCENTIVARE IL TELELAVORO
Incentivare anche il telelavoro, prevedendo significative agevolazioni alla
costituzione di home offices. Creare quindi un grande panel del telelavoro a cui
partecipino i big employers del territorio, aziende pubbliche e private, pubbliche
amministrazioni centrali, associazioni di consumatori in cui vengano definiti dei livelli e
degli obiettivi corrispondenti ad una riduzione delle presenze in sede).
MEZZI IBRIDI (IL TRAM-TRENO)
Realizzare su tutte le linee possibili mezzi ibridi gomma-ferro, partendo dall’uso della
linea FFSS di Formia per collegare l’area industriale di Pomezia/Castelromano con la
Tiburtina.
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ROMA SEMPLICE
La città della Rete deve essere prima di tutto amichevole, vicina, facile da usare,
soprattutto dal punto di vista del rapporto con l’amministrazione (e-government).
La tecnologia non solo permette di non fare più code agli sportelli, ma soprattutto
di non dover andare da uno sportello all’altro, neanche virtualmente. L’obiettivo è
fare in modo che il cittadino possa trovare su Internet, attraverso il portale del Comune
di Roma, tutto quello che, almeno a livello informativo, a lui serve nel rapporto con la
Pubblica Amministrazione generalmente intesa. Questo corrisponde al grande
obiettivo, più volte dichiarato, ma mai attuato, del “federalismo digitale”.
Una città semplice è prima di tutto una città che si riorganizza: la tecnologia, per
generare valore, necessita di un parallelo processo di riprogettazione delle strutture
organizzative su cui va ad impattare.
La digitalizzazione dei processi amministrativi è stata a lungo invocata come rimedio
per l'ammodernamento della pubblica amministrazione. Nel tempo però si è capito
che l'innovazione dipende dalla diffusione razionale e consapevole dell'uso delle
tecnologie e non semplicemente dalla creazione delle stesse. Organizzazione e
formazione sono quindi le parole chiave per rendere efficace la diffusione delle
tecnologie dell’informazione nella amministrazione pubblica e far in modo che il
cittadino ne tragga un visibile beneficio.
POTENZIAMENTO DEI NUMERI UTILI PER L’INFORMAZIONE AL
CITTADINO
L’esperienza positiva dello 060606, oltre al potenziamento delle strutture già
esistenti che hanno mostrato come sia possibile un’interazione positiva con il
cittadino percepita come accogliente ed efficiente al tempo stesso, induce a
pensare alla realizzazione di ulteriori contact center di settore legati anche al tema
della mobilità e della sicurezza, ove segnalare anomalie e disfunzioni.
L’utilizzo dei sistemi CRM (Customer Relationship Management) e di opportuni
strumenti di monitoraggio dei “ticket” di richiesta da parte dei cittadini, permetterà
di poter valutare i tempi medi di soluzione dei problemi segnalati e, di conseguenza
l’efficienza dell’amministrazione a raccogliere le richieste che provengono dai
cittadini.
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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AVVIAMENTO IN ESERCIZIO DEI SERVIZI DI E-GOVERNMENT
REALIZZATI
Si deve prevedere la rapida messa in esercizio dei servizi di e-government
(amministrazione digitale) che potranno essere fruiti on line anziché attraverso uno
sportello fisico. Attivare e comunicare questi servizi può comportare un significativo
vantaggio nella vita dei cittadini, a patto che la diffusione delle tecnologie sia
capillare e la loro usabilità sia resa massima.
UNA CITTÀ INTERAMENTE INTEROPERABILE
La città dovrà avere esclusivamente tecnologie con formato aperto in cui i sistemi
dialoghino naturalmente tra di loro (standard diversi produrrebbero spreco di
denaro e sistemi che non si parlano); inoltre l’accesso all’amministrazione si dovrà
ottenere da qualsiasi punto indipendentemente dagli strumenti usati. Interoperare
infatti significa lavorare insieme, far collaborare i sistemi, i servizi e le persone per
garantire:
1. coordinamento tra processi e strutture
2. la continuità del significato dei dati scambiati (a prescindere da chi li
legge o come li legge)
3. far comunicare tecnicamente tra sistemi (hw e sw) diversi.
Anche i dati e i documenti del Comune dovranno essere basati su standard
riconosciuti e aperti per garantire usabilità, interoperabilità e fruibilità nel tempo.
Infine il Comune dovrà garantire che ogni "prodotto" realizzato con soldi pubblici
rimanga effettivamente "pubblico" ovvero gratuitamente fruibile da altre
amministrazioni così come da cittadini che ne vogliano fare uso senza scopo di lucro,
secondo quanto definito dalle licenze “creative commons”.
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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ROMA ACCESSIBILE
Immaginiamo una città dove ogni strada, semaforo, negozio, edificio, autoveicolo
pubblico, sia in grado di comunicare con voi, anzi, sia in grado di capire di cosa
avete bisogno e all’occorrenza comunicarvelo.
Perché ciò sia possibile, ogni elemento della città deve essere in grado di
comunicare, ovvero diventare parte di una grande rete all’interno della quale,
invece di muoverci virtualmente, ci spostiamo fisicamente.
Un solo dato: il 12,7 % delle famiglie ha un disabile tra i suoi membri; i disabili sono il 5
% della popolazione (che arriva al 15 % considerando gli anziani). I servizi cosiddetti
location based, basati sia su tecnologia di localizzazione Wi-Fi, sia su tecnologie GSM
(telefono cellulare), possono essere estese al mondo della disabilità (motoria, visiva
e cognitiva) con una profonda attenzione al design dei servizi ed in particolare
dell’interfacce utente dei servizi.
Inoltre l’accessibilità riguarda in primo luogo le persone, siano esse normodotate,
disabili o a mobilità ridotta, anziani o adulti con bambini piccoli. Garantire
l’accessibilità significa garantire a tutti il diritto alla mobilità.
Elementi comuni ai sistemi tecnologici per l’accessibilità dovranno essere:
Il sistema deve essere assolutamente aperto, basato su protocolli standard,
e deve essere accessibile attraverso qualsiasi tipo di periferica, soprattutto
cellulari e palmari. La rete deve poter sfruttare qualsiasi tipo di tecnologia di
rete, dagli RFID, al GSM, dal GPRS al satellite, dal Wi-Fi alle onde radio. È il
sistema a scegliere il canale più opportuno, in modo del tutto trasparente
all’utente
Il sistema di comunicazione dovrebbe essere testuale, come ad esempio un
SMS, in modo che possa essere facilmente convertito da un lettore vocale
L’utente deve avere pieno controllo del sistema, ovvero essere in grado di
attivare, disattivare e filtrare la quantità e i contenuti delle informazioni, in
modo da evitare di essere bombardato da quelle che non gli interessano
L’informazione veicolata deve essere definita in funzione dell’identificativo e
dello stato sia dell’utente che dell’elemento della rete
I dati possono essere centralizzati o distribuiti, forniti dal Comune piuttosto
che privati, associazioni e persino dallo stesso utente che può aggiungere
memo e annotazioni alle comunicazione che lui o altri potrebbero voler
ricevere. L’obiettivo è arrivare ad una vera e propria struttura cooperativa
diffusa sul territorio come i wiki e i blog sono diffusi sulla rete
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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PALINE TEXT-TO-SPEECH (VOCE SU TESTI)
I dati raccolti e distribuiti possono essere sintetizzati su palmari o su dispositivi text to
speech. Dotare le paline di informazione (fermate autobus, punti informativi
accessibili nelle stazioni….) di strumenti visuali/auditivi per i non vedenti e i non udenti
significa consentire la fruibilità dell’informazione in qualsiasi situazione anche alle
fasce più svantaggiate.
E’ quindi necessario installare nelle principale aree di trasporto (stazioni metro,
stazioni ferroviarie, capilinea) totem informativi accessibili per ipo e non vedenti.
Simili totem dovrebbero essere installati nelle circoscrizioni e negli uffici pubblici per
permettere l’accesso ai servizi on line anche ai cittadini diversamente abili.
SEMAFORI SONORI
Va completata la rete dei semafori acustici (oggi solo 210 su 1340; in pratica molti
meno) e vanno dotati i semafori di apparti Wi-Fi in grado di comunicare anche con i
device RFID dei disabili
PERCORSI CITTADINI PER NON VEDENTI (SESAMONET)
Va potenziata la rete SesamoNet. RadioVirgilio/SesamoNet è un sistema di guida e
navigazione per non vedenti, i cui elementi principali sono: una griglia di tag che
servono per il posizionamento e la guida, uno speciale bastone con all’interno un
lettore RFID che legga i tag e serva per l’aggiornamento (sonoro, tattile) delle
informazioni di guida e navigazione.
Il sistema può essere usato indifferentemente all’interno ed all’esterno degli edifici.
RETE DEI SENSORI E ASFALTO ACCESSIBILE
E’ possibile integrare sensori e sistemi RFID all’interno delle rete wireless cittadina. Queste
nuova rete sarebbe integrata e complementare con la rete wireless, la prima infatti
servire per identificare il profilo utente del cittadino ed attivare un servizio, mentre la
seconda permetterebbe il collegamento con la dorsale ed il trasferimento di
contenuti. Questa rete di sensori ed attivatori permetterebbe quindi di rendere
automatiche tutta una serie di informazioni per i disabili visivi ad esempio
l’attraversamento pedonale su strisce wi-fi, l’acquisto di biglietti del TPL, la chiamata
prioritaria dei taxi, etc….
DOMOTICA PER L’ACCESSIBILITÀ
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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Incentivare la realizzazione/ristrutturazione di case per persone diversamente abili,
basate sullo stato dell’arte delle tecnologie domotiche (con grande utilizzo delle
tecnologie Wireless: Wi-Fi, Zigbee, Ultra Wide Band).
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ROMA SOSTENIBILE
INCENTIVARE LA COSTRUZIONE/RISTRUTTURAZIONE DI EDIFICI
INTELLIGENTI (GREEN BUILDING/CLEAN TECHS)
La Leadership in Energy and Environmental Design (standard LEED) è un sistema di
classificazione con lo scopo di definire criteri di misurazione delle prestazioni di un
edificio (residenziale, commerciale, industriale) secondo un approccio che guarda la
sostenibilità in cinque aree critiche per il benessere umano e ambientale: efficienza
energetica, risparmio idrico, salubrità dei materiali, ottimizzazione dell'impiego del
suolo, qualità degli ambienti interni. Settanta parametri, dalla progettazione al
cantiere, dalla realizzazione allo smaltimento a fine vita. Si calcola un 36% di risparmio
energetico per le case LEED e un 75% di materiali interamente recuperabili.
Ovviamente sarà necessario incidere sin da subito con azioni pilota e in particolare
con una versione ridotta dei LEED, anche sugli edifici già esistenti.
Ciò potrà avvenire anche con l’adesione al Green Building Council che oggi in Italia
viene rappresentato da Trento attraverso il Consorzio Habitech.
PROMUOVERE LA DIFFUSIONE DI AREE ASFALTATE A SCAMBIO DI
ENERGIA
Si tratta di tecnologie utilizzate in Olanda e negli USA in cui i grandi spazi di asfalto
(rimesse, parcheggi) possono essere utilizzati come pannelli solari e possono fornire
energia a condomini/aree industriali almeno per quanto riguarda riscaldamento
invernale e condizionamento d’aria estivo.
“Succede in Olanda, dove la OOMS AVENHORN HOLDING BV, azienda specializzata
negli asfalti, studiando un sistema per prevenire il deterioramento delle strade e dei
ponti dovuto al ghiaccio, ha scoperto che con le stesse tecniche poteva riscaldare
anche le case in inverno.
L'asfalto, come noto, si scalda molto velocemente con i raggi del sole. Per questo
sono stati nascosti sotto le strade dei tubi di plastica che permettono all'acqua di
riscaldarsi velocemente in estate. Successivamente viene convogliata a dei
serbatoi sotterranei dove mantiene una temperatura costante di circa 20 gradi fino
all'inverno.
Utilizzando questo sistema l'azienda si è resa conto di avere acqua in eccesso e così
ha pensato di applicare il metodo anche per case e uffici. Così, grazie
all'installazione su una striscia di strada di meno di un metro e un piccolo parcheggio,
viene riscaldato un condominio con 70 appartamenti, oppure, grazie al caldo
accumulato da circa 11mila metri quadrati di pavimento, riceve calore un
complesso industriale di circa 49mila metri quadrati”
ROMA MERITA INNOVAZIONE
- 24 -
RECUPERO DEL MATERIALE TECNOLOGICO
Si dovrà dar vita ad un grande progetto di recupero e riciclo dei materiali informatici
sia utilizzandoli come muletti per scuole e comunità, sia recuperando materiali
pregiati utilizzati per la componentistica e smaltendo le parti non riutilizzabili.
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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ROMA SICURA
Le stazioni devono diventare oasi della sicurezza; in primo luogo, dunque, si tratta di
eliminare le zone non presidiate (“terre di nessuno”) e di unificare i controlli, cablare
in wi-fi tutte le aree dentro e attorno alle stazioni e utilizzare la videosorveglianza
con i più sofisticati sistemi di riconoscimento e di allarme; in queste zone dovranno
essere disponibili punti di accesso e totem di informazione sui servizi, collegamento a
forza dell’ordine, segnalazioni, etc… completando il lavoro che già si sta facendo
con l’installazione di telecamere. La terra di nessuno delle stazioni e delle fermate
deve dunque diventare un’oasi della sicurezza.
Ma un luogo non è necessariamente più sicuro per il fatto che apparati wi-fi sono
collegati a sistemi di allarme real time verso una centrale operativa, bensì perché
questi sistemi sono accompagnati in quei luoghi da negozi, spazi sociali,
illuminazione….. Unire i due sforzi significa portare sicurezza ovunque.
COPERTURA 100% TELESORVEGLIANZA E COLLEGAMENTO A
CENTRALE OPERATIVA
Tale copertura non dovrà essere riferita solo alle aree delle stazioni (tutte da
collegare mediante rete wi-fi), ma anche ai percorsi critici che dalle stazioni
conducono alle aree abitate; a questo dovranno aggiungersi necessariamente
illuminazione e presidi umani.
La copertura di telesorveglianza dovrà comunque assicurare le seguenti operazioni:
o video ispezione
o video sorveglianza attiva
alerting da Motion Detection/sensori
attivazione comandi da remoto (domotica)
o Zoom
o Motion Detection, alerting e registrazione
o programmabilità della registrazione
o segnalazione di avvenuta ricezione dell’allarme
o visualizzazione di flussi registrati
o dissuasione vocale
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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PROGETTO “LUCE”
Utilizzare la superficie dei principali parcheggi di scambio come grandi pannelli solari
per la produzione di energia e soprattutto di luce e alimentazione per il complesso
degli apparati (vedi punto 5.2); creare aree ampiamente illuminate con alimentazione
autonoma significa raddoppiare il livello di sicurezza.
INVIO SMS IN CASO DI SITUAZIONI DI EMERGENZA
Servizio da realizzare in collaborazione con la Protezione Civile. A questo servizio può
essere aggiunto il tracking e la localizzazione delle squadre di emergenza.
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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ROMA COMPETIT IVA
Nel nostro paese le imprese sono spesso troppo lontane dall’innovazione e Roma in
questo non fa eccezione. In particolare il tessuto delle Piccole e Medie Imprese
(PMI) non ha investito a sufficienza nelle tecnologie innovative, anche perché non è
sempre facile comprenderne i vantaggi. Il primo obiettivo è dunque quello di
mettere in atto azioni di sensibilizzazione tali da sviluppare la consapevolezza di
quale valore aggiunto possa essere determinato dall’introduzione di strumenti
semplici che vanno dalla gestione contabile o del magazzino attraverso web (web
services) al Cus tomer Relationship Management, alla gestione degli acquisti e
delle vendite ai sistemi per il magazzino merci.
FIERA DELL’INNOVAZIONE NELLE PMI
Creazione e sviluppo di un ecosistema locale che rappresenti le migliori esperienze
di innovazione e di introduzione di nuove tecnologie nelle PMI; la fiera dovrebbe
costituire una sorta di emersione delle nicchie di eccellenza che a livello territoriale
esistono e che spesso non sono valorizzate, così come uno stimolo a far circolare le
idee innovative e a mostrarne il valore aggiunto.
EVOLUZIONE DELLA PIATTAFORMA DEI SERVIZI PER LE PMI
In primo luogo andrà definita e progettata la riorganizzazione dei servizi on line per
le imprese da parte del Comune, a partire da un sostanziale ripensamento degli
sportelli virtuali.
Si tratterà inoltre di organizzare momenti di confronto con le PMI ove mostrare
come l’innovazione dei processi corrisponda quasi sempre ad un aumento di
efficienza, riduzione di costi e quindi incremento dei margini operativi.
IL SILOS DEI PROGETTI INNOVATIVI
Dovrà essere realizzata una sorta di “silos degli asset innovativi” delle aziende
romane, andando a verificare quanti prodotti innovativi sono stati realizzati e non
utilizzati, in modo che le azioni di riuso sul territorio si moltiplichino e diano alle
imprese una ulteriore motivazione ad investire in innovazione per la creazione di
cespiti capitalizzabili e riusabili.
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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ROMA CONSAPEVOLE
L’innovazione è un pesce che nuota nel mare dell’informazione; senza
un’informazione consapevole nessun processo innovativo può avere successo.
L’obiettivo finale dunque, quello che può dare successo ad un grande progetto di
sviluppo locale basato sulle nuove tecnologie, è quello di formare, comunicare, ma
soprattutto aumentare il livello della partecipazione della cittadinanza alle scelte e
all’uso delle tecnologie diffuse in città. Conoscere significa poter sfruttare al meglio ciò
che esiste per migliorare la propria qualità della vita. E soprattutto condividere un
percorso che si è contribuito a determinare.
Così, si dovranno utilizzare i principali luoghi di aggregazione sociale, in particolare
dove i giovani e i giovanissimi trovano punti di coesione: quindi le Parrocchie, che a
Roma costituiscono uno dei punti di riferimento più importanti, le periferie, dove non
basta la banda larga, ma è necessario sviluppare la partecipazione, le scuole
elementari, per dare radici forti ad una trasformazione culturale di lungo periodo.
ALFABETIZZAZIONE INFORMATICA: PARTIRE DALLE SCUOLE
ELEMENTARI
Sarà da avviare un grande piano di cablatura/fornitura delle scuole elementari
comunali ponendole su un livello di eccellenza e facendo sì che non si insegni solo
l’uso del computer, ma si forniscano nozioni sull’uso consapevole della tecnologia e
sui suoi effetti sulla vita di tutti i giorni. In connessione con altri progetti qui esposti,
sarà possibile dotare le scuole con reti di PC usati basate su Linux e in grado
comunque di fornire prestazioni analoghe ai PC di ultima generazione (Progetto
Lazzaro, già avviato in alcune scuole di Roma)
PARROCCHIE HI-TECH
Le parrocchie a Roma coprono capillarmente il territorio (sono 368 nel solo Comune
di Roma) e costituiscono dei luoghi di grande aggregazione sociale. Nelle
Parrocchie possono essere messe a punto azioni per l’alfabetizzazione informatica e
l’uso consapevole delle tecnologie sul territorio, coinvolgendo i giovani anche
come docenti. Un grande progetto, di concerto con il Vicariato, che utilizzi
infrastrutture e capacità di costituire un punto di riferimento sociale può dare luogo
ad una significativa trasformazione culturale, specialmente nelle periferie.
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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MESSA IN RETE DEI CINEMA D’ESSAI
Nelle Parrocchie, nelle ex case del Popolo, nei vecchi cinema di essai in molte altre
infrastrutture, ci sono vecchie sale inutilizzate che la tecnologia può recuperare.
Attualmente già 50 di queste sono messe in rete nel Nord Italia, ristrutturate e
gestite con una programmazione centralizzata che si basa su una semplice
tecnologia di distribuzione via satellite. L’obiettivo sarebbe arrivare a mettere in
rete tutte le aree inutilizzate (non ancora censite), supportandone la ristrutturazione
come piccole sale cinematografiche e quindi costituendo ulteriori centri di
aggregazione anche questa volta basati su tecnologie innovative avanzate.
100 INTERNET POINT NELLE PERIFERIE
Si tratta di un metodo tradizionale, ma sempre efficace; bisogna supportare
l’imprenditoria giovanile finanziando, in tutte le periferie romane, l’apertura di
Internet Point, nei quali, oltre ad avere accesso ad Internet a banda larghissima, sia
possibile frequentare corsi, scambiare informazioni e dati, avere accesso alle
informazioni sui bandi etc…. Questo, favorendo l’imprenditoria giovanile sul modello
delle convenzioni globali già emanate dalla Regione Lazio insieme al Comune di
Roma.
PROGETTO CENTRI ANZIANI
I centri anziani devono essere incentivati a diventare accademie tecnologiche
dove, oltre ai rudimenti dell’informatica applicata, imparare ad usare la tecnologia
diffusa in città, dal tomtom al cellulare per i pagamenti, dai servizi di e-government
ai percorsi culturali. Anche in questo caso ripeter il progetto “Nonni in Rete”
puntando a portare giovani docenti presso le infrastrutture dei centri anziani,
potrebbe dare luogo ad un volano importante di coesione sociale.
IL PORTALE DELL’INNOVAZIONE PARTECIPATA: LINEA DIRETTA CON
IL SINDACO
Questo portale dovrà avere funzione quasi esclusiva di forum e luogo nel quale
commentare, proporre, partecipare alla crescita di Roma come città tecnologica.
Strumenti di democrazia partecipata on line come questo vanno pensati come
oggetti vivi, in cui il dibattito sia a due vie e dove possa essere percepita la
possibilità di influenzare decisioni anche importanti.
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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FESTIVAL DI INTERNET
Appuntamento internazionale da realizzare tutti gli anni dedicato a Internet in tutte
le sue sfaccettature: tecnologiche, culturali, sociali, politiche, filosofiche... Ci saranno
incontri con e tra tecnologi, scienziati, intellettuali, professionisti (in modo da
garantire un approccio interdisciplinare e interculturale) di tutto il mondo sul tema.
Conferenze, ma soprattutto incontri e dibattiti aperti per favorire la creatività e lo
scambio tra persone di diverse culture ed esperienze.
CENTRO PER LE APPLICAZIONI DELL’INFOMOBILITÀ TERRITORIALE
(CAIT)
Si tratta di un campus per la ricerca applicata sul tema dell’infomobilità promosso
da Affari Regionali, ACI, Regione Lazio e Massachusetts Institute of Technology, con il
supporto di imprese nazionali e multinazionali; il costituendo centro, con sede presso
i locali dell’Autodromo di Vallelunga, intende promuovere la ricerca applicativa nel
settore e metterla a disposizione degli Enti Locali. Gran parte delle azioni qui
proposte potranno trovare un’area di sperimentazione all’interno di questa
struttura.
TASK FORCE DELLA MOBILITÀ (“ADOTTA UNA FERMATA”)
Dotandoli di microretribuzioni si dovrà creare un sorta di task force di giovani dai 16
ai 22 anni i quali avranno il compito di “adottare” una fermata a loro vicina; classi di
scuola media o superiore possono adottare una fermata della metropolitana o del
treno urbano. L’obiettivo è fare in modo che, oltre al controllo del decoro urbano,
possano essere controllati gli apparati, verificati i malfunzionamenti, raccolti i
pareri…. Verrebbe così a crearsi una task force di circa 1.000 giovani (che
coprirebbero circa il 12% delle fermate romane), dislocati presso le fermate degli
autobus, nelle stazioni della metropolitana, presso i punti informativi delle stazioni
ferroviarie, con il compito di avviare azioni di alfabetizzazione tecnologica on the
road e di verificare la funzionalità e il buon uso degli strumenti.
PIANI DI ZONA: IL MEDICO CONDOTTO DELLA MOBILITÀ
Istituire la figura del medico condotto della mobilità, una sorta di manager della
mobilità di zona, delegato dal Presidente del Municipio a raccogliere informazioni, a
stilare il piano annuale della mobilità (situazione strade, anche fisica, percorrenze,
parcheggi….), a implementarlo e a monitorarlo.
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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IL 50° PROGETTO: LA WEB TV DEL COMUNE DI ROMA
Roma, lo si è detto, cerca un scatto di reni per meritare un posto tra le città più
avanzate del mondo sotto il profilo tecnologico; Roma e i suoi cittadini devono
vincere questa sfida con tutti gli strumenti possibili. La Rete ne offre molti, ma i più
importanti hanno sempre a che fare con il concetto di partecipazione.
Così la realizzazione, molte volte annunciata, della Web TV del Comune non può
essere considerata un progetto come gli altri, ma in un certo senso li riassume tutti.
Immaginiamo un portale dedicato, una TV fruibile su Internet, ma anche sui televisori
tradizionali dotati di un set top box e che trasmettano via IP; immaginiamo tre
canali, il primo istituzionale e di servizio, il secondo, multilingua, dedicato alla
promozione turistica, culturale e alla programmazione di eventi nella Capitale
uno promozione della città, anche in inglese, turistico culturali eventi; il terzo un vero
e proprio network sociale realizzato coi contributi di tutti. Un’interazione,
naturalmente in presenza di un moderatore, può raccogliere contributi multimediali
che i cittadini, come su YouTube, realizzano e caricano sulla Rete contribuendo a
dare un’immagine sempre più vera della città. Immaginiamo anche che i migliori
possano essere premiati in occasione di grandi eventi (come la Festa del Cinema di
Roma)
Immaginiamo 50 iniziative per fare di Roma la città moderna, vivibile e dinamica in
cui tutti noi desideriamo vivere.
ROMA MERITA INNOVAZIONE
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LIBRO BIANCO SULLA INNOVAZIONE V EDIZIONE
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
1
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
2
Il coraggio di innovare.
verso il Partito Democratico
Innovazione e decisione
Agosto 2007
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
3
Sommario
PREMESSA.....................................................................................................3
INNOVAZIONE E PARTITO DEMOCRATICO.....................................................6
L’OSSERVATORIO ICT..................................................................................10
EXECUTIVE SUMMARY .................................................................................16
1.UN ANNO DI INNOVAZIONE AL GOVERNO................................................19
DOVE SIAMO: LA SITUAZIONE DELL’INNOVAZIONE IN ITALIA ........................................... 19
LE INIZIATIVE AVVIATE DAL GOVERNO ..................................................................... 25
LA COMMISSIONE PERMANENTE SULL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA NELLE REGIONI E NEGLI ENTI
LOCALI.......................................................................................................... 29
UN PRIMO BILANCIO ......................................................................................... 31
SE VOLESSIMO DARE I VOTI ................................................................................. 33
2.GOVERNARE L’INNOVAZIONE...................................................................37
LE ASPETTATIVE E LE REALIZZAZIONI ...................................................................... 37
UNA PROPOSTA PER IL FUTURO DELLA LEGISLATURA ..................................................... 40
3.L’INNOVAZIONE DA ATTUARE ..................................................................46
LE LINEE STRATEGICHE E I TEMI APPROFONDITI.......................................................... 46
BANDA LARGA E DIGITAL DIVIDE .......................................................................... 49
INFOMOBILITÀ ................................................................................................. 64
INNOVAZIONE E IMPRESE .................................................................................... 78
L’INNOVAZIONE PER IL CITTADINO ......................................................................... 84
INNOVAZIONE NELLA SCUOLA ............................................................................... 94
TURISMO E BENI CULTURALI ................................................................................108
La gestione e la Tutela del Patrimonio Culturale ...............................................108
Il Rilancio del prodotto Italia e il ruolo dei portali..............................................114
TELEMEDICINA................................................................................................121
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
4
PREMESSA
IL LIBRO BIANCO DELLA MARGHERITA SULL’INNOVAZIONE DALL’ICT È GIUNTO ALLA SUA QUINTA EDIZIONE,
LA PRIMA IN UN CONTESTO (ANCORA COSTITUENTE) DEL PARTITO DEMOCRATICO, DOPO UN ANNO DI
GOVERNO DELL’UNIONE.
UN ANNO IMPORTANTE, IN CUI DIVERSE ELABORAZIONI DELL’OSSERVATORIO ICT SONO DIVENTATI PIANI
OPERATIVI E AZIONI GOVERNATIVE, IN CUI ABBIAMO REALIZZATO NEL CONCRETO L’AZIONE POLITICA DEL
PARTITO DEMOCRATICO CON LA COSTITUZIONE DEI LABORATORI PER L’INNOVAZIONE, IN CUI IN DIVERSE
REALTÀ TERRITORIALI SONO NATE LE ASSOCIAZIONI REGIONALI DELL’OSSERVATORIO ICT, IN CUI
L’OSSERVATORIO ICT HA OTTENUTO UN SIGNIFICATIVO RICONOSCIMENTO DA PARTE DELL’ASSEMBLEA
FEDERALE DELLA MARGHERITA.
SAPEVAMO CHE QUESTA ERA UNA FASE DECISIVA PER IL GOVERNO DELL’UNIONE E ANCHE PER
L’OSSERVATORIO ICT.
UNA SFIDA IMPORTANTE IN CUI IL NOSTRO RUOLO È QUELLO DI STIMOLO, DI PUNGOLO PER IL GOVERNO SUI
TEMI DELL’INNOVAZIONE E INSIEME DI PROPOSTA CONCRETA, DI PROGETTUALITÀ INNOVATIVA.
QUESTA DIMENSIONE SI RIFLETTE NELLA QUINTA EDIZIONE DEL LIBRO BIANCO.
UN LIBRO BIANCO CHE SI PROPONE DI EFFETTUARE UN BILANCIO OBIETTIVO DELL’AZIONE GOVERNATIVA,
CERCANDO DI VALORIZZARE QUANTO FATTO E DI ESPLICITARE LE CRITICHE PER QUELLO CHE POTEVA ESSERE
FATTO E ANCORA NON È REALTÀ.
COME GIÀ AVEVAMO EVIDENZIATO NELLA PRECEDENTE EDIZIONE E NELLA SINTESI POLITICA REALIZZATA NEL
“MASTERPLAN DELL’INNOVAZIONE”, PRESENTATO IL 31 GENNAIO 2006 INSIEME ALL’ATTUALE MINISTRO
LANZILLOTTA, LA SITUAZIONE ITALIANA SUL FRONTE DELL’INNOVAZIONE RICHIEDE UN CAMBIO DI MARCIA
RILEVANTE, ESPLICITO, PROFONDO.
UN CAMBIO CULTURALE, UNA SCELTA DI PRIORITÀ CHE ANCORA NON VEDIAMO.
NON A CASO QUESTA EDIZIONE PRENDE COME TITOLO “IL CORAGGIO DI INNOVARE”: PERCHÉ SECONDO
NOI NON SONO POSSIBILI COMPROMESSI, NÉ RITARDI, NÉ ATTENUAZIONI NÉ RIDUZIONI NELLE POLITICHE
DELL’INNOVAZIONE.
LE NOSTRE VALUTAZIONI, I NOSTRI APPREZZAMENTI, LE DEFINIZIONI PUNTUALI SU ALCUNI PROGETTI
CONCRETI SONO TUTTI INDIRIZZATI A QUESTO UNICO OBIETTIVO: SPINGERE IL GOVERNO A LASCIARE OGNI
REMORA E FARE DELL’INNOVAZIONE DAVVERO IL MOTORE DELLO SVILUPPO SOCIALE ED ECONOMICO
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
5
DELL’ITALIA. CON TUTTO IL NECESSARIO CORAGGIO DI INNOVARE.
NOI SIAMO CONVINTI CHE NON RESTEREMO DELUSI.
IN QUESTA FASE SARÀ FONDAMENTALE IL LAVORO COMUNE TRA OSSERVATORIO E DIPARTIMENTO PER
L’INNOVAZIONE E LO SVILUPPO, PERCHÉ LE PROPOSTE SIANO ELABORATE NEL QUADRO GLOBALE DI
INTERVENTO POLITICO DELLA MARGHERITA E DELLE ATTIVITÀ PARLAMENTARI E TROVINO, COSÌ, I TEMPI E LE
MODALITÀ PIÙ ADEGUATE PER UN PERCORSO POSITIVO DI REALIZZAZIONE.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
6
PIENAMENTE NEL PERCORSO DI COSTITUZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO.
MARIA PAOLA MERLONI
RESPONSABILE DIPARTIMENTO INNOVAZIONE E SVILUPPO LA MARGHERITA
NELLO IACONO, GIANLUCA MOMOLI, AMALIA VETROMILE
COMITATO DI PRESIDENZA OSSERVATORIO ICT LA MARGHERITA
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
7
INNOVAZIONE E PARTITO DEMOCRATICO
La quinta edizione del Libro Bianco giunge in un momento di grande trasformazione del
contesto politico nazionale. Nel 2003, l’anno in cui abbiamo cominciato l’esperienza
dell’Osservatorio, il centro-sinistra stava risalendo la china e, in quel momento, l’esperienza
della Margherita costituiva una ventata di novità specialmente nel metodo; la scarsa
strutturazione del nuovo soggetto politico, che ad alcuni poteva sembrare un difetto, al
contrario permise a molte persone, portatori di esperienze innovative, di avvicinarsi alla
politica senza sentirsi costretti nel letto di Procuste dell’affiliazione o del tradizionale cursus
honorum del sistema dei partiti.
Da allora, la forza dell’Osservatorio ICT è stata proprio questa capacità di navigare in un’area
a cavallo tra la politica e la società civile; ma soprattutto l’Osservatorio ha saputo
rappresentare e mantenere intatto quel valore fondante della Margherita ovvero l’impagabile
libertà di approfondire i temi senza dover necessariamente trasformarsi in corrente o, peggio,
nell’esercito di riserva da esibire nei bracci di ferro tipici delle stagioni congressuali.
In parole povere (ma orgogliose) l’Osservatorio, più ancora di altre associazioni, più ancora
di altri luoghi di discussione, ha saputo preservare lo spirito originale del progetto della
Margherita, quello che vedeva nella libera aggregazione e nell’apporto indipendente la
possibilità di fare politica in modo diverso. Uno spirito che coincide con quello dei circoli,
all’inizio luoghi “veri” di discussione e di confronto, in cui quell’affascinante anche se un po’
artigianale modo di fare politica basato sullo scambio di idee e di competenze diventava
protagonista dopo molti anni di crisi della politica, e là una nuova classe dirigente preparava
le basi concettuali dei programmi che avrebbero visto il centro-sinistra riconquistare poco a
poco posizioni, sino al governo nazionale.
Abbiamo bisogno di recuperare questi valori della politica e ne abbiamo bisogno
subito. La posta in gioco non è solo l’innovazione, che, per quanto importante, costituisce
solo l’effetto di una trasformazione culturale, ma la stessa credibilità di un progetto politico.
Molti di noi hanno apprezzato e si sono identificati con l’esperienza politica della Margherita
non tanto per affinità ideologiche, bensì per la possibilità di dibattere e di “contare”; quegli
anni “pionieristici” non erano solo quelli in cui esisteva la possibilità di esprimersi, ma anche
quelli in cui la classe politica “professionista” aveva una disponibilità all’ascolto che forse non
aveva avuto sino ad allora.
Oggi probabilmente non possiamo nasconderci dietro un dito e dobbiamo ammettere che la
situazione è decisamente cambiata; la disaffezione dei cittadini verso la politica è un dato di
fatto e non bastano le aperture di facciata. Lo ripeto, bisogna recuperare quello spirito che ha
fatto della Margherita un soggetto accattivante nei primi anni della sua esistenza; ed è uno
spirito che il Partito Democratico può resuscitare.
Il grande sforzo che la costituzione del nuovo soggetto politico impone è evidente a tutti;
forse è meno evidente che questo laboratorio viene guardato con grande interesse anche
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
8
all’estero dove processi di trasformazione di queste dimensioni sono ancora di là da venire. E’
però importante che, proprio per la caratteristica di laboratorio, il prodotto finale nasca bene;
e per nascere bene non può prescindere dal pensare all’innovazione come ad uno spazio
fondamentale di trasformazione culturale ed economica del Paese.
Certo, lo abbiamo già detto tante volte e forse, come avviene spesso, siamo diventati un po’
noiosi e demodé: l’importanza dei sistemi di innovazione (ICT, ricerca, produzione,
processi….) oggi è un truismo; siamo tutti d’accordo ma, alla fine, nessuno pensa che questa
“importanza” possa diventare una “priorità”. E bisogna dire anche che, questo primo “quarto”
di Governo non ha prodotto segnali forti in tal senso.
Il Libro Bianco lo chiarisce coraggiosamente: molto è stato fatto, ma molto di più resta da
fare. L’azione del Governo, sino a questo punto, è stata volenterosa, ma è evidente a tutti
che, per quanto l’innovazione sia considerata importante, essa non è ritenuta prioritaria.
La domanda, la cui risposta non è affatto scontata, è: c’è un rapporto tra lo sviluppo
dell’innovazione nel Paese e il successo del Partito democratico? E, dunque, è decisivo il fatto
che l’azione di governo si riorienti, col tempo, e scommetta decisamente nella
modernizzazione del paese, riformando e “sbloccando” i processi?
E’ vero, la risposta non è scontata, ma la nostra convinzione è che senza una risposta positiva
non si possa pensare ad invertire quella tendenza negativa che allontana i cittadini
dall’interesse nella politica e fa avvizzire il senso civico.
Il percorso è tutt’altro che facile, le resistenze e le rendite di posizione non sono amiche di
una politica basata sul coraggio e sulle scelte chiare; noi faremo però il possibile affinché
questi piccoli pezzi di un mosaico virtuoso, il governo dell’innovazione, una politica più
partecipativa, il senso civico di comunità nazionale, tornino ad essere valori condivisi
all’interno di un progetto che, lo crediamo sinceramente, costituisce una grande speranza.
PAOLO ZOCCHI
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
9
L’OSSERVATORIO ICT
L’Osservatorio nasce come rete di persone che operano nel settore dell’Information &
Communication Technology che hanno l’interesse e la disponibilità a offrire la propria
professionalità per lo studio e l’analisi delle tecnologie Internet e digitali nel mondo, in
relazione ai movimenti emergenti e alle opportunità offerte dal comparto delle nuove
tecnologie, in stretta relazione con i gruppi parlamentari e consiliari a tutti i livelli di DL-La
Margherita.
Le tecnologie sono ormai pervasive in tutto il mondo produttivo, e soprattutto in quello in cui
si punta fortemente all’innovazione dei processi e alla creazione di servizi a valore aggiunto;
troviamo tecnologia software e hardware nei grandi sistemi informativi della Pubblica
Amministrazione, nelle piccole e medie aziende, in quelle TOP e del Finance fino ad arrivare
alle nostre “lavatrici domestiche”! Da questo discende ed è indispensabile che i professionisti
aderenti all’Osservatorio abbiano una competenza tecnica specifica, ma nel contempo oltre
che a quella tecnologica, conoscano i diversi segmenti di mercato in cui operano;
nell’Osservatorio troviamo dunque persone con una conoscenza tematica approfondita in
diversi ambiti, spaziando, solo per citare qualche esempio, dalla sanità ai beni culturali, dai
temi dell’e-government a quelli delle infrastrutture e reti di comunicazione, alle nuove
tecnologie emergenti dal diritto d’autore, all’istruzione. Da questo punto di vista
l’Osservatorio costituisce una risorsa straordinaria al servizio delle forze politiche e di
Governo, in quanto è un laboratorio a disposizione per analizzare i temi dell’innovazione a
360 gradi in tutti gli ambiti del settore produttivo. L’Osservatorio, che ha anche
un’articolazione territoriale – si sono infatti già costituiti in associazione molti Osservatori
Regionali, con lo scopo di declinare a livello locale i diversi temi trattati – è organizzato in
aree tematiche e opera attraverso gruppi di lavoro, capitalizzando la interdisciplinarietà dei
diversi aderenti. Così abbiamo visto l’Osservatorio impegnato in situazioni anche
apparentemente lontane dal campo della tecnologia, nell’analisi di progetti di legge come
quella sul cinema e l’audiovisivo, o nel serrato dibattito sul portale italia.it. Proprio sui
contenuti si è avviato il laboratorio del Partito Democratico, un tavolo congiunto con il
Dipartimento Sapere e Innovazione dei Democratici di Sinistra, sui temi delle infrastrutture di
rete e dell’e-government; un Laboratorio nato con l’intento di dare un contributo alla nascita
di un nuovo soggetto politico di centro sinistra che sia una forza politica nuova che trova le
basi nei valori che ci accomunano, attraverso il dibattito su temi concreti e l’individuazione di
percorsi condivisi.
Ci piace concludere questa breve presentazione dell’Osservatorio Ict con alcune note sulle
Associazioni Regionali:
nel febbraio di quest’anno si è costituita a Milano l’Associazione “
INNOVAZIONE&TECNOLOGIE -OSSERVATORIO ICT LOMBARDIA”. L’Associazione si
propone di fare da anello di congiunzione fra la parte politica (DL- La MARGHERITA e
l’intera coalizione cui la Margherita aderisce) e il mondo delle imprese, delle università,
della pubblica amministrazione, e, anche, del sociale che, con i temi dell’innovazione, in
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
10
particolare nel campo delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni, già si
confrontano e sempre più si dovranno confrontare. Poiché a Milano prenderà avvio
l’Agenzia Nazionale per l’Innovazione, si è pensato di concentrare il grosso dell’attività di
questi primi mesi nel proporre un evento focalizzato sulla nascente Agenzia. Si sta
lavorando ad un convegno che si realizzerà il 24 settembre, a Milano, presso la Camera di
Commercio e che vedrà la partecipazione oltre che di personalità politiche di livello locale,
regionale e nazionale anche del Commissario dell’Agenzia, oltre che di rappresentanti del
mondo dell’industria, della ricerca, dell’università;
l'Osservatorio ICT Veneto è attualmente in fase di costituzione. In una regione
tradizionalmente schierata a destra, ma ricca di piccole e medie imprese, poli universitari
prestigiosi e pubbliche amministrazioni virtuose, l'innovazione e il valore strategico delle
Information and Communication Technologies devono essere al centro del dibattito
politico. Nel corso dell'anno il nucleo promotore ha collaborato con il gruppo consiliare
regionale Ulivo- Partito Democratico veneto per l'approvazione della legge regionale
sull'innovazione, la ricerca ed il trasferimento tecnologico
in Piemonte a metà dicembre 2006 è stata costituita l’Associazione regionale
“InnovAzione – Osservatorio Regionale sulle ICT Piemonte”, che è organizzata con
un direttivo presieduto da Claudio Ruffini (presidente onorario Gianfranco Morgando) a cui
si accompagna un Comitato Scientifico che vede la partecipazione di personalità di
rilievo non solo a livello regionale (oltre a Paolo Zocchi, i professori Angelo Raffaele Meo e
Carlo Batini, il presidente del CSI Piemonte Francesco Brizio, Bruno Lamborghini vice
presidente di Olivetti, Giuseppina De Sanctis assessore all'innovazione della Provincia di
Torino, Livio Barnabò consulente di Bersani per il progetto Italia 2015 e l'imprenditore
Marcello Pacifico). Le ultime iniziative , un convegno sull'open source ed uno sulle
nanotecnologie;
l’Osservatorio Regionale Ict Abruzzo si è costituito come Associazione a giugno del
2006 e già a novembre ha organizzato il primo incontro programmatico della
Commissione Tecnica e Programmatica sui temi dell’innovazione, a cui hanno preso parte
tecnici, professionisti del settore, consulenti e operatori provenienti dalle diverse province
abruzzesi;
l’Osservatorio Ict del Lazio si è costituito nel corso del 2006 coinvolgendo operatori
pubblici e privati nel suo coordinamento. L’ultima iniziativa, un convegno sulla proposta di
progetto “dall'IDEA al BREVETTO fino al MERCATO” (Piano Biennale per l’Innovazione e lo
sviluppo della Competitività), volto al supporto dello sviluppo dell’innovazione nel Lazio,
che ha visto l’intervento del Ministro Linda Lanzillotta, del consigliere comunale Eugenio
Patanè e del nostro Paolo Zocchi;
l’Associazione Campana dell’Osservatorio Ict costituitasi nel 2006, ha all’attivo già
diverse iniziative. Una delle più rilevanti, quella organizzata a dicembre sui Centri di
Servizio Territoriali “Il CST quale strumento di supporto per l’innovazione degli Enti
Locali”, con interventi, tra gli altri, dell’on.Villari, dell’on.Armato e dell’assessore della
provincia di Napoli Capasso.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
11
Come si vede, associazioni radicate sul territorio, a cui si aggiungono i coordinamenti
territoriali dell’Osservatorio ICT nelle altre regioni (Friuli, Toscana, Umbria, Marche, Molise,
Puglia, Sicilia, …) impegnati a promuovere iniziative che coniughino esigenze locali e
interventi di respiro nazionale.
Tutti volti alla sollecitazione e alla spinta per portare l’innovazione al centro del dibattito sullo
sviluppo sociale ed economico italiano.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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QUESTA EDIZIONE DEL LIBRO BIANCO È STATA REALIZZATA CON I CONTRIBUTI DI :
VINCENZO BLOISE
FABIO CANTONI
SILVERIO CARUGO
FRANCESCO CESERANI
PAOLO COLLI FRANZONE
GIANLUCA DE MATTEIS TORTORA
LOREDANA DI LORENZO
PAOLO GIACON
ANDREA GRANELLI
CLAUDIO IACOVELLI
GABRIELLA MERLO
ANTONIO MENGHINI
VALTER MENGHINI
LUCA MOMOLI
MARESITA NOTA
FRANCESCO NUCCI
ROBERTO PARENTE
SABRINA PEZZULLO
EDOARDO PICCIRILLI
GIAN CARLO PICCOLI
VITTORIO PLATINO
EUGENIO PROSPERETTI
CLAUDIO RUFFINI
GIORGIO SEBASTIANO
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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FRANCO SENSI
MATTIA SICILIANO
GIUSEPPE SILVI
GABRIELE TRIDICO
AMALIA VETROMILE
PAOLA ZAMPINI
PAOLO ZOCCHI
E DEI LABORATORI PER L’INNOVAZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO
NELLO IACONO ne ha curato l’edizione
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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EXECUTIVE SUMMARY
Apriamo il Libro Bianco con l’analisi dello stato dell’innovazione in Italia, utilizzando, come
nell’edizione 2006, i dati dei principali istituti di analisi (Fondazione Rosselli, Economist
Intelligence Unit, European Innovation Scoreboard, World Economic Forum, Aitech-
Assinform), rilevati però nel 2006 e quindi legati alla precedente legislatura.
Ne esce fuori una situazione italiana purtroppo ancora drammatica (la testimonianza forse
più significativa è data dal Lisbon 2006 Review del World Economic Forum, dove arriviamo a
precedere soltanto la Polonia) anche perché il gap rispetto ai nostri partner europei ha un
immediato impatto sulla competitività del Sistema Italia, sul nostro sviluppo sociale ed
economico.
Il Governo Prodi ha iniziato ad affrontare questa situazione disastrosa avviando iniziative su
più fronti (dalla razionalizzazione del Piano di Innovazione per la Crescita e l’Occupazione,
all’istituzione di Commissioni Permanenti per l’Innovazione Tecnologica sia a livello di PA
centrale sia di Regioni ed enti locali, a misure per la semplificazione amministrativa, per la
Giustizia, la Sanità e la Scuola, a programmi mirati allo sviluppo come Industria 2015). Tutte
misure che si correlano ai sette obiettivi strategici per l’e-government definiti dal governo,
obiettivi che sono nel solco delle linee di interventi per l’e-government da noi auspicate.
Il primo anno di governo si chiude, secondo noi, sul fronte delle politiche dell’innovazione, con
un bilancio sostanzialmente positivo, anche se non ravvisiamo ancora quel cambio di
marcia necessario per far ripartire con l’innovazione il Sistema Italia.
Tra gli aspetti negativi dell’azione governativa, sicuramente la mancanza di rapidità, ma
non solo. A fronte di una buona impostazione del piano di interventi e di condivisibili
interventi specifici, il rischio di inefficacia rimane presente, a causa della dimensione degli
investimenti.
Abbiamo provato, con l’intento di fornire un ulteriore elemento di riflessione per gli interventi
governativi dei prossimi mesi, a sintetizzare la nostra valutazione dell’azione governativa
prendendo a riferimento le linee di intervento che avevamo individuato nel MasterPlan per
l’Innovazione presentato il 31 Gennaio 2006.
Rispetto alle linee prospettate nel MasterPlan, l’azione governativa è secondo noi allineata
alle aspettative per gli interventi su “L’Ict per “reinventare” la Pubblica Amministrazione”, è
al di sotto delle aspettative su alcune aree di intervento per la governance
dell’innovazione, le infrastrutture di rete (tale politica non è tuttavia pienamente gestita dal
Governo) e lo sviluppo dei contenuti digitali in Rete, mentre è al di sotto delle aspettative
per quanto riguarda le tre linee di intervento l’Ict per la Competitività delle Imprese, Il
“Technology Transfer”, I Giovani, la Rete, i Diritti Digitali.
In sintesi, ci sono delle buone iniziative, ma il fronte complessivo degli interventi è in ritardo
o ha delle aree ancora non coperte. Ci vuole di più. Innestare il cambio di marcia, stabilendo
delle priorità.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Non a caso questo Libro Bianco ha come titolo “Il coraggio di innovare”: perché secondo
noi non sono possibili compromessi, né ritardi, né attenuazioni né riduzioni nelle politiche
dell’innovazione.
Uno dei primi fronti di intervento è secondo noi quello del governo dell’innovazione. Ci
sembra tuttora mancare una progettazione di sistema, una strategia organica e trasversale
per il raggiungimento degli obiettivi di innovazione per il nostro Paese. È secondo noi
fondamentale la definizione di un Piano Strategico per l’Innovazione e, contestualmente,
altre misure come la costituzione del Consiglio Nazionale dell’Innovazione e la nomina di
un Mr/Ms Lisbona.
Proponiamo, inoltre, interventi specifici per la ristrutturazione in senso federato del Cnipa e
cambiamenti per le nomine dell’AGCOM che tengano conto dell’importanza assunta da questa
Autorità.
Secondo noi questi interventi di governance sono da prevedere nella prossima Finanziaria, e
rendere operativi dal 2008. Non c’è più tempo.
Nel Libro Bianco 2007 ripartiamo dalle linee strategiche del MasterPlan, con un accento
particolare per la valorizzazione del territorio e per quei fronti dove maggiore è la richiesta da
parte dei cittadini, come il federalismo fiscale e la sicurezza.
I temi che abbiamo scelto di approfondire e su cui puntiamo a fornire suggerimenti concreti
(Banda Larga e Digital Divide, Infomobilità, Innovazione e Imprese, Innovazione per il
cittadino, Innovazione nella Scuola, Turismo e Beni Culturali, Telemedicina) sono solo alcuni
di quelli che ci stanno a cuore e non coprono tutte e sei le linee strategiche. La loro comune
caratteristica è di essere oggetto di iniziative che il governo ha avviato e di essere temi con
grande impatto sulle condizioni sociali ed economiche del nostro Paese.
1. UN ANNO DI INNOVAZIONE AL GOVERNO
DOVE SIAMO: LA SITUAZIONE DELL’INNOVAZIONE IN ITALIA
Proseguiamo l’analisi dello stato dell’innovazione in Italia utilizzando, come nella precedente
edizione del Libro Bianco, i dati dei principali istituti di analisi.
Questa breve rassegna è utile per osservare la situazione italiana, purtroppo ancora
disastrosa, da diversi punti di vista e allo stesso per cogliere gli elementi per il recupero delle
posizioni perse nelle classifiche internazionali.
Poiché si tratta di analisi basate su dati 2006, non è possibile trovare già risultati delle azioni
governative e quindi poter utilizzare queste valutazioni per una prima misurazione della loro
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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efficacia.
Questi dati sono molto utili, comunque, per ricordarci il gap significativo che ci divide dalla
gran parte dei paesi europei. Tra il 2002 e il 2005 l’Italia ha compiuto arretramenti sempre
più rilevanti, e la testimonianza forse più significativa è data dal Lisbon 2006 Review del
World Economic Forum, dove arriviamo a precedere soltanto la Polonia. Anche nelle altre
classifiche l’Italia registra arretramenti significativi.
E poiché questo gap ha un immediato impatto sulla competitività del Sistema Italia, sul
nostro sviluppo sociale ed economico, non è esagerato dichiarare che la situazione è
drammatica e che serve avviare più rapidamente e con maggiore focalizzazione il
nuovo corso.
Fondazione Rosselli
Nell'edizione 2006 del rapporto elaborato dalla Fondazione Rosselli (www.fondazionerosselli.it
- in collaborazione con il Corriere della Sera) sul grado d'innovazione dei sistemi-Paese,
l'Italia recupera una posizione rispetto al 2005, rimanendo comunque nel gruppo dei Paesi
“scarsamente innovativi” e sopravanzando solo 3 tra le 19 nazioni più industrializzate (dietro
vengono solo Portogallo, Grecia e Russia). Siamo tornati nella posizione che avevamo nel
2003. Magra consolazione, anche perché la differenza con la quintultima, la Spagna, è ancora
notevole. A dominare la classifica è sempre lo stesso gruppo di Paesi che ha puntato
sull’innovazione per lo sviluppo del sistema-paese: Svezia, Finlandia, Usa e Danimarca.
La situazione italiana nel 2006 è sostanzialmente stazionaria, con le maggiori criticità e le
ultime posizioni sul capitolo «capitale umano» (sul quale pesano educazione, formazione,
ricerca scientifica e il loro trasferimento dalle aule universitarie alle imprese), su quello degli
investimenti in ICT, dove l’Italia continua a perdere terreno (scende dalla decima alla
sedicesima posizione), sul sostegno finanziario alle attività di R&S (sia per la parte pubblica
che per quella privata) e sul contesto istituzionale.
Le uniche note positive vengono dalla produttività dei (pochi) ricercatori e dallo sfruttamento
dei brevetti, in leggero incremento rispetto agli altri Paesi.
Economist Intelligence Unit
Il rapporto 2007 stilato dall'Economist Intelligence Unit (www.eiu.com) sull'innovazione
tecnologica (“E-Readiness Rankings”) conferma l'Italia in coda rispetto agli altri stati aderenti
alla moneta unica europea, anche se supera la Spagna, oltre a Portogallo e Grecia.
Su 65 paesi, l’Italia ottiene il venticinquesimo posto, perdendo una posizione rispetto al
2005, mantenendo la posizione del 2006 e riducendo le differenze da diversi Paesi come
Francia, Germania, UK.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Lo studio è stato realizzato tenendo conto di 100 categorie d'analisi quantitativa e qualitativa,
suddivise in sei macrogruppi: dalla diffusione degli hotspot wireless alla sicurezza generale
delle reti, fino all'alfabetizzazione informatica. Per ottenere la classifica sono state analizzate
soprattutto le infrastrutture tecnologiche ed il generale clima economico, nonché le
v a r i a b i li soc i o - c u l t u r a l i e p o l i t i che dei paesi in esame .
Gli stati dell'area nordeuropea-scandinava si confermano, in assoluto, i più avanzati:
Danimarca in testa per il quarto anno consecutivo, seguita da USA e Svezia (a pari
punteggio). I paesi della penisola scandinava, secondo quanto emerge dall'indagine, restano
lo standard di riferimento per i sistemi di e-government. Sono in generale discesa i Paesi
europei (UK, Germania, Francia, Svizzera, Olanda), mentre salgono la classifica i Paesi asiatici
(Hong Kong, Singapore, Giappone, Taiwan, Corea del Sud ) .
Un sistema Paese raggiunge un buon punteggio quando esiste una forte sinergia tra
innovazione, trasparenza, produttività e sicurezza. Ciò spiega anche perché India e Cina sono
in posizioni di retroguardia.
La posizione dell’Italia è negativa in gran parte anche per il suo punteggio sul “Business
Environment”, che valuta le condizioni politiche ed economiche a sostegno dello sviluppo
dell’innovazione. Su questo indicatore l’Italia si colloca addirittura in trentatreesima posizione.
European Innovation Scoreboard
Secondo l’European Innovation Scoreboard (http://trendchart.cordis.lu/
tc_innovation_scoreboard.cfm), l’organismo indipendente che provvede annualmente a
misurare il grado di innovazione dei singoli Paesi dell’Unione Europea, nel 2006 la posizione
dell’Italia è leggermente peggiorata, passando dal diciassettesimo al diciottesimo posto,
dietro i suoi principali concorrenti europei. L’Italia è nel gruppo di coda (quello dei “trailing” -
perdenti), con performance e trend di crescita inferiori alla media dei Paesi UE25, in un
panorama complessivo che vede i paesi europei ridurre il gap nei confronti di USA e
Giappone.
Le aree dove il confronto vede l’Italia in forte ritardo sono quelle degli indicatori “Innovation
driver”, relativi alla presenza delle condizioni di base strutturali per lo sviluppo innovativo e
“Innovation & entrepreunership”, relativi all’importanza data all’innovazione nello sviluppo
delle imprese. Sugli altri gruppi di indicatori la penalizzazione è meno pronunciata, ma
comunque rimane.
Quest’anno si è aggiunta anche la rilevazione a livello regionale, che riflette la situazione
nazionale: la regione italiana più innovativa è il Lazio (al quarantaquattresimo posto),
preceduto anche da una regione ungherese. Non è, infatti, un problema di aree arretrate, ma
di arretratezza dell’intero sistema italiano.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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World Economic Forum
I dati negativi sono confermati da tutti gli altri istituti.
Nella conferma dei dati negativi evidenziati dai centri di ricerca sopra citati non fa eccezione il
World Economic Forum(www.weforum.org), che fa retrocedere l’Italia dal 38° al 42° posto
nella classifica sulla competitività (Global Competitiveness Index - Report 2006), in Europa
davanti soltanto a Cipro e Grecia. Con i paesi emergenti dell’Est europeo sempre più avanti.
Ancora, se si vuole, più preoccupante è il risultato del rapporto sui progressi rispetto agli
obiettivi di Lisbona, il “Lisbon 2006 Review”, basato su dati antecedenti all’attuale governo
(come precisa il rapporto), in cui l’Italia scivola dal quattordicesimo al ventiquattresimo posto
dal 2004 al 2006, con il peggior decremento tra i 25. La disastrosa caduta dell’Italia si spiega
con un declino molto rilevante nel campo delle liberalizzazioni, delle reti industriali, dei
mercati finanziari e della inclusione sociale. Campi in cui, anche se non sempre con la
necessaria energia, il governo italiano sta muovendo dei passi significativi.
Rapporto Aitech-Assinform
Dal Rapporto Assinform 2007 (www.aitech-assinform.it) si conferma la tendenza positiva di
crescita del mercato IT già registrata nel 2005. Nel 2006 il mercato italiano dell’informatica
ha raggiunto i 19.804 milioni di euro, in crescita dell’1,6% sull’anno prima. Dopo il picco
negativo del 2002 (-3,2% annuo), dal 2003 la domanda IT è ripartita e oggi si stima la
crescita 2007 dell’ordine del 2% su base annua, al pari del trend del Pil.
Tuttavia, nel confronto internazionale, si misura il gap accumulato in questi anni, con l’Europa
che nel 2006 ha registrato una crescita media degli investimenti in informatica del 3,7%
rispetto all’anno precedente e gli Stati Uniti del 5,8%.
Importante anche la crescita della Distribuzione del 2,9% e delle Telecomunicazioni del 2,2%,
per le quali va rilevato comunque un rallentamento (il ritmo l’anno prima era stato del 3,0%).
Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione si conferma il processo di disinvestimento in
informatica, che Aitech-Assinform ha da tempo segnalato. Processo che si articola in un
deciso trend negativo per l’amministrazione centrale per la quale la spesa continua a calare,
segnando il -1,7% nel 2006 (a fronte del –1,0% del 2005) con tagli che riguardano
soprattutto la spesa destinata agli investimenti, mentre per la Pubblica Amministrazione
locale si registra una crescita della spesa, ma in rallentamento rispetto al 2005.
Insomma, la nuova marcia deve essere ancora innestata.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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LE INIZIATIVE AVVIATE DAL GOVERNO
Il Governo Prodi ha iniziato ad affrontare questa situazione disastrosa avviando iniziative su
più fronti:
razionalizzando quanto definito dal precedente governo in sede di Piano di
Innovazione per la Crescita e l’Occupazione (PICO), definendo 11 misure di
sistema rispetto alle 37 del piano preesistente e correlandole a quattro obiettivi
strategici
o modernizzare la pubblica amministrazione, con particolare attenzione ai servizi
per i cittadini e per le imprese (e-government);
o realizzare progetti di grande innovazione e impatto in aree come la scuola, la
sanità, il turismo, l’infomobilità, il riconoscimento elettronico;
o favorire l’innovazione tecnologica del sistema produttivo, con particolare
attenzione alle PMI;
o ridurre il digital divide;
avviando, da parte del Ministero per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica
Amministrazione, progetti e misure specifiche per settori chiave e tecnologicamente
arretrati, come quelli della Giustizia, della Sanità, della Scuola, in collaborazione con i
relativi Ministeri;
definendo, all’interno della Finanziaria 2007, misure stabili per l’incentivazione alle
imprese sulle spese in ricerca e sviluppo;
identificando i settori strategici (e "aree sottoutilizzate") cui sono stati destinati, nella
Finanziaria 2007, specifici regimi di aiuto (settori ad alta tecnologia, la difesa e i settori
interessati dai progetti di innovazione industriale per l’efficienza energetica);
avviando misure per la semplificazione amministrativa (e prima di tutto il nuovo slancio
al progetto della Carta d’Identità Elettronica) e la liberalizzazione in alcuni settori di
mercato, così da facilitare la nascita e lo sviluppo delle imprese innovative;
istituendo, tra l’altro, due organismi consultivi (la Conferenza permanente per
l’innovazione tecnologica e la Commissione Permanente per l’innovazione tecnologica
nelle Regioni e negli Enti locali) in modo da definire le linee guida di sviluppo
dell’innovazione con modalità condivise e con il contributo più ampio possibile da parte
delle amministrazioni e definendo con le Regioni e gli Enti Locali un “Patto per
l’attuazione del sistema nazionale di e-government”.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
20
In particolare, il PICO si propone di razionalizzare l’insieme degli interventi dei diversi
Ministeri e di massimizzare la sinergia con gli interventi in sede territoriale e privata.
Un esempio è il programma Industria 2015, che tende a focalizzare gli investimenti pubblici
rispetto alle esigenze di sviluppo espresse direttamente dalle imprese.
Tutte le misure di interventi pubblico si correlano ai sette obiettivi strategici per l’egovernment
definiti dal governo:
1. Migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione, ottenendo un forte
cambiamento organizzativo e gestionale, favorendo il ciclo di convergenza digitale fra
processi amministrativi, servizi pubblici e nuove tecnologie.
2. Realizzare l’interoperabilità e la piena cooperazione fra le amministrazioni
sfruttando le tecnologie di collaborazione ed integrazione di processi e la condivisione
degli archivi e delle informazioni, per ridurre i tempi e semplificare le procedure.
3. Migliorare la trasparenza, il controllo e l’efficacia della spesa pubblica
attraverso strumenti che consentano la tracciabilità dei processi, un maggior controllo
di gestione e supporti decisionali alla programmazione e alla gestione della finanza
pubblica.
4. Costruire la cittadinanza digitale, promuovendo l’ e-democracy e superando il
digital divide, attraverso lo sviluppo della banda larga, la rimozione degli ostacoli
all’accesso digitale, e una più qualificata, più ampia e rinnovata offerta di servizi in
modalità digitale e remota.
5. Adottare un approccio sistemico per la crescita e la misurazione della qualità e
dell’efficienza dei processi nella PA, utilizzando le tecnologie di supporto
all’organizzazione ed all’introduzione di modelli e processi di monitoraggio e
miglioramento della qualità dei servizi, anche con l’introduzione di modelli e tecnologie
per la divulgazione, misurazione dell’ utilizzo dei servizi e il grado di soddisfazione dei
cittadini in relazione a parametri internazionali (Citizen Relationship Management,
Customer Satisfaction, etc.).
6. Creare un ambiente favorevole alla competitività delle imprese e dare impulso
alla crescita dell’industria ICT, promuovendo un ruolo di “procurement strategico”
da parte della PA, un innalzamento della qualità della domanda di tecnologie e servizi
innovativi, incrementando la diffusione e la utilizzazione di soluzioni Open Source.
7. Rendere l’Italia protagonista del processo di innovazione amministrativa in
Europa attraverso una presenza più incisiva del nostro Paese in ambito UE e
internazionale, promuovendo la piena presenza italiana nella “European Information
Society – i2010” ed un permanente flusso di interscambio di esperienze e di buone
pratiche.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Obiettivi che sono nel solco delle linee di interventi per l’e-government da noi auspicate.
LA COMMISSIONE PERMANENTE SULL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA NELLE
REGIONI E NEGLI ENTI LOCALI
Un breve approfondimento meritano le linee guida definite in sede di Commissione
Permanente, proprio perché tracciano le linee evolutive in diversi temi di interesse cruciale
per il Paese.
I lavori dei Tavoli Tecnici sono stati focalizzati, in base all’Agenda Semestrale 2007, sui
seguenti temi:
o Telemedicina
o Strumenti di accesso on line
o Integrazione Anagrafi
o Open Source e sicurezza
o Sistema Informativo del Lavoro
o Infomobilità
o Banda Larga
o Interoperabilità
o Ricognizione organismi concertazione Autonomie-Governo
o Portali nazionali
o Analisi delle criticità nell'avviamento dei processi di innovazione a livello locale
Tutti i risultati sono significativi, ma di particolare interesse, perché innestano elementi di
forte innovazione nell’approccio delle amministrazioni locali, sono soprattutto alcune linee
guida:
o quella sui Portali Nazionali, che identifica elementi organizzativi e tecnici per la
realizzazione dei portali da parte delle amministrazioni locali, e alcune indicazioni
operative mirate a costruire, incrementalmente, una rete semantica che correli le
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
22
informazioni dei diversi portali. Indicazioni operative che permettano di stabilire le
informazioni da condividere, di definire gli standard di interoperabilità e le ontologie (la
struttura semantica dei contenuti) per la loro condivisione;
o quello sulla Telemedicina, che fornisce un quadro di riferimento per l’analisi dello stato
attuale della telemedicina in Italia, sia rapportandolo al contesto internazionale sia ai
problemi specifici fin qui incontrati sulle iniziative, per poi identificare delle linee di
azione per lo sviluppo della Telemedicina soprattutto lì dove necessaria, e cioè nelle
zone disagiate;
o quello sull’Infomobilità, che è stato da base per un accordo tra le Regioni e gli Enti
Locali per definire un impegno alla realizzazione di Piani di Infomobilità dello specifico
territorio;
o quello sull’Integrazione Anagrafi, che più volte abbiamo ribadito essere un tema di
snodo per lo sviluppo dei servizi da parte delle Amministrazioni Pubbliche (in primo
luogo tutti i servizi connessi alla Carta d’Identità Elettronica), per definire le modalità
di utilizzo delle anagrafiche nel quadro di un’integrità referenziale nazionale
che abbia ricadute anche su tutti i livelli della governance locale;
o infine, quello sulla Banda Larga, che ha definito come obiettivo principale la mappatura
della copertura del territorio con banda larga.
Questi temi ci sembrano particolarmente interessanti sia per il loro impatto sul Sistema Italia
sia per la possibilità in una rapida concretizzazione in progetti specifici. Per questa ragione li
abbiamo scelti, nell’ultima sezione di questa edizione del Libro Bianco, come temi strategici di
approfondimento.
UN PRIMO BILANCIO
Il primo anno di governo si chiude, secondo noi, con un bilancio sostanzialmente positivo sul
fronte delle politiche dell’innovazione, anche se non ravvisiamo ancora quei segnali forti, quel
cambio di marcia necessario per far ripartire con l’innovazione il Sistema Italia.
Dal punto di vista dei temi affrontati, l’azione governativa ha cercato di coprire tutte le aree
individuate in sede di Programma dell’Unione, anche se non sempre è riuscita a comunicare
con efficacia le misure definite ai destinatari (un caso è quello dell’Innovazione nella Scuola,
dove alcuni finanziamenti non sono ancora stati utilizzati per scarsa informazione alle scuole e
alle imprese). Un connotato del governo negli interventi per l’innovazione non è, però, stato
fin qui quello della rapidità.
Ad esempio, non sono, ad oggi, connotati da rapidità i processi di modifica ed innovazione
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
23
relativi a riforme in tema di diritto d’autore che potrebbero prendere spunto dal nuovo
impianto della normativa francese e dalle ultime novità introdotte nella normativa tedesca.
Vi sono ben due comitati al lavoro presso il MIBAC e la Presidenza del Consiglio: il Comitato
Consultivo per il diritto d’autore e il Comitato per la tutela della proprietà intellettuale,
tuttavia l’attività di tali comitati ha richiesto un periodo di avvio e i primi risultati, in termini di
proposte, richiederanno un ulteriore periodo per la maturazione.
Tra gli aspetti negativi, dunque, sicuramente la mancanza di rapidità, ma non solo. Già a
fine ottobre, in sede di primo commento alla Finanziaria che si stava discutendo in
parlamento, avevamo sottolineato come, a fronte di una buona impostazione del piano di
interventi e di condivisibili interventi specifici, il rischio di inefficacia rimaneva presente.
Il punto dolente rimane, infatti, la dimensione degli investimenti. Con risorse scarse e
con una scelta non ristretta delle priorità, le somme relative ai diversi interventi rischiano di
essere insufficienti al perseguimento degli obiettivi, soprattutto se non tutte le riforme
necessarie si realizzano nei tempi previsti.
Dal punto di vista del metodo, se un appunto si può fare è sul non aver identificato con
chiarezza obiettivi misurabili a breve termine e non aver puntato, allo stesso tempo, su
interventi con recuperi rapidi di efficienza e di risorse.
Nei progetti di cambiamento questi interventi (i cosiddetti “quick win”) sono utili sia a dare
una scossa salutare al sistema sia a fornire un ritorno economico rapido riallocabile per
finanziare interventi di maggiore respiro e durata.
Nel caso degli interventi per lo sviluppo dell’innovazione nel nostro Paese questo approccio
sarebbe tornato molto utile.
SE VOLESSIMO DARE I VOTI
Il bilancio dell’azione governativa è una composizione di interventi avviati, di risultati in parte
già visibili attraverso gli indicatori degli analisti che abbiamo preso in esame, di progetti in
cantiere.
Nel bilancio, il rischio è di valutare gli operati dei singoli Ministeri, secondo le proprie
competenze, mentre crediamo sia proprio la trasversalità dell’innovazione ad obbligare ad un
bilancio integrato, per temi.
Proviamo, così, con l’intento di fornire un ulteriore elemento di riflessione per gli interventi
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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governativi dei prossimi mesi, a sintetizzare la nostra valutazione sulle linee di intervento che
avevamo individuato nel MasterPlan per l’Innovazione presentato a Gennaio 2006.
La scala di valutazione che abbiamo utilizzato è
*: al di sotto delle aspettative
**: su alcune aree al di sotto delle aspettative
***: in linea con le aspettative
• La governance dell’innovazione: voto **
Bene l’istituzione delle Commissioni Permanenti per l’Innovazione, e qualche Comitato
Interministeriale tematico
Manca ancora un approccio complessivo e di reale spinta al cambiamento.
• Le infrastrutture di rete: voto ** (tale politica non è tuttavia pienamente gestita dal
Governo)
Bene l’inizio del dibattito sulla separazione strutturale di Telecom Italia e l’avvio della
consultazione pubblica in materia
Bene l’avvio del catasto delle infrastrutture di rete e l’attenzione duplice alle esigenze
del mercato e degli utenti
La linea adottata dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nel disciplinare
relativo al bando wi-max presenta diversi punti critici. Il Ministero competente, pur
negli stringenti limiti del disciplinare, dovrà svolgere attento lavoro nella stesura del
bando per evitare che Wi-Max non sia una inutile replica di reti wireless già presenti
sul territorio o, comunque, una opportunità di investimento poco interessante per
operatori e un servizio che non presenti reale utilità agli utenti;
L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha introdotto alcuni provvedimenti che
hanno tendenzialmente diminuito la competizione nel mercato degli accessi a larga
banda
• L’Ict per “reinventare” la Pubblica Amministrazione: voto ***
Bene l’avvio di diversi progetti di cambiamento e della ripresa sulla Carta d’Identità
Elettronica, bene le linee guida dei Tavoli Tecnici delle Commissioni Permanenti su
diversi temi (es. Infomobilità)
Manca ancora l’avvio operativo dei progetti organici sui settori della Giustizia, della
Sanità e, in parte, anche del Turismo.
• L’Ict per la Competitività delle Imprese: voto *
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Bene l’avvio del progetto Industria 2015 e di altri simili progetti avviati sui temi
energetici ed ecologici
Bene il provvedimento del Ministero delle Comunicazioni di liberalizzazione delle
frequenze RFID, che apre nuove opportunità di investimento nel nostro Paese
Mancano ancora interventi di ampio spettro sul fronte normativo, finanziario di
supporto allo sviluppo dell’ict nelle imprese
• Sviluppo dei contenuti digitali in Rete: voto **
Bene, l’impegno a supportare gli europarlamentari italiani nella loro battaglia per gli
emendamenti alla proposta di seconda Direttiva per la tutela dei Diritti di Proprietà
Intellettuale, in via di approvazione (inclusi gli emendamenti italiani); tale direttiva, di
fatto, segna una inversione di tendenza rispetto alla “Legge Urbani” e alla prima
Direttiva sulla Tutela dei Diritti di Proprietà Intellettuale, che ha reso possibile i “casi
Peppermint”.
Bene il contratto di servizio RAI, che consente di accedere a un vasto patrimonio di
audiovisivi in rete.
Bene la Legge Delega sui Diritti Sportivi: contiene principi adeguati ad un moderno
mercato dell’audiovisivo e tiene conto dell’esistenza della rete e dei nuovi media.
• Il “Technology Transfer” : voto *
Bene, da migliorare, le iniziative per l’incentivazione sul rapporto università-imprese
Manca un progetto organico per il mondo della ricerca e per l’incentivazione di spin-off
universitari dediti alla ricerca
• I Giovani, la Rete, i Diritti Digitali: voto *
Bene le iniziative della Pubblica Istruzione sull’innovazione nella Scuola
Manca un progetto organico per il mondo giovanile e non ci sono interventi sulle
politiche dei prezzi
In sintesi, ci sono delle buone iniziative, ma il fronte complessivo degli interventi è in ritardo
o ha delle aree ancora non coperte.
Ci vuole di più. Il coraggio di innestare il cambio di marcia, stabilendo delle priorità.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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2. GOVERNARE L’INNOVAZIONE
LE ASPETTATIVE E LE REALIZZAZIONI
Uno dei fronti meno positivi del bilancio dell’Unione in tema di innovazione è quello del
governo dell’innovazione. Le azioni dei singoli ministeri sono state caratterizzate da luci ed
ombre, come emerge dalla nostra analisi, ma con risultati sostanzialmente positivi. È venuta
a mancare però una progettazione sistemica e un coordinamento conseguente degli
interventi. Il coordinamento è avvenuto solo per aree e spesso più a valle che a monte.
La mancanza di un governo dell’innovazione può impedire di effettuare quel salto di qualità
necessario per recuperare il terreno perduto dal Sistema Italia, e rendere ancora più difficile il
cambio di marcia, l’inizio della corsa, della ripresa.
Crediamo utile, così, ripartire dai suggerimenti che avevamo dato nelle precedenti edizioni del
Libro Bianco e che avevano trovato anche concretizzazione nel MasterPlan sull’Innovazione
presentato a gennaio del 2006 dall’attuale ministro degli Affari Regionali Linda Lanzillotta.
Quei suggerimenti portavano a riconoscere innanzitutto, nella premessa, che esiste un
Sistema dell’Innovazione che coinvolge attori pubblici e privati, settori industriali e dei servizi,
università e società civile, e che non è possibile alcun risultato concreto e duraturo senza una
progettazione rivolta all’intero Sistema dell’Innovazione. Questa la premessa, questi i
presupposti di base che crediamo utile riproporre, che sono secondo noi alla base dei risultati
ancora non altezza delle aspettative, ancora non adeguati ai risultati che avevamo ipotizzato
nel MasterPlan.
Con una grande influenza negativa sui risultati degli interventi sulle singole aree.
Le nostre proposte si basavano sull’identificazione di quattro livelli di governo:
1. un livello di coordinamento dell’architettura istituzionale, con la costituzione del
Consiglio nazionale dell’innovazione, in modo da coinvolgere tutti gli esponenti del
sistema dell’innovazione nella progettazione strategica delle politiche e nella
condivisione delle iniziative;
2. un livello di indirizzo, mediante la costituzione di una cabina di regia ed un tavolo di
coordinamento delle politiche pubbliche;
3. un livello realizzativo, basato su una logica territoriale e federata, a partire dalla
valorizzazione dei Centri di Competenza Regionale come centri di supporto e stimolo
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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all’implementazione degli interventi innovativi;
4. un livello di monitoraggio e controllo, per valutare gli scostamenti rispetto agli
obiettivi prefissati dai piani nazionali sull’innovazione, affidato ad un organismo che
garantisse terzietà, separato da responsabilità realizzative. Organismo che
individuavamo in una sorta di “Cnipa federato”, articolato in una logica territoriale,
per meglio seguire le evoluzioni dei progetti, pur con un settore nazionale dedicato
alle attività di regolamentazione, per la definizione di standard, linee guida,
metodologie e per la proposta di regole e progetti da sottoporre al Consiglio Nazionale
per l’Innovazione.
Infine, proponevamo di assegnare la conduzione dell’innovazione ad una figura politicamente
centrale (un vicepremierato o un Mr. Lisbona, con la delega ed il portafoglio per il
coordinamento delle politiche del Governo sull’innovazione, ad eccezione dell’e-government),
con il compito, tra gli altri, di presiedere un Comitato Strategico per l’Innovazione
(formato dai ministri più coinvolti nei progetti di innovazione e dai rappresentanti politici delle
amministrazioni territoriali) capace di assicurare la trasversalità dei progetti in ambito
pubblico e il governo politico dell’innovazione.
Questa l’architettura istituzionale che proponevamo.
La sua realizzazione si è avviata con la costituzione (come abbiamo visto, molto importante)
delle due Commissioni Permanenti per l’Innovazione (sulle rispettive aree di
competenza) da parte del Ministero per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica
Amministrazione e dal Ministero per gli Affari Regionali, di alcuni coordinamenti relativi a temi
specifici (come quello sulla Banda Larga). Bene, ma poco.
Più di quanto concretamente costruito dal precedente governo, ma ancora poco.
Poco, perché se è stata importante la scelta di portare l’innovazione all’interno di ogni
dicastero, a partire, come priorità, dalle PA (centrali e locali), così da dare uno slancio al loro
ammodernamento, dando un ruolo centrale alle Regioni e agli Enti Locali anche per quanto
riguarda le politiche dell’innovazione (vedi appunto la Commissione Permanente presieduta
dal Ministro Lanzillotta), non aver operato su tutti e quattro i livelli dell’architettura
istituzionale ha reso finora i risultati parziali e senza quella scossa generale al Sistema
dell’Innovazione che tutti auspicavamo.
Siamo, però, ancora in tempo per attivare le azioni necessarie a ripartire con l’innovazione in
modo sistemico. Alcune erano già state identificate, altre le tracciamo tenendo conto del
tratto di legislatura già percorso.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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UNA PROPOSTA PER IL FUTURO DELLA LEGISLATURA
La nostra proposta si articola secondo i livelli di governo che abbiamo prima rapidamente
descritto.
Partiamo dal livello di monitoraggio e controllo.
Crediamo che sia indispensabile agire profondamente sulle strutture di governo
dell’innovazione e per questo è secondo noi fondamentale considerare la
ristrutturazione del Cnipa.
Per come adesso è percepito, e lo dimostra la recente scelta del Presidente, il Cnipa ha
assunto il ruolo di preservatore dello status quo, di ente di studio da un lato e di dispensatore
di certificazioni dall’altro. Nulla a che vedere con la missione di stimolo e di monitoraggio che
dovrebbe avere, agendo soprattutto sul territorio rispetto alle esperienze che lì sono avviate.
L’attuale ruolo svolto rende invece il Cnipa paradossalmente nocivo alla causa per cui è nato.
Rischia di essere un ente burocratico che funge da filtro tra le istanze territoriali e gli indirizzi
governativi, fino ad essere un serio ostacolo allo sviluppo organico di ambiziosi, rapidi e
sistemici interventi sul fronte dell’innovazione.
Ecco perché riproponiamo la nostra idea di un unico Organismo Tecnico, un Cnipa basato su
articolazioni territoriali, quindi “con la testa” sui territori dove si attuano i progetti, avendo al
centro un agile e leggero organo di coordinamento e un efficiente e altrettanto agile organo di
conduzione dei gruppi di lavoro dedicati agli standard da recepire/definire/adattare per la
Pubblica Amministrazione.
Quindi il livello realizzativo.
Se il Cnipa si ristruttura articolandosi territorialmente, ecco che può risaltare il ruolo che i
Centri di Competenza regionali vengono ad assumere nella nostra proposta di architettura
istituzionale. Un ruolo di supporto e allo stesso tempo di facilitazione nella condivisione delle
best practice. Ampliando il ruolo dei CRC dalle attività della Pubblica Amministrazione a quello
di supporto allo sviluppo dell’innovazione sul territorio e diventando così, di fatto, gli
organismi principali su cui le Regioni e gli Enti Locali possono fare affidamento, per la
diffusione dell’innovazione e nel superamento del digital divide. Per quanto riguarda l’Agenzia
Nazionale per l’Innovazione è invece necessaria rapidamente una definizione chiara e
compiuta, che consenta di superare l’empasse attuale. Definizione chiara e compiuta di
compiti ed obiettivi che deve anche permettere la giusta spinta e la valutazione dell’operato
delle società create per lo sviluppo dell’innovazione al Sud, collegando i loro risultati a quelli
previsti dal Piano Strategico per l’Innovazione su cui si impegna l’intero governo.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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La presenza di un Piano Strategico ci porta a riflettere sul livello di indirizzo.
La costituzione di un Comitato Strategico è secondo noi fondamentale. Ben vengano i
comitati interministeriali su temi specifici, ma la condivisione delle strategie sull’innovazione
ha bisogno di una trasversalità ampia e un luogo in cui questa può esprimersi. E questa non
può essere espressa in funzione della visibilità che l’Italia deve dare sull’attuazione del Piano
di Lisbona e quindi non può essere coordinata dal Ministero per le Politiche europee.
In altri termini, il Piano Strategico per l’innovazione non può essere il PICO (Piano per
l’Innovazione, la Crescita e l’Occupazione) attuale.
Questa strategia, in più, non ha come area di applicazione solo la Pubblica Amministrazione,
ma l’intero Sistema Italia, e quindi ha bisogno del contributo di gran parte dei dicasteri
governativi.
Senza un Comitato di questo genere, in qualche modo, diventa velleitaria la definizione di un
progetto di sistema, di un piano strategico sull’innovazione che poi si declina sui diversi
settori di intervento.
E infatti ci sembra tuttora mancare un’organica, trasversale e concreta strategia per
il raggiungimento degli obiettivi di innovazione per il nostro Paese.
Chi può presiedere questo Comitato? Avevamo proposto un Mr/Mrs Lisbona, un vicepremier
che desse l’adeguato committment e coordinasse le politiche dell’innovazione. Questo non è
stato fatto e farlo adesso è possibile soltanto se questa nomina diventa l’espressione di una
priorità che adesso il governo Prodi riconosce e che segna il cambio di marcia atteso. In
questo senso è ancora perseguibile se avviene contestualmente all’avvio della definizione di
un Piano Strategico per l’Innovazione.
L’alternativa sarebbe tornare allo schema di un Dicastero per l’Innovazione, che però non ha
funzionato e rischia di essere un rimedio temporaneo, una dimostrazione di debolezza.
Infine, il livello di coordinamento.
I Tavoli tecnici della Commissione Permanente per l’Innovazione hanno cercato di aprire la
discussione sui diversi temi posti in agenda anche al mondo delle imprese e delle università.
L’ottica è, però, sempre, quella di fornire contributi a linee guida di indirizzo per l’intervento
pubblico.
Ma non basta. Ben di più richiedono l’articolazione complessa del Sistema dell’Innovazione
e le difficoltà molteplici in cui si dibatte il nostro Paese, per la necessità di recuperare
arretratezze e carenze decennali, oltre che un’identità culturale ed economica chiara (e chiaro
significa che gli investimenti si focalizzano sulle priorità di sviluppo, e quindi queste sono
identificate e note).
Di più. E questo di più si può avere solo con il concorso di fantasia, di riflessione, di
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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esperienza e di energia di tutti gli attori. Per questo riproponiamo la costituzione del
Consiglio Nazionale dell’Innovazione. Uno strumento agile di consultazione, con
auspicate articolazioni territoriali, ma anche il punto di riferimento obbligato per la
facilitazione delle sinergie, il luogo che riconosce la corresponsabilità nello sviluppo del
sistema.
Allo stesso tempo, anche un modo nuovo di concepire la genesi delle idee e il loro sviluppo.
Un nuovo modo per lavorare insieme.
Proponiamo infine, vista la ormai enorme importanza assunta dall’Autorità per le Garanzie
nelle Comunicazioni nel determinare e governare le politiche della comunicazione (a tale
organo l’Unione Europea assegna direttamente competenze regolamentari che non possono
essere detenute dai Governi nazionali), una riforma dei criteri di nomina dei componenti il
Consiglio dell’Autorità all’insegna della specifica competenza in materia e dell’indipendenza
politica. Insomma, che l’AGCOM diventi autorità tecnica, sin dal suo consiglio.
Inoltre, i funzionari dell’Autorità dovrebbero avere una incompatibilità per almeno due anni
dalla cessazione del rapporto a ricoprire incarichi presso soggetti vigilati così da assicurarne
indiscussa indipendenza nei processi operativi.
Questa, in sintesi, la nostra proposta per il governo dell’innovazione. Secondo noi da definire
nei prossimi mesi, da prevedere nella prossima Finanziaria, e rendere operativa
completamente dal 2008.
Non c’è più tempo.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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3. L’INNOVAZIONE DA ATTUARE
LE LINEE STRATEGICHE E I TEMI APPROFONDITI
Crediamo che il piano strategico sull’innovazione debba seguire le sei linee di intervento
definite nel MasterPlan presentato a gennaio 2006:
le infrastrutture di rete: non c’è innovazione se non c’è accesso e connettività. Primo
obiettivo quindi è l’estensione all’intero territorio della banda larga per consentire a
tutte le famiglie, alle imprese, alle istituzioni di accedere ad internet veloce a costo
ragionevole;
l’Ict per reinventare la Pubblica Amministrazione: per fare sì che i servizi ai
cittadini siano davvero forniti in rete sono essenziali due precondizioni: un sistema di
identificazione certificato per tutti i cittadini e un sistema di pagamento universale
(quindi interoperabile) ed affidabile. Perseguire il miglioramento della qualità dei dati
dei grandi archivi della Pubblica Amministrazione e puntare all’Innovazione
amministrativa come strumento di riorganizzazione, di trasparenza amministrativa , di
efficienza nella gestione della spesa. Ma l’innovazione deve essere anche la leva con cui
attivare alcuni grandi progetti di modernizzazione e di sviluppo del Paese mobilitando
su specifici obiettivi la creatività delle nostre imprese;
l’Ict per la competitività delle imprese: l’innovazione deve essere la chiave per il
recupero di competitività del nostro sistema produttivo, attraverso il valore del
technology transfer: i sistemi territoriali devono riuscire a fare rete, a mettere in
connessione impresa e ricerca; ma, ancor prima, è la ricerca che deve trasformare in
brevetti e in valore aggiunto il prodotto dell’ingegno, con la creazione di strutture
dedicate a stimolare la produzione di brevetti da parte delle università e dei centri di
ricerca e la produzione di spin off.
sviluppo dei contenuti digitali: da una parte c’è da rendere al passo con i tempi i
principi normativi contro la contraffazione (tale fenomeno, infatti, oltre a danni
economici, causa danni alla salute in quanto si estende a farmaci, alimentari,
profumi...); occorre introdurre nel nostro ordinamento, appena approvate (o
anticipare) le norme contenute nella seconda Direttiva sulla tutela Proprietà
Intellettuale e nella nuova Direttiva TV senza frontiere, che modificano le norme sul
diritto d’autore e il testo unico della radiotelevisione. Al contempo si potrà istituire un
registro dei format televisivi che costituisca un equilibrio per tale mercato e fornire un
riconoscimento a tale genere plurivalente. Occorre inoltre riconoscere la più ampia
possibilità dell’uso di Creative Commons (si tratta di un modello contrattuale conforme
al diritto d’autore), specie in ambito pubblico. Ma anche valorizzare il mercato dei
contenuti digitali con la diffusione in rete di contenuti artistici e culturali e grazie alla
valorizzazione del nostro patrimonio museale, archivistico e bibliotecario.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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i giovani, la rete: i giovani, che nella rete possono trovare enormi opportunità di
formazione, di relazione, di conoscenza , di lavoro e di impresa. La diffusione della
ricerca, di attività d’impresa innovative, di utilizzo delle tecnologie possono moltiplicare
queste opportunità e rendere concreta la riconversione del modello produttivo italiano
nell’economia globale.
Su queste linee crediamo si debba svolgere l’azione governativa, con un accento particolare
per la valorizzazione del territorio e per l’applicazione su quei fronti dove maggiore è la
richiesta da parte dei cittadini, come il federalismo fiscale, la sicurezza.
I temi che abbiamo scelto di approfondire sono solo alcuni di quelli che ci stanno a cuore e
non coprono tutte e sei le linee strategiche. La loro comune caratteristica è di essere oggetto
di iniziative che il governo ha avviato e di essere temi con grande impatto sulle condizioni
sociali ed economiche del nostro Paese.
In questo, il nostro approfondimento ha l’obiettivo principale di fornire elementi concreti,
spunti e suggerimenti per concretizzare rapidamente e con la massima efficacia i risultati che
ci si propone di raggiungere.
BANDA LARGA E DIGITAL DIVIDE
Premessa
Negli ultimi dieci anni in Europa si sono fatti enormi investimenti nella direzione di sviluppare
le reti quali asset fondamentali dello sviluppo economico e della promozione sociale e oggi
assistiamo a tecnologie che triplicano ed in alcuni casi decuplicano le prestazioni rispetto a
qualche anno fa.
L’Italia sconta, invece, un pericoloso ritardo. Ritardo determinato da condizioni economiche
associate a variabili sociali e tecnologiche, ed in modo particolare da un mercato
abbandonato a se stesso che ha finito per favorire i soggetti forti, gli interessi particolari, le
rendite a scapito quindi, tra l’altro, degli investimenti imprenditoriali e produttivi. Una
responsabilità forte del governo degli anni passati che ha minato profondamente la nostra
capacità di competere e crescere nella coesione sociale.
Il nostro Paese non può continuare a subire questo ritardo.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Iniziative in corso
Il primo atto significativo, a fine dicembre 2006, è stata la costituzione del Comitato per la
diffusione della banda larga sul territorio nazionale (una “cabina di regia” sulla Banda Larga a
cui partecipano il Ministro delle Comunicazioni, il Ministro degli Affari regionali e il Ministro per
le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica amministrazione).
L'obiettivo è dare la garanzia di un capillare e democratico accesso alla banda larga.
Con un orizzonte temporale: l'obiettivo dovrà essere raggiunto entro la legislatura, ossia
entro il 2011.
Nel Dpef da poco varato, si sono ribaditi e concretizzati questi impegni, in modo da assicurare
entro la legislatura l'universalità dell'accesso a Internet; modernizzare la rete di tlc e
accelerare la costruzione delle reti di prossima generazione, grazie a un quadro regolatorio
certo; accelerare la diffusione del digitale su tutto il territorio nazionale, con uno sforzo in
termini di investimenti e di sostegno in particolare alla Rai.
A fine settembre 2006 gli accessi hanno superato gli 8 milioni. La prestazione dell'Italia e'
simile a quella dei principali Paesi europei in termini di crescita annua, ma resta basso il
livello di penetrazione in termini di accesso per 100 abitanti (14). E' necessario perciò
affrontare “i vincoli strutturali” che frenano la diffusione della banda larga. Per quanto
riguarda la copertura, in Italia “solo il 15% della popolazione dislocata in comuni al di sotto
dei 10.000 abitanti risulta coperta dalla banda larga” (fonte AntidigitalDivide) e ad oggi ci
sono circa 7 milioni di persone in condizioni di “divario digitale”, in tutte le regioni,
tendenzialmente in piccoli comuni o in aree svantaggiate. In queste aree, in cui il mercato
non e' in grado di fornire tali servizi, è auspicabile - si legge nel Dpef - un intervento
importante di infrastrutturazione con gli strumenti che il governo ha a disposizione,
concertate con Regioni ed Enti locali. Le risorse stanziate dal Cipe di assegnazione degli
importi del Fondo per le Aree Sottoutilizzate e dagli appostamenti della Finanziaria sono pari a
125 milioni per il 2008 e a 60 milioni per il 2009.
La costruzione delle reti di prossima generazione (Ngn) richiede - si legge nel documento -
innanzi tutto regole chiare per la rete di accesso e per la remunerazione degli investimenti
privati: sulla base di tale quadro, la costruzione delle ngn potrà essere accelerata, specie
nelle aree meno sviluppate del Paese, impiegando i Fondi comunitari.
Obiettivi
Per poter raggiungere l’obiettivo larga banda servizio universale e ridurre il fenomeno
del Digital Divide occorre una politica di espansione dell’offerta e della domanda di servizi,
quest’ultima ha un dimostrato effetto di traino per l’economia. Lo sviluppo dell’offerta prima
di tutto deve essere agevolato, togliendo le condizioni che bloccano l’ingresso di nuovi
operatori sul mercato. I dati Assinform-AiTech sulle famiglie dimostrano come il mercato di
consumo cresca rapidamente e come quindi la domanda sia in grado di accogliere
l’innovazione.
È necessario, però, un quadro normativo di riferimento che possa stimolare il Paese ad
investire per raggiungere tale obiettivo. La gara che il governo si appresta ad indire, secondo
le regole fissate dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, per l’assegnazione delle
frequenze per l’introduzione della tecnologia WiMax potrebbe essere di grande importanza.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Non perché con le poche frequenze rese disponibili si possa risolvere il problema della larga
banda quale servizio universale, dove per universale si intende il servizio fruibile a tutti ed a
tutti i livelli, come ad esempio la telefonia mobile ha fatto nell’ultimo decennio, ma perché
questa gara può rappresentare un grande segnale di innovazione da parte del governo,
riconoscendo l’importanza che una rete diffusa ha in termini di innovazione e di spinta al
mercato, di costruzione di ricchezza, di strumento per lo sviluppo del territorio e della
conoscenza.
Tuttavia, come si diceva, il Governo (Ministero delle Comunicazioni) in tale gara ha, per
legge, un ruolo da comprimario: esso, nel redigere il bando di gara, può agire in quanto
l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni abbia previsto margini di azione nel disciplinare
di gara.
È opportuno anche sottolineare come al tema del digital divide sia stata dedicata
insufficiente attenzione da parte dell’AGCOM, la quale ha previsto una divisione del territorio
Wi-Max in “macroregioni” (aree da 2 a 4 regioni confinanti + isole) in cui operano 3 operatori
ciascuna, da mettere all’asta secondo un criterio basato sull’offerta economica migliore, senza
particolare valutazione dei piani di copertura. Sarebbe forse stato preferibile prevedere la
possibilità per un unico carrier di aggiudicarsi l’intera connettività nazionale (senza poter
offrire servizi), mentre il mercato dei servizi veniva lasciato a più “operatori di servizio” tra
loro in concorrenza. Infatti un elevato numero di operatori di servizi riduce i costi al pubblico,
mentre un unico operatore di accesso tiene bassi i costi industriali di rete, si tratta di una
situazione win-win.
La delibera attuale prevede invece tre operatori per area con un potenziale rischio di
oligopolio (salvo inattività o fallimento) in quanto gli operatori rimangono i medesimi per 15
anni e possono fare cartello sulla singola area.
Si guarda ora all’azione del Governo che curerà la stesura finale del bando per valutare la
effettiva bontà del bando rispetto agli obiettivi fissati dal DPEF. E’ comunque una sfida che il
Governo deve intraprendere. Analizzando il bando sarà possibile valutare quanto la tecnologia
Wi-Max sarà effettivamente in controtendenza rispetto all’attuale trend dell’espansione di
infrastrutture di trasmissione dati a larga banda nel territorio Italiano che si è per ora fermata
ai grandi centri urbani e alle regioni più industrializzate.
L’espansione delle tecnologie di comunicazione è stata infatti “business-driven” e l’accesso
ai servizi di “banda-larga” per l’utenza residenziale non è ancora possibile per tutti gli utenti
del Paese e dove risulta essere disponibile spesso il livello di qualità di servizio non viene
rispettato.
Esperienze nazionali e internazionali
L’Italia ha sempre avuto la sua forza nelle PMI.
Anche oggi, la banda larga, in vaste aree, metropolitane e non, sia formalmente coperte
dall’incumbent che dichiaratamente non coperte, viene fornita da operatori medio-piccoli.
Occorre pertanto, per portare banda larga al Paese, risolvere il nodo della rete di Telecom
Italia e del suo rapporto con gli operatori minori.
Gli strumenti sono, anzitutto, una migliore regolamentazione della tecnologia “bitstream”, che
consenta a ciascun operatore di fornire una propria offerta personalizzata aggregando
componenti di servizi della rete IP i cui prezzi sono attinti da un apposito listino, invece di
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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dover replicare i pacchetti preconfezionati end-to-end dell’incumbent su rete ATM.
Occorre allora guardare all’estero, sia in termini di “best practice” (utilizzare i listini di
riferimento che si sono dimostrati funzionare nei Paesi con il più elevato tasso di connessioni,
quali Danimarca e Belgio), sia adottare, per le offerte in questione, modelli di contabilità –
come appunto avviene in tali paesi – trasparenti: l’operatore incumbent pubblica una propria
offerta sul sito del regolatore in cui i prezzi all’ingrosso dei servizi sono composti sommando
componenti di rete, servizio e margine (nel nostro caso l’AGCOM dovrebbe ospitare tali dati)
affinché utenti e consumatori possano prendere visione di cosa compone la tariffa bitstream
che pagano al proprio service provider.
Su scala più grande occorre lavorare ad una versione italiana del modello BT/Openreach
intorno alla quale chiamare a raccolta tutti gli operatori (la parte di network dovrebbe cioè
non essere limitata alla rete di Telecom Italia ma consentire anche conferimenti e
partecipazioni alla gestione da parte di altri operatori infrastrutturati).
Fattori di successo e Fattori di ostacolo
L’Italia è un paese dalla complessa geografia, caratterizzata una distribuzione articolata di
montagne, mare, isole, pianura che spesso rende proibitiva la diffusione della rete via cavo.
Non possiamo pensare che il Paese possa raggiungere livelli adeguati di penetrazione della
rete senza ipotizzare una combinazione di tecnologie convergenti.
Per le tecnologie wireless, in particolare, l’Italia rappresenta una delle sfide di sistema più
interessanti. E’ in Italia che i produttori di telefoni cellulari hanno potuto migliorare e
sperimentare le difficoltà di una buona copertura e qualità del segnale. Ed è in Italia che le
esigenze di comunicare sono più importanti, proprio per abbassare la necessità di spostarsi
all’interno di aree anche ristrette ma in alcuni casi impervie per ragioni connesse al servizio
pubblico o per lavoro.
In questo senso consentire di poter sperimentare subito soluzioni basate sulle nuove
tecnologie sarebbe enormemente importante. In Italia abbiamo un sistema universitario
all’avanguardia nello studio delle radiofrequenze, un sistema di imprese in grado di produrre
apparecchiature che consentono di comunicare tra satelliti e navette spaziali e,
contemporaneamente, nessun segnale di vita sul fronte del disegno di soluzioni nel settore
del wi-fi o wi-max. Anzi, le condizioni legislative, spesso, impongono dei ritardi difficilmente
colmabili. Costruire le condizioni affinché sia possibile attirare aziende estere o nazionali verso
lo sviluppo di centri di ricerca e sviluppo nel nostro paese non è impossibile e spesso il
problema non sono i finanziamenti, ma le condizioni legislative e autorizzative. Costruire un
sistema regolatorio in grado di richiamare capitali esteri e nazionali ad investire in ricerca e
sviluppo coinvolgendo il sistema delle università e delle imprese di avanguardia è una
condizione possibile e una opportunità praticabile se intrapresa con decisione e rapidità.
Azioni e attori
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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L’approccio alla realizzazione delle infrastrutture di rete deve essere quindi totalmente diverso
rispetto a quello delle infrastrutture “pesanti”, rispetto alle quali le uniche condizioni comuni
sono la loro strategicità.
La grande distanza di senso tra le infrastrutture “pesanti” e le infrastrutture di rete può
essere chiarita da un esempio: se pensiamo alle autostrade come infrastrutture “pesanti”,
quando il traffico previsto decuplica sono necessari ingenti investimenti. Investimenti che
richiedono impegno economico, tempi lunghi, risorse ingenti. Nei termini delle infrastrutture
di rete, lo stesso risultato si ottiene semplicemente “cambiando i caselli di ingresso e di
uscita”, moltiplicando per centinaia di volte la capacità di transito ad una spesa notevolmente
inferiore e con un servizio risultante, in proporzione, di migliore qualità.
Nelle infrastrutture di rete, inoltre, solo gli interventi veloci sono efficaci. Ritardi
decisionali, paragoni errati, lentezze implementative portano ad un incremento esponenziale
dei ritardi del Paese nel campo della connettività.
Lo stato della rete in Italia
Quando in Italia si parla di ritardo delle infrastrutture di rete non dobbiamo inserire tra queste
i back-bone. Negli anni scorsi molti soggetti pubblici e privati hanno investito nella
costituzione di dorsali di rete. Molte dorsali sono ad uso interno, e sono sotto-utilizzate o
addirittura “spente”. Esistono dorsali di Autostrade S.p.A., ENEL , Telecom. Ferrovie dello
Stato o compagnie locali, Metro, ecc. Dal punto di vista del “traffico” sulle dorsali, in molte
aree si rileva un eccesso di disponibilità rispetto alla domanda.
Il vero nodo del Paese è l’ultimo miglio.
L'ultimo miglio, che è tecnicamente quella parte di filo che collega l'utente finale alle
infrastrutture di rete dell’operatore, è il vero “Coltello dalla parte del manico” del gestore
“incumbent”; infatti si può possedere la più efficiente dorsale del mondo, ma allo stato
attuale senza questo ultimo tratto, quasi esclusivamente di rame, non è possibile
fisicamente arrivare a casa dell'utente.
L’infrastruttura dell’ultimo miglio, a suo tempo realizzata con il contributo dello Stato, al
momento della trasformazione di Telecom Italia da Ente a partecipazione Statale a S.p.A., fu
ceduta a titolo gratuito al vecchio monopolista, infrastruttura per la quale continua a
percepire un canone da tutti gli utenti, sebbene più volte si sia tentato inutilmente di
abolirlo, essendo giustamente considerato da più parti un vero e proprio abuso. Tale
situazione ha creato “de facto” un monopolio pressoché assoluto e inattaccabile. Anche se
spesso si sente parlare di “liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni“ , di fatto
questa situazione ha condizionato e continua a condizionare negativamente tutto l’indotto
ICT/TLC ed in particolare il modello organizzativo dei nuovi soggetti entranti.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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È lecito, pertanto, affermare che in Italia non si potrà mai parlare di concorrenza, se il
concorrente è costretto ad affittare la rete dal monopolista stesso, risultando sostanzialmente
anch’esso alla stregua di un “reseller”, e dove anche quei gestori che consentono alla
propria utenza il distacco da “Telecom", non fanno altro che affittare l'ultimo miglio da
quest’ultima, che ne resta sempre il proprietario.
E’ necessario rimuovere ogni ostacolo allo sfruttamento di altri canali, rendendo rapido
il superamento di questa barriera. In alternativa al doppino è possibile immediatamente
ipotizzare uno sviluppo del cablaggio attraverso i fili elettrici di alimentazione delle case, la
stesura di fibra ottica passando per la rete fognaria ove presente, la diffusione di punti
d’accesso wireless, lo scavo e l’utilizzo combinato di canali comuni o cave multifunzionali
variabili da parte delle Amministrazioni Locali, l’utilizzo di pali come quelli del telefono o
dell’energia elettrica, e di qualsiasi altro canale che la tecnologia metterà a disposizione. Si
può anche pensare in questo modo alla nascita di operatori locali in grado di portare la fibra
ottica nelle case e mettere a disposizione delle altre compagnie questa capacità con un
sistema di costi e servizi trasparente.
La ridondanza dell’ultimo miglio
Sviluppare canali diversi di comunicazione sull’ultimo miglio consentirebbe all’utente di poter
scegliere liberamente l’operatore e la tecnologia in grado di soddisfare le proprie reali
esigenze. Auspichiamo, in questo senso, che ci possa essere un abbattimento dei costi
notevole per raggiungere i livelli europei (intorno a 10€ per ADSL), migliorando il livello di
servizio. La ridondanza, intesa come coesistenza dei canali, consente di ipotizzare un
mercato delle reti nel quale ogni casa potrà avere più accessi contemporanei ad internet in
concorrenza tra loro, la nascita di un mercato di piccoli dispositivi intelligenti (come nel caso
dei router) in grado di deviare il traffico verso il tratto migliore in termini di qualità. Se si
creano, in questo modo, le condizioni per la nascita di un mercato, le imprese del settore
saranno in grado di rispondere per capacità di investimento e per professionalità.
La ridondanza dell’ultimo miglio rappresenta la chiave di volta per un paese come l’Italia,
un ultimo miglio fatto da infrastrutture concorrenti anche di piccoli operatori locali in grado di
soddisfare le esigenze del territorio, stabilire un rapporto diretto con i cittadini, offrire nuovi
servizi in un nuovo modello di carrier che è l’unica strada per coprire diffusamente il territorio.
Gli operatori locali possono rappresentare anche una enorme opportunità per tenere sul
territorio delle competenze ingegneristiche elevate, che sempre più spesso sono costrette a
riprendere le vie dell’emigrazione sud-nord, periferia-città.
Un modello di questo tipo richiede che gli operatori che vogliano entrare nel mercato abbiano
i requisiti per poterlo fare e rende necessario un meccanismo di validazione e di certificazione
basato su requisiti di affidabilità, qualità e competenza. Gli operatori devono essere in grado
di garantire il rispetto degli impegni contrattuali ed i contratti dovranno semplificarsi
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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evidenziando tutte le limitazioni e le garanzie dell’offerta. Quello che non dovrebbe verificarsi
più nel futuro è l’esistenza di operatori che operano solo con infrastrutture di altri,
rivendendole. Ogni operatore deve disporre di una sua infrastruttura, per quanto limitata .
Il ruolo dello Stato è fondamentale nel creare queste condizioni, un ruolo che può essere
ricoperto adeguatamente se viene istituito un centro di competenza in grado di monitorare i
livelli di servizio, accertare la qualità e validare l’efficienza degli operatori, essere un punto di
riferimento per gli utenti e un efficace strumento dell’AGCOM che da sola rischia di rivelarsi
poco utile. In questo senso potrebbe essere reinterpretato il ruolo dell’Istituto Superiore delle
Telecomunicazioni (ISCOM), che ha già moltissime competenze in grado di soddisfare questo
ruolo e da troppo tempo non ha una chiara missione. Fino a solo pochi anni fa l’ISCOM
partecipava in molti gruppi di standardizzazione internazionale e formava, attraverso la
scuola superiore, le migliori competenze in materia.
Strumenti per l’analisi permanente del digital divide
Un’analisi permanente del fenomeno del digital divide impone lo sviluppo e l’adozione di
sistemi idonei per la raccolta dei dati, ivi inclusi quelli socioeconomici, da comparare ed
integrare con i dati strutturali e le informazioni provenienti dal sistema di telecomunicazioni
privato e dalle reti tecnologiche afferenti al sistema pubblico. Questo significa poter disporre
di uno strumento dinamico in grado di garantire funzioni di “proiezione” e di “monitoraggio”.
E’ necessario che le istituzioni si possano far carico non solo di un catasto delle
infrastrutture, come sta avvenendo in questi mesi, ma anche di una reale mappatura
della banda larga, superando le informazioni rese disponibili dagli operatori, in modo da
svolgere un ruolo di coordinamento nell’opera di superamento del digital divide, incentivando
la copertura delle zone disagiate, costruendo di fatto i presupposti affinché la banda larga si
sviluppi uniformemente.
Un sistema di questo tipo è essenziale per poter pianificare la progressiva eliminazione del
digital divide attraverso anche azioni di incentivazione mirate agli operatori, previste, sin dai
disciplinari, nei bandi di gara come quello Wi-Max. Individuando un organismo a cui
assegnare la definizione e la manutenzione del sistema di monitoraggio sullo stato del
digital divide.
Il Bando per le licenze Wi-Max
Un’opportunità da sfruttare è rappresentata dal prossimo Bando per le licenze Wi-Max.
Come abbiamo più volte ribadito, il Wi-Max non è la tecnologia miracolistica che può
consentire di superare tutte le barriere che ostacolano la riduzione del digital divide o la
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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chiave per equilibrare d’incanto il mercato oggi influenzato pesantemente dall’incumbent.
Le linee di azione, come abbiamo indicato, sono complesse e poggiano sulla combinazione di
tecnologie, sulla ridondanza dell’ultimo miglio, sull’apertura del mercato a operatori con
radicamento territoriale e su un’attenzione molto forte sulla copertura del territorio.
Il Bando Wi-Max non può risolvere da solo questi problemi, ma può impattare positivamente
o negativamente. Purtroppo diversi segnali, dopo l’emissione delle linee guida AGCOM,
sembrano andare nella direzione negativa (ad esempio, il meccanismo di bando che tende a
privilegiare gli operatori mobili e la scarsissima attenzione per le capacità di copertura dei
servizi privilegiando unicamente il prezzo come metodo di confronto tra le offerte).
Come si diceva, compito del Ministero delle Comunicazioni, arduo ma necessario, è quello di
rendere utile e positivo per il Sistema Italia questo Bando, integrando il disciplinare AGCOM.
Questo significa riuscire a perseguire almeno tre obiettivi:
Contribuire al superamento del digital divide (riduzione degli effetti nelle zone disagiate)
Contribuire al miglioramento del livello di servizio attuale (garanzia di banda e prezzo
all’utente finale / unità di business per l’erogazione dei servizi a valore aggiunto) ed al
raggiungimento di una rispondenza tra i livelli di servizio dichiarati e quelli realmente
raggiunti
Contribuire alla costruzione di un mercato con concorrenza e garanzia di presenza di
piccoli operatori su scala locale o network-sistemi d’impresa fortemente territorializzati.
Il Bando è atteso entro l’anno e ci sono molte aspettative da parte di cittadini e operatori per
questo importante banco di prova governativo.
Tutti si attendono una prova del coraggio di innovare.
Risorse Necessarie
Il tema delle risorse è stato ben posto dal governo, all’atto di costituzione del Comitato per la
diffusione della Banda Larga: bisogna razionalizzare e rendere organici gli investimenti
pubblici nazionali e locali, integrandoli con le risorse delle aziende private che in questo modo
possono offrire nuovi e più ricchi servizi.
Ad un primo censimento di fine dicembre 2006 le risorse pubbliche disponibili erano di poco
più di 1 miliardo di euro.
Indicatori
L’indicatore principale è quello indicato dal governo, e che sottoscriviamo completamente:
100% di copertura in Banda Larga entro il 2011.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
40
Oggi è un problema di diritti da esercitare e non più di tecnologia.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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INFOMOBILITÀ
Premessa
La situazione italiana della mobilità di persone e merci risente di limiti strutturali che sono dei
forti vincoli al suo ulteriore sviluppo: il forte impulso alla costruzione di reti stradali e
autostradali nei decenni ’60-’80 non è stato seguito da uno sviluppo analogo delle
infrastrutture ferroviarie, del sistema aeroportuale nazionale, e delle infrastrutture portuali.
Forti ritardi sono stati accumulati inoltre nelle infrastrutture di “connessione” tra i diversi tipi
di trasporto, basti pensare alle infrastrutture che collegano i porti con ferrovie e strade.
Il tema dell’Infomobilità, e cioè dei servizi alla mobilità di persone e merci, e in particolare del
forte supporto che l’ICT può dare a questo settore, vede il nostro paese ancora in ritardo.
Ritardo però più semplice da colmare, ed in tempi molto minori, rispetto al ritardo nelle
infrastrutture. I servizi a “merci e persone in movimento” non suppliscono certamente alle
carenze infrastrutturali, però sicuramente favoriscono la mobilità attuale, ne velocizzano il
servizio globale “end-to-end”, ne migliorano la qualità e quindi, in sintesi, sviluppano la
propensione di aziende e privati a usare la mobilità in modo più efficiente e aderente alle
proprie esigenze.
Iniziative in corso
L’infomobilità ha fatto parte della prima agenda semestrale della CPIT (Commissione
Permanente per l’Innovazione Tecnologica), ed il tavolo di lavoro che si è formato,
comprendente Enti Locali, Pubblica Amministrazione Centrale e Aziende, ha generato delle
proposte progettuali concrete ed attuabili in tempi ragionevoli, sicuramente all’interno di
questa legislatura. La rappresentatività degli attori presenti al tavolo e la concretezza dei
contributi ha reso realistico pensare di attivare dei progetti di innovazione nell’Infomobilità già
nella seconda parte del 2007.
La priorità dei servizi di Infomobilità da sviluppare è stata definita secondo tre assi di
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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valutazione:
a) benefici per i Sistema Paese, generabili in termini di sostenibilità ambientale e di
supporto alla produttività del Sistema;
b) Fattibilità, in termini di tecnologie disponibili nel breve-medio, adeguamento del
sistema normativo e maturità del contesto di governance necessario;
c) Ritorno economico dell’investimento, con evidenza delle necessità di sistemi di
incentivazione pubblica per i diversi tipi di iniziativa.
Su queste basi il tavolo di lavoro ha definito una “short list” dei servizi prioritari di
Infomobilità:
- Road pricing urbano ed extraurbano
- Gestione traffico urbano
- Pagamento di servizi ferroviari e TPL
- Soluzioni integrate per la sicurezza del veicolo
- Integrazione gestionale tecnologica e tariffaria
- Gestione trasporto pubblico persone
- Gestione trasporto merci
- Distribuzione contenuti
in base alla quale sviluppare delle iniziative progettuali di breve-medio periodo, che diano
risultati efficaci ed utilizzabili immediatamente da cittadini ed imprese.
La logica è quella del superamento delle best practice locali, che devono servire invece a
fertilizzare delle iniziative coordinate e integrate che, partendo dai territori, siano replicabili
in tempi brevi sull’intero Paese.
La base per lo sviluppo dei servizi devono essere i livelli di standardizzazione, che vanno
perseguiti sulle banche dati, sulle tecnologie di base, sui meccanismi di interoperabilità. Le
tecnologie ICT attuali posso fornire adeguato supporto alla creazione dei livelli di
standardizzazione.
Definite le linee di azione nei servizi (“short list”), e i livelli di standardizzazione, le iniziative
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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possono produrre, con una governance adeguata, dei servizi di infomobilità innovativa
disponibili sull’intero territorio nazionale ad ampie comunità di utenti.
Obiettivi
Il settore trasporti è un settore che vede come pochi altri la necessità di far convergere gli
interventi dell’amministrazione pubblica e delle aziende, le quali spesso, specie nel trasporto
passeggeri, sono ad azionariato pubblico (esempio: le aziende di Trasporto Pubblico Locale).
Nel trasporto pubblico va distinta la dimensione relativa alle aree metropolitane e regionali,
dalla dimensione del trasporto a lunga distanza su scala nazionale. Nel primo caso le iniziative
vanno condotte a livello di bacino o di area metropolitana, e devono riguardare la
pianificazione del viaggio, l’informazione in corso di viaggio, i servizi di pagamento
(bigliettazione e altro). Nel secondo caso le grandi aziende che operano su scala nazionale
(Autostrade, Trenitalia, Alitalia, Tirrenia, ecc.), devono mettere a fattor comune le iniziative
industriali già sviluppate per la propria clientela, che coordinate in un quadro nazionale di
servizi di infomobilità, posso moltiplicare il valore per gli utenti. Inoltre le due aree,
nonostante la loro contiguità, non hanno operato sinergie, proprio per l’assenza di un indirizzo
omogeneo che solo la politica può dare. E’ necessario generare intermodalità tra la lunga
percorrenza ed il trasporto locale e metropolitano, per offrire servizi “end-to-end” agli
utilizzatori del trasporto.
Nel trasporto privato le direttive della Comunità Europea sulla sicurezza dei veicoli spingono
ad equipaggiare le auto con apparecchiature che preannunciano la cosiddetta “targa
elettronica”, e che sono in grado di supportare servizi informativi di “navigazione” e servizi
transazionali di pagamento per strade, accessi, parcheggi.
I servizi che ne possono derivare sono vari: le assicurazioni potrebbero creare delle polizze
con tariffe ad hoc, monitorando le casistiche d’incidente nelle varie aree geografiche, nelle
diverse tipologie di strada; gli utenti potrebbero sapere sempre dov’è la propria auto; i
genitori potrebbero esercitare un controllo sui figli per sapere dove vanno in auto e che
velocità raggiungono; si potrebbero dispacciare delle informazioni sulla viabilità in tempo
reale e non con i ritardi necessari per la preventiva autorizzazione degli organi di Polizia
Stradale; si potrebbero allertare i mezzi di Protezione Civile, di soccorso, del 118,
conoscendone il posizionamento in tempo reale; si potrebbero prendere in carico da un
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Centro Servizi gli autobus dei turisti e monitorarne i percorsi all’interno della città, verificando
che parcheggino effettivamente nelle aree di sosta ad essi dedicate.
Oltre a ciò, si può sviluppare efficacemente la sinergia tra il trasporto privato ed il trasporto
pubblico, inclusi i nuovi servizi tipici delle aree urbane quali “car sharing”, “car pooling”,
oppure i sistemi “low cost” di noleggio auto o biciclette, con o senza pedalata assistita, grazie
a modelli business basati sull’utilizzo integrato di tecnologie ICT (sistemi di gestione flotte,
car navigator, gps, smartcard per accesso e pagamento servizi), che sono fruibili ed
economicamente auto-sostenibili anche in zone periferiche urbane, marine, montane e rurali,
dando così un concreto contributo allo sviluppo sostenibile e all’applicazione dell’AGENDA 21.
Nel trasporto merci ritardi infrastrutturali impediscono, qui più che altrove, obiettivi
economici e di rispetto dell’ambiente raggiungibili attraverso lo “shift modale” dalla gomma
verso ferrovia e mare. Ma anche in questo caso lo sviluppo di servizi informativi nell’intera
filiera, standardizzati ed interoperabili, in un settore frammentato in tanti operatori, può far
crescere la qualità del trasporto e generare una maggiore domanda.
In sintesi, i servizi di infomobilità possono indirizzare una corretta politica di mobilità per il
Paese, favorendo:
- l’intermodalità sia nel trasporto pubblico che privato delle persone;
- l’utilizzo del TPL;
- l’efficientamento del traffico privato;
- l’intermodalità nel trasporto delle merci, aumentando le quote del trasporto ferroviario
e navale, per decongestionare il sistema viario nazionale.
Gli interventi di breve periodo sono definiti ed attuabili nella legislatura. Nello stesso tempo
va definito, per essere attuato nel lungo periodo, un progetto nazionale di informazioni
integrate per l’infomobilità, che sia alla base di “centri servizi” che possano arricchire le
informazioni di base ed erogarle verso gli utenti, la cittadinanza, le aziende, gli Enti Locali, gli
organi di soccorso.
Esperienze nazionali e internazionali
In Italia, come si diceva, la situazione dei servizi di Infomobilità non è carente come quella
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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delle infrastrutture, ma presenta anzi delle punte di eccellenza a livello europeo. Ad esempio
il servizio Telepass della società Autostrade ed il Biglietto Elettronico di Trenitalia sono due
realtà di servizio in cui l’Italia è leader in Europa. Altri esempi di questo tipo esistono nelle
realtà metropolitane per i servizi di trasporto pubblico urbano. Come in altri settori, tuttavia,
è il sistema paese che è carente, a dispetto di queste best practice che da sole non
costituiscono “massa critica” e non generano lo sviluppo sistematico della mobilità.
Per recuperare e mettere “a sistema” le best practice esistenti, sviluppando al contempo il
quadro di riferimento per lo sviluppo dei servizi di Infomobilità, è necessario inquadrare le
linee di intervento generali e promuovere la coerenza degli interventi progettuali.
Nel Trasporto Pubblico Locale (TPL) le esperienze di Francia, Inghilterra e più recentemente
Olanda nel campo della tariffazione integrata dei servizi di trasporto e dei sistemi di
bigliettazione elettronica a supporto, costituiscono dei modelli interessanti a cui fare
riferimento, specie per i modelli di governance attuati e per il metodo di diffusione ai cittadini
dei nuovi servizi.
Nel trasporto merci le esperienze che favoriscono l’intermodalità ferro-gomma sono diverse,
una fra tutti quella tedesca.
Nel settore del trasporto privato, lo sviluppo dei servizi avanzati di Infomobilità vede
procedere in parallelo lo sviluppo della dotazione ICT dei veicoli (localizzatore satellitare,
targa elettronica, soluzioni integrate di sicurezza) con lo sviluppo di sistemi di road pricing e
controllo accessi. In questo senso Londra ha fatto da battistrada e, con opportuni
aggiustamenti, altre realtà metropolitane stanno seguendo l’esempio.
Infine, nei servizi di Infomobilità anche il livello puramente informativo è di fondamentale
importanza, in quanto consente pianificazione e monitoraggio del trasporto. In questo senso
l’integrazione nel TPL degli orari tra aziende diverse ed il monitoraggio della flotta ai fini
informativi dei viaggiatori in movimento sono un valore aggiunto notevole. In Italia esistono
best practice su questi temi, è essenziale estenderle e sistematizzarle a livello Paese, anche
per evitare problemi di “interoperabilità” a livello tecnologico che possono invece essere
risolte facilmente con una opportuna governance. L’iniziativa della Regione Liguria sugli orari
integrati regionali, presto seguita da altre Regioni, è un ottimo esempio di quanto si può
realizzare. Il servizio Viaggiatreno di Trenitalia è invece una best practice nell’ambito del
monitoraggio “online” del trasporto.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Fattori di successo e Fattori di ostacolo
Il successo dei servizi di Infomobilità si misura sull’effettivo vantaggio fornito ai “fruitori” della
mobilità, singole persone o aziende, e quindi sul maggiore utilizzo dei servizi di trasporto che
ne risulta.
I fattori che favoriscono tale successo presso gli utilizzatori del trasporto sono quindi:
- affidabilità, nel senso di disponibilità del servizio e di esattezza dei dati e dei
contenuti;
- usabilità, e cioè facilità d’uso per target anche diversificati di utenti e di popolazione;
- completezza, quindi presenza di tutte le informazioni utili.
Dal punto di vista delle aziende, sia di trasporto pubblico che privato, il successo si misura
con il gradimento e la diffusione dei propri servizi. Bisogna puntare quindi su un aumento
della soddisfazione della clientela, e su un incremento dell’utilizzo dei servizi di trasporto.
Anche per la Pubblica Amministrazione, centrale e locale, il successo si misura con parametri
di gradimento e diffusione dei servizi. Ma ad oggi le esperienze italiane sono piuttosto
frammentate. Ogni ente attinge ed eroga informazioni proprie, non esiste integrazione del
patrimonio informativo proveniente da più fonti. Le principali aziende (Autostrade, Anas,
Ferrovie, Aeroporti, Porti, Linee di Trasporto Locali/Turistiche/Regionali, Protezione Civile,
118, ecc.) non possono accedere ad una piattaforma di monitoraggio integrato dei servizi di
trasporto, e ciò rappresenta un limite forte all’incremento dei cittadini che fruiscono dei
trasporti.
E’ importante quindi rimuovere alcuni possibili ostacoli al successo dei servizi di Infomobilità.
Innanzi tutto è necessario un livello “base” di governance sia tecnica che normativa e
regolamentare. Questo perché se si vuole ottenere “infomobilità” a livello nazionale bisogna
garantire interoperabilità tra i servizi di ogni singolo Ente Locale (Regioni, Province,
Comuni,…). Stabiliti i livelli “base” che garantiscono l’interoperabilità, ogni singolo bacino può
sviluppare i propri servizi con i livelli di autonomia esistenti.
Questo livello di governance è mancato nella passata legislatura, e va attuato. Un passo
fondamentale da questo punto di vista è stato l’accordo, sottoscritto in Sede di Conferenza
Stato-Regioni su proposta del Ministero degli Affari Regionali, che impegna le Regioni a stilare
entro il 2007 i “piani di infomobilità territoriale”. Questi piani devo essere basati sulle linee
guida espresse dal Tavolo Infomobilità della CPIT. Il raggiungimento di una pianificazione
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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coerente per l’Infomobilità è un risultato di grande valore programmatico.
Alcuni possibili problemi normativi legati alla tutela della “privacy” vanno anch’essi affrontati,
in considerazione delle avvisaglie già note, ad esempio sulle validazioni elettroniche di biglietti
in ambito TPL.
Considerando che non ci sono “limiti tecnologici” allo sviluppo dei servizi di Infomobilità, in
quanto questi si basano su tecnologie consolidate quali rilevazione satellitare, comunicazione
wireless in banda larga e apparati mobili (cellulari, palmari, PC portatili, ecc.), gli ostacoli da
rimuovere sono essenzialmente quelli normativi e di una corretta governance delle iniziative.
Azioni e attori
Le esperienze fatte indicano una strada certa per sviluppare il tema Infomobilità: una stretta
cooperazione tra aziende leader del settore trasporti (Autostrade, Ferrovie, Fiat, Anas, gestori
portuali e aeroportuali, aziende di logistica integrata), fornitori di tecnologie ICT, aziende di
TPL, Enti Locali. La prosecuzione e l’allargamento del Tavolo Infomobilità già citato, con la
partecipazione attiva dei principali player attuali del settore, è la strada da seguire.
E’ importante che i dati, fattore critico di successo, siano gestiti da chi li detiene (il traffico da
chi gestisce strade e autostrade, i treni dalle Ferrovie, ecc.), e siano messi a disposizione con
standard unificati di una piattaforma di servizi.
E’ essenziale il ruolo di coordinamento e indirizzo della Pubblica Amministrazione, che è
garante della interoperabilità, della fruibilità e della diffusione dei servizi, del beneficio dato al
Sistema Paese.
Le azioni a breve (2007-2008) derivano direttamente dalla “short list” indicata dal Tavolo
Infomobilità della CPIT e riguardano interventi che favoriranno:
- lo sviluppo di standard per l’interoperabilità dei servizi di infomobilità di
passeggeri e merci, e che saranno alla base dello sviluppo di applicazioni ad esempio
nel campo della bigliettazione innovativa e del monitoraggio della circolazione di mezzi
e di merci;
- lo sviluppo di servizi informativi che stimolino l’intermodalità tra trasporto privato e
trasporto pubblico (orari, disponibilità parcheggi, car sharing, …);
- lo sviluppo di servizi transazionali che consentano la fruizione diretta dei servizi di
trasporto, facilitando i pagamenti, anche in mobilità (parcheggi, road pricing, controllo
accessi, bigliettazione,…);
- lo sviluppo di standard per la sicurezza dei veicoli sia privati che pubblici.
Gli attori già citati, con i rispettivi ruoli, sono le realtà adeguate a realizzare con successo
questi interventi.
Risorse Necessarie
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Lo sviluppo di servizi di Infomobilità non richiede investimenti massicci, se ci si limita, come
consigliabile in prima fase, agli investimenti sulle applicazioni e, per gli investimenti in
apparati, solo a quanto necessario al primo rilascio delle iniziative, rimandando al modello di
business definitivo la diffusione degli equipaggiamenti hardware.
Si tratta in definitiva di impiegare circa 20 milioni di euro nei primi 2 anni, con investimenti
che posso essere complementati da fondi già stanziati nei territori su temi similari. Si
potrebbe addirittura re-indirizzare in corso d’opera progetti già attivi e che dispongono di
finanziamenti anche significativi, ma che potrebbero generare un successo maggiore se
sviluppati in coerenza con un piano nazionale.
Quanto detto vale anche per le aziende di settore, che hanno in cantiere progetti di
Infomobilità. Con un censimento delle iniziative principali in corso, peraltro già avviato, anche
i finanziamenti disponibili presso le aziende stesse potrebbero essere inquadrati in un piano
coerente.
La definizione dei modelli di business delle diverse iniziative permette di qualificare gli
investimenti necessari, distinguendo tra esperienze pilota e diffusione massiva. Questa ultima
non può essere oggetto dell’investimento iniziale richiesto.
Indicatori
Gli indicatori su cui basare la “misurabilità” dei servizi sviluppati e la loro efficacia si basano
sia su fattori quantitativi che su fattori qualitativi.
Del primo insieme fanno parte ad esempio, per il settore passeggeri:
- popolazione raggiunta dai servizi di infomobilità sviluppati;
- Penetrazione dei servizi presso l’utenza in mobilità (utenti dei servizi/viaggiatori
globali)
Del secondo insieme fanno parte ad esempio:
- Grado di mobilità del bacino servito (viaggiatori/KM nel bacino)
- Indice di utilizzo del trasporto pubblico
- Indice di utilizzo della multimodalità (parcheggi di scambio, modalità di trasporto, ecc.)
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
49
Per quanto riguarda le merci, è importante valutare, oltre agli usuali indicatori quantitativi di
merci trasportate, in assoluto e per tipologia di vettore, degli indici che diano una misura
dell’efficienza del servizio “end-to-end”. Infine, è essenziale valutare lo “shift modale” e
monitorarne la crescita a favore di ferrovia e mare.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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INNOVAZIONE E IMPRESE
Abbiamo più volte ribadito l’importanza di operare sul “technology transfer” in modo da
creare un circolo virtuoso tra centri di ricerca, università e imprese valorizzando la presenza
sul territorio e quindi le esigenze e le caratteristiche specifiche del tessuto economico.
Abbiamo così promosso idee e progetti per la creazione di sistemi innovativi locali, come già
succede in diversi Paesi europei. Una iniziativa governativa che va in questa direzione,
importante anche per lo sviluppo del Sud, è quella della creazione di Laboratori di ricerca
misti pubblico/privato e di Distretti Tecnologici nel Mezzogiorno.
Iniziative in corso
Di recente il Cipe ha riattribuito al Ministero dell’Università e della Ricerca 270 milioni da
utilizzare per la realizzazione nel Mezzogiorno di 11 Laboratori di ricerca congiunti pubblicoprivato
e di 12 nuovi Distretti Tecnologici.
Si tratta, quindi, di risorse significative indirizzate verso obiettivi strategici che potrebbero
imprimere una positiva discontinuità nelle politiche di sviluppo locale nel Mezzogiorno. Ed è
proprio l’importanza di una misura come questa che dovrebbe sollecitare un confronto
costruttivo fra gli attori che sul territorio dovranno contribuire a fare in modo che questi
Distretti Tecnologici riescano a decollare ed a raggiungere i positivi risultati che in tante altre
esperienze europee abbiamo visto manifestarsi.
Obiettivi
Obiettivo dichiarato è di incentivare lo sviluppo del capitale umano nell’ambito della ricerca
applicata e la nascita di nuove imprese ad alto contenuto tecnologico, che sappiano dialogare
ed interagire anche con il tessuto preesistente delle PMI locali.
Esperienze nazionali e internazionali
Nei paesi anglosassoni il concetto di “Entrepreneurial University” è ben chiaro e guida le
strategie di sviluppo di Università blasonate (es. quelle di Oxford, Cambridge e Coventry, che
rientrano nel “Cluster UK”, una strategia di intervento unitario del governo britannico. Uno
degli obiettivi principali di “Cluster UK” consiste, appunto, nel sostegno offerto alle Pubbliche
amministrazioni locali nella pianificazione e gestione strategica dei loro sistemi innovativi
locali.
In termini di investimenti in ricerca applicata la germania è leader in Europa. L’architettura
del sistema tedesco è molto complessa e si sviluppa su più livelli, coinvolgendo sia il governo
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Federale che quello dei singoli Lander. Fra le iniziative più interessanti del Governo federale
va ricordato il Fraunhofer Institute for system and innovation research. Con un budget
annuale di oltre un miliardo di euro, questo Istituto ha promosso 7 Distretti tecnologici virtuali
che coinvolgono 58 Università e numerosissime imprese (queste ultime contribuiscono al 30%
circa del budget complessivo).
Fattori di successo e Fattori di ostacolo
Il Distretto Tecnologico non si ottiene per decreto, ma è il risultato di un allineamento di
interessi e di comportamenti fra i tre componenti fondamentali di quella che è stata definita
come la “tripla elica” dello sviluppo innovativo: Università e centri di ricerca pubblici; Sistema
industriale e finanziario; Governo centrale e locale.
La capacità di coordinamento del pubblico deve essere soprattutto indirizzata all’integrazione
e non all’invasione. Facilitatore e non decisore.
Azioni e attori
Guardando anche alle esperienze in corso in altri paesi europei, ecco tre punti che appaiono
importanti nel successo di un progetto di Distretto tecnologico.
a) E’ evidente che il ruolo centrale spetta alla ricerca pubblica. La capacità di trasferire in
modo rapido ed efficace la conoscenza scientifica al mercato è l’essenza stessa del
concetto di Distretto Tecnologico. Ma alla base ci deve essere una ricerca scientifica di
qualità, capace di misurarsi a livello internazionale e di aprirsi, senza rinunciare alla sua
naturale vocazione di libertà ed autonomia, agli stimoli ed alle sfide che provengono dal
mondo industriale. Su questo punto ancora molto c’è da lavorare nel nostro contesto, sia
da un punto di vista “culturale” per promuovere la “cultura” della valorizzazione della
ricerca scientifica nel mondo accademico, sia da un punto di vista fattuale rinforzando
quelle strutture di Ateneo (Tto, Liason Office, Spin off centre, ecc) che si stanno
organizzando per sostenere i primi fermenti che già si possono cogliere nelle nostre
Università.
b) Se è vero che uno dei motori fondamentali dello sviluppo dei Distretti tecnologici è la
nuova impresa innovativa che nasce sulla frontiera della ricerca scientifica, qui si apre una
sfida difficile per il sistema finanziario. Non possiamo certo pensare ad un intervento
pubblico che vada oltre le prime fasi di partenza di queste imprese, ed il sistema bancario
attuale è assolutamente “starato” rispetto al profilo rischio-rendimento di questo genere di
imprese. L’esperienza dei Distretti di successo evidenzia il ruolo centrale degli investitori
informali (i cosiddetti Business Angels) e formali (i Venture Capitalist) nel sostenere
finanziariamente, e managerialmente queste imprese nelle prime fasi di sviluppo (il
cosiddetto early stage). In Italia questo genere di operatori è poco sviluppato e comunque
fondamentalmente interessato soltanto ad operazioni di private equity su imprese ben
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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consolidate. Come attrarre questi soggetti o sviluppare la disponibilità di capitale di rischio
da decicare all’early stage delle imprese innovative è un punto che merita riflessione e
scelte ponderate.
c) Il ruolo del Governo centrale e, soprattutto, di quello locale è fondamentale nel mettere in
rete le Università, la finanza e l’industria. Questo ruolo si sostanzia attraverso la
costituzione di “organizzazioni ibride” (Consorzi, Comitati, Società miste ecc.) che sono
chiamate a formulare gli indirizzi strategici e piani d’azione capaci di mobilitare
efficacemente le risorse sul territorio e di attrarne dall’esterno.
La governance di queste organizzazioni ibride è il pilastro sul quale si regge tutta
l’impalcatura.
Risorse Necessarie
Sulla carta gli impegni già assunti dal Governo per lo sviluppo dei 24 Distretti tecnologici già
approvati entro il 2006 è di oltre 600 milioni di euro. Si tratta quindi di una cifra sginificativa,
sebbene ancora distante da quanto hanno investito altri Paesi a noi vicini e primi fra tutti la
Francia e la Germania. Ma il problema ancora più acuto può essere rappresentato dai tempi
della effettiva disponibilità di tali cifre, tema sul quale questo Governo si è già impegnato con
qualche apprezzabile differenza, rispetto alla mera strategia di “annuncio” alla quale ci aveva
abituato il Governo precedente.
Indicatori
Si possono individuare due tipi di indicatori, diretti ed indiretti dell’efficacia delle Azioni
proposte.
Indicatori diretti sono:
tasso di natalità di imprese innovative provenienti dal mondo della ricerca;
numero delle nuove imprese che riescono ad approdare alla quotazione in mercati
regolamentati;
occupazione generata dalle nuove imprese;
numero di brevetti prodotti, misurati in valore assoluto ed in rapporto alla forza
lavoro scientifica;
numero degli accordi e dei progetti di trasferimento tecnologico dalle Università alle
imprese;
crescita dell’occupazione nelle imprese che hanno beneficiato di interventi di
technology transfer.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Indicatori indiretti sono:
crescita della competitività internazionale basata su innovazione di prodotto, di
processo, di strategia, misurabile in termine di crescita della quota nazionale sulle
esportazioni mondiali;
mantenimento sul territorio nazionale di attività ad alto valore aggiunto anche nei
settori manifatturieri tradizionali del made in Italy.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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L’INNOVAZIONE PER IL CITTADINO
Le tecnologie potrebbero, e dovrebbero, semplificarci la vita. Applicare questa ovvia idea al
funzionamento della Pubblica Amministrazione, significa pensare che si potrebbe fare in modo
che i sistemi informativi dei diversi rami dell'amministrazione – ministeri, enti pubblici
centrali, enti locali – parlassero tra loro. E fare in modo che ogni ente non sviluppi un
programma diverso per fare la stessa cosa. Così la Pubblica Amministrazione costerebbe
meno, e allo stesso tempo i cittadini e le imprese riceverebbero un miglior servizio.
Iniziative in corso
Il patto per l’attuazione del sistema nazionale di e-government
Una PA che si presenta “unica” di fronte al cittadino, capovolgendo quindi il paradigma attuale
(“tu cittadino devi sapere qual è il livello amministrativo competente per il tuo problema
specifico”), è una PA che deve necessariamente affrontare un tema ancora irrisolto: quello
della governance dell’e-government.
Nei fatti, l’e-government che potremmo definire “1.0”, collocabile temporalmente nel periodo
2001-2007, è stato gestito a livello centrale dal “braccio politico” (DIT – Dipartimento per
l’Innovazione Tecnologica) e dal “centro tecnico” (CNIPA) in un regime di concertazione con le
Regioni e le Autonomie Locali forse efficace dal punto di vista politico (massima attenzione
alle differenti istanze, volontà politica di “accontentare tutti”) ma assai meno da quello
pratico: i diversi livelli istituzionali (Regioni, Province, Comuni, Comunità Montane) si
presentavano sostanzialmente “separati”, ciascuno a sostenere una propria posizione e un
proprio sistema di interessi.
Il combinato disposto tra questa governance “confusa” e la volontà politica di fare “pushing
tecnologico” a pioggia ha di fatto creato un insieme di progetti (molti dei quali, oggi, sono
diventati operativi ed erogano servizi) nella completa assenza di una strategia comune a
livello territoriale.
Il problema è evidente soprattutto agli occhi di coloro i quali vivono quotidianamente “in
trincea” questa situazione confusa. Tanto che già da qualche mese le rappresentanze di
Regioni e Autonomie Locali (CISIS, ANCI, UPI, UNCEM) stanno lavorando, con la
collaborazione della Conferenza Unificata e del DIT, alla stesura di un “patto per l’attuazione
del sistema nazionale di e-government” (Progetto PAESE).
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
55
Per evitare che questo “patto” rimanga un insieme di dichiarazioni di principi e di intenti è
fondamentale che tutte le Regioni italiane aggiornino i propri piani strategici per l’egovernment
(alcuni risalgono al 2000-2001) confrontandosi con le Autonomie Locali a livello
territoriale.
Oggi le Regioni (almeno sino a quando lo Stato centrale non riuscirà a trovare nelle pieghe
del proprio bilancio risorse ben più significative di quelle attualmente disponibili) giocano un
ruolo da protagonisti dell’innovazione in termini di capacità finanziaria ed organizzativa.
Purtroppo il quadro non è uniforme: laddove alcune Regioni (prevalentemente al Nord, ma
non solo) destinano centinaia di milioni di Euro ciascuna a progetti di innovazione tecnologica
(per sé stesse e per gli enti locali del territorio), altre faticano a “trovare i soldi” e,
soprattutto, le idee e la capacità di tradurre queste ultime in strategie vincenti.
Le Province, le Comunità Montane, e soprattutto i Comuni (che più di ogni altro ente
gestiscono quotidianamente i rapporti coi cittadini), non riescono ad autofinanziare la propria
innovazione.
Ma ciò che più di ogni altra cosa manca davvero, è la capacità di lavorare “facendo sistema”.
Il “patto” rappresenta l’occasione vincente, a condizione che venga attuato fino in fondo, e
soprattutto a livello di ciascuna Regione, che trovi spazio la logica dell’orientamento all’utente
(“sviluppiamo i servizi che servono per davvero”) e, soprattutto, la capacità di “fare
innovazione” anche nei rapporti coi fornitori di ICT e, più in generale, col sistema degli
stakeholder.
La cooperazione applicativa e l’e-government
La Pubblica Amministrazione è molto cambiata negli ultimi anni, a partire dai timidi tentativi
della 241/90 e delle successive Bassanini. Ora è necessario iniziare un nuovo percorso,
mettere le basi per un nuovo salto di qualità.
Da tanto, molto tempo si parla di alleggerimento della burocrazia, di efficacia ed efficienza
della Pubblica Amministrazione. Recente il dibattito che i troppi e incrociati adempimenti
burocratici rappresentano un costo importante per le imprese. Se poi guardiamo la cosa dal
punto di vista del cittadino utente dei servizi pubblici troviamo sempre le stesse esigenze,
indipendentemente dalla regione di appartenenza: il diritto alla salute, alla istruzione, alla
cura degli anziani, alla giustizia, in definitiva ad una migliore qualità della vita, quello che in
inglese si chiama welfare.
Questo implica l’affermarsi di principi di democrazia evoluta tra le amministrazioni pubbliche,
ben lungi dai singoli interessi di coalizione – e all’interno della coalizione di singoli
schieramenti di partito e di correnti – nell’interesse più alto della “res publica”. Infatti uno
degli ostacoli più arduo da superare risiede nel fatto che molti procedimenti amministrativi
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
56
sono inter-amministrazioni e, pertanto, gli utenti sono costretti spesso a peregrinare da
un’amministrazione all’altra per vedere l’iter di un processo completamente concluso. Occorre
quindi un grande senso dello Stato, e del bene comune, per mettere al servizio di tutti le
proprie competenze migliori e, insieme, realizzare un sistema di innovazione tecnologica che
consenta, realmente, al singolo cittadino di avere ragione dei suoi diritti, in maniera
trasparente, efficace ed efficiente come già, nel lontano 1990, la legge 241 timidamente
annunciava. È il vero principio fondante della cooperazione al servizio del benessere sociale,
della qualità della vita.
“Questa visione assume ancora più interesse e valore se si considera quanto citato nella legge
241/90 – art. 14 e 18 - (concetto ripreso anche negli art. 5 e 7 del Decreto Legislativo 28
febbraio 2005, n. 42, Sistema Pubblico di Connettività (SPC)), ove si afferma, riassumendo,
che la PA ha il dovere di farsi carico (attraverso la conferenza dei servizi, la telematica, la
riorganizzazione dei processi e l’integrazione telematica dei back-office) dell’integrazione dei
procedimenti delle diverse amministrazioni interessate nel processo interamministrativo che
riguarda una qualsiasi istanza di un cittadino o un’impresa. In tal senso viene dunque
realizzato un servizio che si caratterizza come “multi-ente”, che è il frutto della cooperazione
delle varie amministrazioni le quali concorrono, ognuna per la sua parte di competenza
nell’ambito del processo, a comporre il procedimento che porta all’erogazione del servizio
richiesto dall’utente finale”.
Che mai più accada che ad un cittadino qualcuno risponda ad uno sportello, al telefono, o ad
una lettera, o ad una e-mail: “non è di nostra competenza, deve chiamare l’ufficio X”,
perdendosi, l’utente, nei meandri della burocrazia, che nasconde le inefficienze e le colpevoli
mancanze. Il singolo cittadino non deve, non può, sapere di chi è la responsabilità
dell’erogazione di un servizio, non può essere il system integrator dei servizi pubblici, non può
ogni volta tramutarsi in investigatore privato per scoprire che uno step del processo
amministrativo che lo riguarda è di competenza di un altro ufficio o di un’altra
amministrazione. Le pubbliche amministrazioni devono farsi carico di questo. Siamo per
fortuna lontani dai tempi della burocrazia che gestiva il potere nei confronti del cittadino. In
molti casi di eccellenza si è superato il concetto di coda agli sportelli ed alcuni servizi –
certamente quelli informativi – si avvalgono di strumenti di comunicazione integrati: telefono,
internet, televisione. In diversi casi gli utenti possono usufruire di un alto livello di qualità del
servizio, perché i concetti di servizio all’utenza e di customer satisfaction stanno sempre più
entrando nel pensiero condiviso delle Pubbliche Amministrazioni. Insomma il cittadino non è
più necessariamente chiamato a lunghe file agli sportelli pubblici anche soltanto per ottenere
una informazione.
Tuttavia tali servizi continuano ad essere erogati “one to one”, ovvero ogni amministrazione
fornisce ai propri utenti – in maniera più o meno efficace ed efficiente, a seconda delle singole
realtà locali – il servizio che le compete, ma si ferma lì.
E allora la sfida diventa questa: da qualunque punto il cittadino entri in contatto con
l’amministrazione pubblica deve ricevere risposta, concreta, alle sue esigenze, senza rimandi
a sconosciute altre amministrazioni; ovvero l'incremento dell’efficienza interna alla P.A. e
l’erogazione di servizi ai cittadini e alle imprese deve evolversi offrendo un unico punto
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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d’accesso al sistema amministrativo (sportello virtuale unico). Perché questo sia possibile
diventa indispensabile l'integrazione tra i servizi di diverse Amministrazioni e quindi l’adozione
d i s o l u z i o n i d i i n t e r o p e r a b i l i t à f r a s i s t emi e t e r o g e n e i .
La tecnologia – gli strumenti per la cooperazione applicativa tra sistemi informativi di diverse
Amministrazioni – e le regole normative sono disponibili, ora devono esserlo le
Amministrazioni stabilendo modalità di cooperazione e servizi che possono essere resi
disponibili in rete.
Obiettivi
L’opportunità per l’Italia derivante dall’eGovernment, infatti, sta proprio nella gestione del
cambiamento dell’impostazione pubblica verso una cultura di soddisfazione dell’utilizzatore
finale. Non deve essere l’utente a rispettare regole e procedure, deve essere la PA a
rispettare i fabbisogni dell’utente.
La tecnologia, gli strumenti per la cooperazione applicativa, le porte di dominio, sono pronte
per questo, lo è l’organizzazione delle PA? Lo sono le sacche di inefficienza, timidamente
sopperite da solerti dirigenti / funzionari / impiegati che ancora credono alla mission
istituzionale delle pubbliche amministrazioni?
Le tecnologie per la cooperazione – oggi ampiamente disponibili - sono semplicemente
strumenti, ma la cooperazione è fatta dall’insieme delle risposte alle esigenze dell’utenza,
senza distinzione di ambiti (Comune, Provincia, Regione, Stato). Infatti, molti procedimenti
amministrativi sono il risultato dell’azione di più soggetti coinvolti. Ciascun procedimento
all’interno della singola Amministrazione è ormai informatizzato ma non lo sono gli scambi
informativi inter-amministrazioni. Per giungere quindi all’automazione dell’intero processo
l’evento, ovvero la singola transazione innescata da un punto di ingresso, dovrebbe
propagarsi attraverso i diversi sistemi informativi di tutte le altre amministrazioni coinvolte in
maniera automatica e trasparente per l’utente. Si giunge a questo attraverso un accordo tra
le parti coinvolte che definiscono i servizi che mettono a disposizione reciprocamente, pur
mantenendo la propria autonomia.
Dunque tecnologie di cooperazione applicativa e di interoperabilità alla base di sistemi di egovernment.
Ma la realizzazione di un vasto e compiuto sistema di eGovernment passa
attraverso una riorganizzazione delle strutture e una reingegnerizzazione dei processi
(reGovernment – Reengineering Government), un’integrazione e interoperabilità delle
funzioni/servizi, una formazione e crescita professionale delle risorse umane, una revisione
della normativa.
Fattori di successo e Fattori di ostacolo
Questi alcuni dei temi che sono stati affrontati nel gruppo di lavoro congiunto con i DS, nel
Laboratorio per il Partito Democratico, approfondendo i temi legati all’introduzione
dell’eGovernment, sulla base di una visione al 2011 e senza dare per scontata la sua
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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evoluzione, che anzi deve essere costruita a partire dai diversi elementi di contesto.
L’eGovernment viene così introdotto nella Pubblica Amministrazione attraverso una
riorganizzazione delle strutture, una reingegnerizzazione dei processi, un’integrazione e
interoperabilità delle funzioni/servizi, una formazione e crescita professionale delle risorse
umane insieme ad una necessaria una revisione della normativa.
Nonostante le molteplici iniziative governative in atto tuttora rimangono aperte questioni di
base: chi è responsabile dell'intero processo intra e inter-amministrativo? Quale
sistema di governance permetterà di gestire il flusso procedurale che coinvolge diverse
Amministrazioni, garantendo efficienza e certezza dei livelli di servizio attesi verso gli utenti
finali? Quale sistema premiante porterà a cooperare amministrazioni diverse coinvolte nel
medesimo procedimento e/o dipartimenti della medesima amministrazione? Quali sanzioni
saranno applicate e con quale criterio? Quale sistema di controlli di efficienza e customer
satisfaction?
Analizzando gli scenari e gli elementi di contesto da tenere in considerazione, sono state
individuate alcune linee strategiche da approfondire:
• La Pubblica Amministrazione deve “presentarsi” agli utenti come un unico Integratore –
ancorché organizzato in strutture diverse – che offre servizi ad alto valore aggiunto alla
collettività. Tuttavia i servizi erogati agli utenti (cittadini e imprese) sono frutto di
processi che coinvolgono amministrazioni diverse. Questo porta ad ipotizzare una
organizzazione di tipo “a matrice”, piuttosto che gerarchica; in questa ipotesi
manca la figura normativa del “process owner”, responsabile del processo
cooperativo intra e inter-amministrazioni, nell’ambito della conferenza di servizi
telematica (già prevista nel dlvo 42/2005 - SPC), rivedendo anche il disposto
normativo del Codice dell’Amministrazione Digitale e prevedendo specifici strumenti di
governance, quali l’ ontologia della Pubblica Amministrazione.
• Un così radicale mutamento organizzativo si traduce in un processo di “change
management” di amplissimo respiro, che implica anche la necessità di formazione
capillare per governare il cambiamento. Ovvero è necessario mettere in atto un
complesso progetto di azioni formative ed informative per favorire il
cambiamento di mentalità, unito ad un attento istituto della premialità e un
coerente sistema di sanzioni.
• È necessario un attento monitoraggio sullo stato di attuazione dei progetti SPC, di riuso
del software e, soprattutto, dei progetti che vanno verso un reale sistema di egovernment
che metta cittadini ed imprese al centro dell’attenzione, con particolare
attenzione alla verifica della customer satisfaction. È auspicabile la costituzione
di un osservatorio specifico per tali attività e il potenziamento delle competenze
all’interno delle amministrazioni orientata alla governance dei servizi di
outsourcing, affidati agli operatori di mercato.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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INNOVAZIONE NELLA SCUOLA
Premessa
L'innovazione è un volano cruciale per lo sviluppo. Gli investimenti in innovazione, tecnologia
e ricerca sono i motori fondamentali della crescita dei sistemi economici nazionali, ma è
necessario che gli utilizzatori possano trarne tutti i vantaggi che essa è in grado di offrire. In
altri termini, non c’è innovazione possibile dei servizi senza adeguata formazione degli utenti.
Perciò, risulta veramente singolare il fatto che nel nostro Paese delle aziende come le Poste
Italiane, le Ferrovie dello Stato e le Banche (per non dire della Pubblica Amministrazione,
centrale e locale) investano milioni di euro per creare servizi fruibili online da parte dei clienti
e dei cittadini - Postepay, biglietti di viaggio elettronici, conti correnti on line, ...- e poi non
avvertano la necessità di spendere qualche euro per la formazione degli utenti. Magari a
cominciare dai loro 'futuri' clienti (ma già adesso efficaci promoter) che frequentano la scuola
dell'obbligo.
Più in generale, nelle aziende e nella PA si rileva una forte carenza nella capacità dei
knowledge workers di sfruttare in modo appropriato il potenziale delle tecnologie informatiche
e telematiche che hanno a loro disposizione.
Con riferimento ai cosiddetti strumenti di produttività individuale, una ricerca commissionata
dall'AICA (Associazione Italiana per l'Informatica e il Calcolo Automatico) alla SDA Bocconi -
dal titolo emblematico 'Il costo dell'ignoranza digitale nella società dell'informazione' -
metteva in evidenza che il costo annuo per la collettività di tale carenza è paragonabile a
quello di una Legge Finanziaria (circa 15,6 miliardi di euro nel 2003).
Parlare di innovazione nella Scuola significa così affrontare allo stesso tempo tre temi:
l’adeguamento della competenza di base dei nuovi cittadini per essere in grado di
utilizzare i nuovi servizi (e quindi ridurre il digital divide culturale, oggi invece in forte
incremento nel nostro Paese);
l’adeguamento delle metodologie di insegnamento alle nuove modalità di
apprendimento e di comunicazione, con un uso “naturale” e quotidiano delle nuove
tecnologie;
lo sviluppo da parte degli studenti di competenze tecnologiche adeguate a renderli in
grado di intraprendere percorsi di eccellenza.
Iniziative in corso
Nel contesto del programma di lifelong learning - peraltro tenacemente sostenuto dall'attuale
titolare del Ministero della Pubblica Istruzione – tutte le scuole dovranno essere sollecitate ad
avvalersi delle facoltà a loro riconosciute dalla 'Legge sull'autonomia scolastica' (Legge n. 59 /
97) per contribuire anch'esse a ridurre il costo dell'ignoranza digitale nella società
dell'informazione.
Così facendo si potrà:
- creare, per le scuole, un'importante fonte di entrate, da utilizzare per il finanziamento
della loro attività istituzionale primaria;
- ottenere un miglior sfruttamento degli investimenti effettuati nella Scuola in tecnologie
informatiche e telematiche che vale la pena evidenziare essere realizzati con il denaro
fornito dai contribuenti, dando così anche un contributo alla lotta contro gli sprechi in
cui serve l’impegno di tutti: cittadini, istituzioni ed imprese.
Per quanto riguarda il finanziamento pubblico-privato della Scuola, la Legge Finanziaria 2007
(art.1, comma 633) prevede che:"Per gli anni 2007, 2008 e 2009, è autorizzata la spesa di
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
60
30 milioni di euro, da iscrivere nello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione,
con lo scopo di dotare le scuole di ogni ordine e grado delle innovazioni tecnologiche
necessarie al migliore supporto delle attività didattiche."
A partire dal 1 gennaio 2007, oltre al finanziamento primario erogato dallo Stato, le scuole
pubbliche possono contare anche su un finanziamento supplementare.
Infatti, grazie alla Legge Bersani (Legge n.40/07), gli istituti di ogni ordine e grado (statali e
paritari senza scopo di lucro) appartenenti al sistema nazionale di istruzione possono
beneficiare delle erogazioni liberali finalizzate all'innovazione tecnologica e all'ampliamento
dell'offerta formativa effettuate dalle persone fisiche e dalle imprese.
Tuttavia, alla data del 1 settembre 2007, dei 54 milioni di euro previsti dalla legge citata -
quali risorse impegnate nel bilancio dello Stato affinché le persone fisiche e le imprese
abbiano la possibilità di beneficiare degli sgravi fiscali collegati alle erogazioni liberali
effettuate a favore delle scuole - solamente poche migliaia di euro sono di fatto affluite nelle
loro casse.
Pertanto, è indispensabile promuovere un’attività di sensibilizzazione e di informazione sia da
parte del Governo sia da parte dei mass-media allo scopo di far crescere nella società civile la
consapevolezza che a partire dall'anno 2007 l'innovazione tecnologica e l'ampliamento
dell'offerta formativa della scuola pubblica devono venire finanziati soprattutto con le sue
erogazioni liberali. Sottolineando il fatto che queste ultime non rappresentano affatto, per le
imprese, una riduzione del loro reddito ma (se contenute entro determinati limiti) una
frazione delle imposte (sul reddito) da loro dovute in ogni caso al Fisco, per le quali lo Stato
ha riconosciuto a loro il diritto di deciderne in modo insindacabile la destinazione d'uso.
Inoltre, è importante che la scuola pubblica sia considerata come la “fabbrica della
conoscenza”.
La campagna informativa ‘Risparmiare sulle Tasse e investire nella Scuola’ promossa
dall’associazione culturale DIDASCA, e che l’Osservatorio ICT sta supportando, si colloca
proprio nel contesto sopra indicato.
A z i o n i e A t t o r i
La salvaguardia degli investimenti in tecnologie IT
La comparsa sul mercato del sistema operativo Windows Vista, avvenuta all'inizio del 2007, si
ritiene comunemente che abbia reso di fatto obsoleto la quasi totalità del patrimonio
i n f o r m a t i c o p o s s e d u t o d a l l e s c u o l e .
A proposito di salvaguardia degli investimenti in tecnologie informatiche, è necessario chiarire
che quello dell' “obsolescenza” è un fenomeno legato non alla diminuita efficienza tecnica del
prodotto bensì a una reale (o presunta) incapacità del prodotto a fornire prestazioni analoghe
a quelle dei modelli più recenti.
Orbene, è importante chiarire che:
- i PC provvisti di processore Pentium II e sistema operativo Windows 95/98 oggi possono
erogare - con interventi che non comportano alcun costo - prestazioni di tutto rispetto,
inimmaginabili al momento della loro messa in esercizio;
- i PC provvisti di processore Pentium III (o superiore) e sistema operativo Windows 2000/
XP oggi possono erogare - con degli interventi che richiedono una spesa molto modesta -
prestazioni di valenza educativa analoga a quelle che si ottengono con i PC provvisti di
processore Pentium IV (o superiore) e sistema operativo Windows Vista.
Nel sito www.ProgettoLazzaro.it sono reperibili indicazioni particolareggiate relative alle
modalità con le quali si possono ottenere i risultati sopra accennati.
Oltre alla salvaguardia degli investimenti in tecnologie informatiche già effettuati, è
necessario provvedere anche all'incremento, in termini quantitativi e qualitativi, del
patrimonio informatico posseduto dalle scuole.
Quanto sopra si potrebbe ottenere:
- con una direttiva del Ministro della Funzione Pubblica con la quale si suggerisce alla
Pubblica Amministrazione di donare alle scuole i PC che essa deve forzatamente
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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dismettere a seguito dei processi di upgrading del software;
- con una segnalazione del Ministro della Pubblica Istruzione alle scuole sull'opportunità di
privilegiare l'adozione di soluzioni 'server based', nell'ambito delle quali si potranno
utilizzare, oltre ai PC retrofittati, anche i nuovi Thin client.
Il tutto da collocarsi nel contesto di un'iniziativa di vero e proprio 'Piano per la
Riqualificazione e l‘Incremento del Patrimonio Informatico delle Scuole italiane' (PRIPIS).
Non solo. Poiché stiamo entrando nell’era del 'Web 2.0 Computing' - caratterizzata dai ‘web
services’ ( posta elettronica, elaborazione di testi, fogli elettronici, ...) che vengono erogati
tramite un server al quale si accede da remoto attraverso la rete Internet - anche la Scuola
sarebbe opportuno adottasse questo modello il più rapidamente possibile.
Oltretutto, in ambiente educativo alcuni tra i più importanti 'web services' possono essere
usati a titolo gratuito, come nel caso delle 'Google Apps for Education': Gmail, Documenti e
Fogli di lavoro, Calendario.
Le Google Apps for Education permettono agli studenti di apprendere a leggere, scrivere, fare
di conto e comunicare come è necessario fare nell'era del digitale.
L a F o r m a z i o n e c o n t i n u a d e g l i i n s e g n a n t i
Il contributo degli insegnanti è fondamentale per il successo di ogni scuola. Gli insegnanti
sono i veri protagonisti del cambiamento; sono loro, infatti, a mediare tra un mondo in rapida
e v o l u z i o n e e g l i a l l i e v i ch e s t a n n o p e r e n t r a r v i .
Le richieste che la società rivolge agli insegnanti sono sempre più impegnative. Essi operano
con gruppi di allievi molto più eterogenei rispetto al passato (in termini di lingua materna,
g e n e r e , e t n i a , c o n f e s s i o n e r e l i g i o s a , c a p a c i t à , . . . ) .
È fondamentale, pertanto, che gli insegnanti possano avvalersi delle opportunità offerte dalle
nuove tecnologie informatiche e telematiche, anche per rispondere alla domanda di
insegnamento personalizzato e ad assistere gli alunni affinché diventino autonomi
n e l l ' a p p r e n d i m e n t o p e r m a n e n t e .
E' urgente portare a regime l' Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica. E
implementare un sistema di auto-aggiornamento e formazione continua degli insegnanti che
si avvalga anche dell'opera di quei soggetti che già si sono distinti nell'attività di eLearning
rivolta agli insegnanti: ANITEL, Didael, Didasca, .... Ai cui servizi ciascun insegnante possa
accedere utilizzando i propri 'eLearning Credits', sulla falsariga di quanto avviene nel Regno
Unito.
Il software Open Source
Nella Scuola, il software open source assume un'importanza assai rilevante per due ordini di
motivi: la possibilità, per gli utenti, di utilizzare un prodotto a titolo gratuito; la possibilità, per
chi ne ha le capacità, di studiare il codice sorgente del prodotto e contribuire al suo
miglioramento.
La sostituzione del software proprietario col software open source permette alla Scuola di
trattenere all'interno del suo circuito economico rilevanti quantità di denaro, potendo
realizzare considerevoli risparmi di spesa sia sul versante del software sia su quello
dell'hardware. La realizzazione del progetto FUSS da parte della Sovrintendenza Scolastica
Italiana della Provincia Autonoma di Bolzano ha dimostrato che con la software migration è
possibile realizzare economie dell'ordine del 90%.
Ancorché in contesti di dimensioni più ridotte, alcune centinaia di scuole italiane di ogni
ordine e grado già ora risparmiano parecchio denaro condividendo tramite il sito
www.FLOSSIE.it le migliori pratiche realizzate a livello mondiale.
Oltre alla semplice fruizione del software open source, è necessario che la Scuola provveda a
creare una nuova generazione di programmatori, a partire dagli studenti che frequentano la
prima classe delle scuole secondarie di II grado.
All’estero, il percorso 'Get Ready for Open Source' è già stato tracciato; ma anche l'Italia non
è rimasta al palo, come dimostra il caso della www.MonoAcademy.it.
Il software open source e i talenti che si dedicano al suo sviluppo rappresentano degli assets
strategici per la crescita dell'economia del nostro Paese.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Le aziende IT che sviluppano software open source sono da sostenere con una lungimirante
politica di sviluppo industriale svolta dallo Stato, a partire dalla sua applicazione nella Scuola.
Le competenze digitali
Le competenze chiave che tutti i cittadini europei devono acquisire per poter aumentare le
proprie opportunità di impiego nella moderna economia basata sulla conoscenza sono quelle
indicate nel Piano d'azione adottato dal Consiglio europeo di Barcellona del 2002 e inserite nel
p r o g r a m m a ' E d u c a t i o n a n d t r a i n i n g 2 0 1 0 ' .
Da dieci anni a questa parte, nel settore delle competenze digitali, l'Italia fornisce a tutta
l'Unione Europea un esempio di best practice con l'attività svolta dall'associazione culturale
DIDASCA - The First Italian Cyber Schools for Lifelong Learning (www.didasca.it). Con il suo
network di oltre 500 centri sparsi in tutta Italia, DIDASCA ha dato il via al fenomeno della
certificazione ECDL (European Computer Driving Licence), che ha già visto il coinvolgimento
d i p i ù d i u n m i l i o n e e m e z z o d i p e r s o n e .
Le Scuole del Futuro e le Piazze Telematiche
Progetti di Scuole del Futuro (www.bsf.gov.uk) sono in fase di avvio e realizzazione in
numerosi paesi. Essi si propongono di dare vita ad un nuovo modello di scuole, in grado di
rispondere sia ai tradizionali bisogni degli alunni, sia alle esigenze di apprendimento continuo
dell’intera comunità locale. Le scuole del futuro sono concepite in modo che chiunque possa
accedere ai servizi da esse erogati anche al di fuori dei normali orari scolastici, con servizi
complementari, ritagliati espressamente sui bisogni della comunità locale, quali: luoghi di
incontro e di socializzazione, biblioteca pubblica, spazi per rappresentazioni, spettacoli,
m o s t r e , e c c . .
L’Italia dovrà anch'essa rinnovare ed ampliare le proprie infrastrutture per consentire a tutti
l’accesso ad un’educazione adeguata all’era del digitale e agli scenari di vita e di lavoro del
21esimo secolo. Indipendentemente dall’età, dallo stato sociale, dall'occupazione e dallo stile
di vita degli utenti, favorendo l'interazione tra la scuola e il territorio. In concreto, si tratta di
creare tante comunità territoriali e, allo stesso tempo, un’unica comunità allargata all’intero
P a e s e i n g r a d o d i g e n e r a r e s t i m o l i e i d e e .
In Italia ci sono già tutte le premesse necessarie per la realizzazione delle Scuole del Futuro.
Tanto per cominciare, i concetti su cui si basano le 'Extended Schools' inglesi sono già stati
implementati con successo nelle 'Cyber Schools' create da DIDASCA: DidascaKids,
D i d a s c a J u n i o r , D i d a s c a C a m p u s .
Inoltre, già a partire dagli anni '90 è stato sviluppato il concetto di 'Piazza Telematica', la cui
prima implementazione è rappresentata dalla 'Piazza Telematica di Scampia'.
La Piazza Telematica di Scampia è uno strumento urbanistico-tecnologico incentrato
prevalentemente sull'utilizzo delle tecnologie informatiche e telematiche ai fini di una
riqualificazione del territorio e di un uso più avanzato della gestione delle risorse presenti su
di esso. La sua realizzazione è stata finanziata dall'Unione Europea, con lo scopo di
sperimentare nuove forme di sviluppo e di sostegno alla coesione sociale.
È così secondo noi necessario che il ministro della Pubblica Istruzione e il ministro degli Affari
Regionali e Autonomie Locali - facendo proprie le esperienze già maturate nel nostro Paese -
definiscano (e realizzino) un piano avente per oggetto la creazione di almeno un prototipo di
Scuola del Futuro in ognuna delle province d'Italia. Il tenore dell' Atto di indirizzo del Ministro
della Pubblica Istruzione per l'anno 2008 lascia presagire che il Governo ha l'intenzione di
procedere proprio in questa direzione.
L’amministrazione della scuola: liberare risorse per innovare
Rapportando l’attuale spesa per l’informatica del Ministero della Pubblica Istruzione al numero
degli addetti amministrativi (senza considerare i docenti di ruolo) otteniamo che la spesa procapite
per l’informatica è di circa 700€ per addetto e colloca il sistema istruzione all’ultimo
posto delle statistiche esposte da CNIPA. La spesa complessiva del Ministero della Pubblica
Istruzione è stata di circa 40B€, di essa solo lo 0,1% è destinato alle ICT.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Il sistema d’istruzione ed i processi amministrativi correlati al suo funzionamento necessitano
di un radicale ripensamento, a fronte dell’autonomia scolastica e del decentramento di
competenze già attivati. Non è sufficiente la circolare ministeriale per sistematizzare e
rendere efficace ed efficiente allo stesso tempo un universo disseminato capillarmente sul
territorio che integra nello svolgimento delle sue attività tutte le pubbliche amministrazioni
locali, circa 1 milione di dipendenti e tutte le famiglie ed i giovani del nostro paese (oltre 8
milioni di studenti nelle scuole di ogni ordine e grado).
I processi amministrativi interessano tutti gli attori interni al sistema scolastico (studenti,
dirigenti, docenti, personale tecnico-amministrativo, personale ausiliario) ed esterni (famiglie,
enti locali, Regioni, Stato). Occorre riprogettare tali processi, in modo moderno e
razionale, utilizzando le tecnologie ICT oggi disponibili e misurando costantemente le
performance di processo raggiunte, anche in termini di soddisfazione del cliente di tale
servizio. Nel ridisegno occorre focalizzare l'attenzione sul fatto che la pubblica
amministrazione eroga servizi ai propri amministrati, non solo controlla i propri
amministrati. Ciò è fondamentale per recuperare credibilità nei confronti degli attori del
sistema d'istruzione.
La ridefinizione dei processi amministrativi deve inoltre essere basata su forti innovazioni
della struttura organizzativa che va ripensata col fine di renderla più efficace ed efficiente.
L'efficacia è fortemente dipendente dalla corretta analisi del servizio da erogare ad uno degli
attori della scuola, l'efficienza è strettamente correlata all'adozione di strumenti che
consentano l'automazione di parti o dell'intero processo (si pensi al caso della comunicazione
di assenza da parte del docente, alla comunicazione dei giorni di presenza al comune per la
determinazione dei giorni in cui lo studente ha usufruito del pasto, ecc...).
Un esempio di riprogettazione cui ispirarsi è rappresentato dalla recente sperimentazione ed
attivazione in Toscana degli “Enti per i servizi tecnico-amministrativi di Area Vasta” nel
comparto della Sanità. Tali organismi centralizzano su di un’area territoriale i seguenti servizi
necessari al sistema sanitario regionale: approvvigionamento di beni e servizi; gestione dei
magazzini e della logistica; gestione delle reti informative e delle tecnologie informatiche;
gestione del patrimonio per le funzioni ottimizzabili in materia di manutenzione, appalti e
alienazioni; organizzazione e gestione delle attività di formazione del personale; gestione
delle procedure concorsuali per il reclutamento del personale; gestione delle procedure per il
pagamento delle competenze del personale.
Nel sistema d’istruzione tali organismi dovrebbero svolgere per conto delle scuole afferenti al
territorio di attribuzione i seguenti servizi:
• approvvigionamento di beni e servizi;
• gestione dei magazzini e della logistica;
• gestione delle reti informative e delle tecnologie informatiche;
• gestione del patrimonio immobiliare scolastico per le funzioni ottimizzabili in materia di
manutenzione, appalti (per conto degli enti locali oggi responsabili);
• gestione dei servizi aggiuntivi (mensa, trasporti, ecc…)
• organizzazione e gestione delle attività di formazione del personale docente e non
docente (per conto dell’Indire);
• gestione delle rilevazioni per la misurazione d’efficacia del sistema scolastico (per
conto dell’Invalsi) nonché la misura dei "livelli essenziali di prestazione" (LEP: Offerta
formativa, orario minimo annuale e articolazione percorsi formativi, percorsi,
requisiti docenti, valutazione e certificazione delle competenze, strutture e relativi
servizi);
• gestione delle procedure per il reclutamento del personale;
• gestione dei curricula del personale docente;
• gestione dell’integrazione con le altre amministrazioni coinvolte;
• gestione della contabilità e del bilancio.
L’applicazione di questo approccio (noto nel contesto internazionale come shared services)
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
64
consentirebbe alla scuola di concentrarsi sul “far scuola” e allo stesso tempo di liberare
risorse preziose da investire nell’innovazione didattica e nella realizzazione di nuovi servizi
rivolti al personale docente.
Obiettivo di breve periodo, in questo campo, deve essere secondo noi almeno una
sperimentazione territoriale di questo approccio, per valutare puntualmente i benefici
ottenibili e la possibilità di integrazione con tutti gli attori del sistema d’istruzione.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
65
TURISMO E BENI CULTURALI
La gestione e la Tutela del Patrimonio Culturale
Premessa
La gestione e tutela del Patrimonio Culturale sta sviluppando un fiorente mercato
caratterizzato da piccole e medie aziende dai forti contenuti tecnologici. Nuovi materiali,
tecniche costruttive innovative, strumenti di misurazione e diagnostica, modellistica 3D,
piattaforme digitali, sono esempi tangibili. Il nostro Patrimonio Culturale sta diventando un
vero e proprio laboratorio per lo sviluppo di tecnologie, materiali e metodologie molto
innovative; si pensi ai batteri “mangia-patine”, al cemento bianco contenente nanomolecole
di titanio che non si sporca, agli acceleratori di neutroni in grado di radiografare le statue e
ricostruirle dall’interno, fino alle recenti innovazioni del settore digitale (mappe satellitari
navigabili, sistemi georeferenziati portatili, tag a radiofrequenza per marcare gli oggetti, …).
I settori che contribuiscono a questo aggregato non sono solo il restauro e i portali web.
Pensiamo alla strumentazione diagnostica, ai nuovi materiali e tecnologie per le costruzioni
che consentono la creazione di edifici avveniristici – i futuri beni culturali – fino alla nautica da
diporto, che sta facendo evolvere i proprio cantieri in hub turistici.
Questo know-how che il nostro Paese possiede è spesso disperso e frammentato e richiede
processi di coordinamento e aggregazione. Per questo motivo la lettura di un nuovo
aggregato economico che pone l’accento non sui servizi aggiuntivi museali e sui flussi turistici
ma sul sistema di imprese che rende possibile la conservazione, la tutela e la valorizzazione di
questo patrimonio è oggi priorità assoluta.
Un aspetto non trascurabile di questo settore è la sua esportabilità. La nostra credibilità
all’estero su questi temi è altissima ma non ha avuto la possibilità di svilupparsi come invece
ha fatto il Made-in-Italy e questo è certamente un potenziale da cogliere. Solo una visione
sistemica consente di sfruttare questa grande opportunità
Obiettivi
Fare emergere un nuovo aggregato economico come opzione concreta per rilanciare
l’economia italiana. Cuore di questo sistema – e definito dalle due dimensioni (integrate in
maniera indissolubile) di natura (Ambiente) e paesaggio antropizzato (Beni Culturali) – è il
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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territorio, che sta riacquistando quella centralità economica che l’economia industriale prima
e la New Economy dopo gli avevano negato. Strumenti fondamentali di questo rilancio sono
l’innovazione tecnologica e un nuovo utilizzo del design e della cultura di progetto.
La rilevanza del tema (sia dal punto di vista culturale che economico) e la effettiva e
riconosciuta leadership dell’Italia in questo ambito suggeriscono che “l’Ict per il territorio”
debba diventare la 7° linea strategica di intervento del MasterPlan per l’Innovazione.
Esperienze nazionali e internazionali
A livello nazionale e internazionale vi sono diverse iniziative ma tutte parziali (o su temi di
conservazione o su temi di valorizzazione; o sul patrimonio culturale o sui giacimenti
enogastronomici). Per tanto non vi sono progetti la cui visione e sforzo attuativo siano
confrontabili con questo; ciò implica – inoltre – che la dimensione sperimentale dell’iniziativa
sia particolarmente rilevante.
Azioni e attori
La creazione di questo nuovo aggregato economico richiede 4 macro-azioni specifiche:
1. Sensibilizzare l’opinione pubblica (con particolare attenzione al mondo istituzionale,
produttivo e finanziario) sulle opportunità economiche legate alla crescita di questo
settore.
2. Lanciare una serie di iniziative istituzionali (con forte coinvolgimento delle imprese) che
sviluppino e rafforzino questo settore.
3. Identificare i “campioni” di questo nuovo settore che diventino i pivot dello sviluppo del
settore e che – affiancati ai più noti (e un po’ consumati) campioni del “made-in-Italy”
– permettano di raccontare all’estero un nuovo settore produttivo-tecnologico ad alta
esportabilità e visibilità.
4. Internazionalizzare con efficacia questo settore e il relativo marchio “Italia”.
Gli attori coinvolti sono molti. A livello di definizione del progetto e relativa governance vi
sono – oltre alla Presidenza del Consiglio e al Ministero per i Beni e le Attività Culturali –
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
67
alcuni altri ministeri (Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell’Università e la
Ricerca; Ministero per le Politiche Agricole; Ministero ….) e le Regioni (alcune in maniera più
diretta).
Sono inoltre operativi tavoli con le principali associazioni industriali coinvolte (UnionCamere,
Federculture; Confcultura; CNA; Confartigianato; Confcommercio, …).
Risorse Necessarie
La creazione e rafforzamento di questo nuovo aggregato economico richiede non tanto un
ammontare specifico di risorse finanziarie quanto il coordinamento (e la conseguente
convergenza) di fondi già amministrati da diverse istituzioni sui temi di pertinenza
dell’iniziativa. Nello specifico vi sono 4 iniziative finanziarie istituzionali su cui è operativo un
tavolo per allineare obiettivi e strumenti operativi:
1. Varo, all’interno della nuova legge sulla competitività (“Industria 2015”, che considera
il concetto di industria esteso alle nuove filiere produttive – che integrano manifattura,
servizi avanzati e nuove tecnologie) di uno specifico Progetto di Innovazione Industriale
(PII) per sviluppare “nuove tecnologie innovative per i Beni Culturali”.
2. Costruzione – insieme al Ministero dell’Università e la Ricerca – di un importante
gruppo di progetti di infrastrutturazione digitale e di sviluppo applicativo in fase di
approvazione da parte del CIPE.
3. Riposizionamento di Sviluppo Italia come agenzia di attrazione degli investimenti diretti
esteri. In questo processo viene posta una particolare attenzione ai progetti legati alla
produzione di cultura e alla valorizzazione integrata del territorio.
4. Diverse iniziative regionali per creare distretti (tecnologici, produttivi e fruitivi) centrati
sul patrimonio culturale e il territorio di riferimento.
Indicatori
Il successo di questa iniziativa si misurerà dalla “naturalezza” con cui i media tratteranno il
tema, dalla concreta disponibilità di risorse pubbliche e del sistema finanziario privato
orientate verso il rafforzamento di tale settore e dalla identificazione di aziende leader,
progressivamente riconoscibili dal grande pubblico che rappresentino – a livello mediatico e
nell’export – tale settore e in senso più allargato una nuova componente del “made-in-Italy”.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
68
Indicatore specifico di tale successo sarà il fatto che le attività di valorizzazione del patrimonio
culturale non saranno più oggetto di investimento “pietistico e straordinario” da parte delle
Fondazioni Bancarie ma di finanziamento ordinario e investimento diretto nelle aziende che
eseguono tali iniziative da parte delle Banche e dei Fondi.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Il Rilancio del prodotto Italia e il ruolo dei portali
I cambiamenti di scenario nel turismo
Il turismo negli ultimi cinque anni ha vissuto notevoli sollecitazioni, vedendo la trasformazione
e l’estensione della filiera, il nuovo supporto dell’ICT, il cambiamento di ruolo dei consumatori
divenuti sempre più informati e consapevoli della propria posizione negoziale.
Ma soprattutto il turismo si è affermato, in tutto il mondo, come settore industriale e
commerciale: è a tutti gli effetti un comparto economico in grado di sviluppare un business
reale, fondamentale per il suo contributo alle ricchezze nazionali. Anche se si è notevolmente
abbassato il valore del turismo sul Pil, sceso purtroppo al 3,5% rispetto al 7% dei primi anni
2000.
Se si può affermare che il tourism development è una forma di sviluppo di business, e si
considera che il mercato del turismo è divenuto tanto globalizzato quanto il comparto
desideroso di espandersi e proseguire a crescere nella modernizzazione, si può capire quanto
l’Italia debba progredire per recuperare competitività e capacità di attrazione di turisti e
capitali stranieri.
Infatti negli ultimi anni sono state messe in discussione le leadership e l’Italia è “retrocessa”
nella classifica di competitività riguardo al turismo: per reagire bisognerebbe ripensare, prima
di tutto, l’organizzazione nazionale del turismo e l’architettura di offerta del prodotto, a livello
internazionale.
Ormai la pressione internazionale è forte, e l’Italia deve puntare a riposizionare la propria
offerta, raggiungendo scenari internazionali con il suo sistema di offerta. Ma l’impegno del
Paese dovrà trovare una concreta risposta dal Governo, che sarà chiamato a coordinare le
risorse di tutte le realtà territoriali, favorendo un indispensabile gioco di squadra.
Il team working pubblico-privato dovrà valutare alcuni fattori chiave, in particolare:
• la “frammentarietà” del sistema, che comprende numerosi soggetti istituzionali ed
economici pubblici, centrali e soprattutto locali,
• l’estensione della filiera del turismo (operano nel business i tour operator, le catene
alberghiere, i piccoli imprenditori specializzati in un’offerta ricettiva di nicchia, i fornitori
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
70
dei servizi di trasporto passeggeri, le società di consulenza di marketing e di
comunicazione pubblicitaria, le istituzioni finanziarie).
Si dovrebbe partire dalla ridefinizione di ciascun attore della filiera, chiarendone identità,
missione, ruolo. La necessaria riorganizzazione del settore del turismo è propedeutica a
qualsiasi progetto di ammodernamento e riposizionamento commerciale. All’Italia serve un
settore turistico evoluto, governato a livello centrale in termini di pianificazione strategica
pluriennale.
Ad oggi il turismo italiano soffre anche a causa di una modesta programmazione nazionale:
prevale la pianificazione regionale, a sua volta condizionata da limiti quali gli interessi di
alcune aree locali (localismi), cioè fattori di ulteriore indebolimento. Se la stessa forma di
programmazione regionale risulta essere, in pratica, debole, si può capire quanto sia difficile
agire per il governo centrale: ad oggi la strategia di sviluppo del turismo è affidata troppo alle
realtà locali, che puntano ancora su fattori competitivi consolidati, in alcune circostanze
obsoleti quindi superati.
Iniziative in corso
L’esigenza di rilanciare il prodotto “Italia” con determinazione, soprattutto nei mercati esteri
emergenti (ad esempio Cina) è stato un tema sentito da tutta la coalizione e fortemente
voluto dal Vice Presidente del Consiglio, Ministro Rutelli. Anche l’Osservatorio nel convegno
nazionale “Le qualità italiane: ambiente, turismo, beni culturali” (Caorle, settembre 2006)
aveva sottolineato questa esigenza; “L’Italia è in ritardo”, avevamo allora sottolineato,
“nonostante la grande disponibilità di portali istituzionali e privati, regionali e locali, il
prodotto Italia non è ancora in rete; poi, riprendendo le proposte del quarto libro bianco
dell’Osservatorio ICT: «Trasformiamo il ritardo in opportunità, utilizzando tecnologie
all’avanguardia (web semantico, tecnologie partecipative e di networking aperta, digital
libraries, ecc) - e non solo - con strategie di marketing che tengano conto delle diverse
tipologie di potenziali utenti. Attraverso la concertazione tra Stato e Regioni, per individuare
le priorità, con azioni mirate e condivise tra enti locali e realtà territoriali pubbliche e private
per la produzione di contenuti digitali».
Ora www.italia.it non è più “coming soon”, ma ha raccolto al suo esordio le proteste della
rete, e ha visto l’Osservatorio promotore di un incontro con gli attori istituzionali coinvolti.
Indubbiamente il portale, affidato a gara dal precedente Governo, ha avuto traversie
inenarrabili, che sono state inevitabilmente ereditate e che ne hanno probabilmente inficiato il
risultato. A dimostrazione che non è tanto un problema di contenitori – un portale è un
portale, sarà anche complesso nella sua realizzazione, ma basta un team di esperti a risolvere
il problema – ma di contenuti.
Il portale infatti nasce con una delibera del 2005 del CMSI ma solo nel marzo 2006 il Governo
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
71
precedente ha ritenuto necessario dare un modello organizzativo alla sua progettazione e
gestione; Il nuovo Governo ha trovato una struttura di governance “pesante” costituito da
quattro diversi comitati di circa 50 persone complessive, che sono state semplificate in un
unico organismo molto più snello, per andare verso un modello di governance da definire con
le Regioni.
Obiettivi
Auspichiamo che ci sia un ampio margine di miglioramento e di proficuo utilizzo delle
disponibilità economiche per percorrere un processo costruttivo utile per il progresso del
Paese. È fortemente sentita l’esigenza di una governance condivisa Stato-Regioni, che
focalizzi l’attenzione a standard metodologici e tecnologici per la produzione dei contenuti,
alla necessità di un marketing condiviso del “prodotto” Italia che tenga conto dei diversi
target delle diverse categorie di utenti, con il fine di promuovere lo sviluppo dell’industria
turistica anche in percorsi diversi da quelli noti delle grandi città d’arte, perseguendo l’unico
vero obiettivo che è la valorizzazione del “prodotto Italia” inteso come patrimonio turistico e
culturale.
Esperienze nazionali e internazionali
Già nel IV Libro bianco avevamo sottolineato che la digitalizzazione dei Beni Culturali è già un
progetto di ambito europeo, nel quale i diversi paesi si sono divisi i vari compiti per i diversi
settori. A livello europeo possiamo fare riferimento all’iniziativa i2010 "una società
dell'informazione europea per la crescita e lo sviluppo" per il rilancio delle politiche di
Lisbona, all’interno della quale rivestono grande importanza le iniziative legate alla cultura
nell'era digitale; nello specifico ambito dei contenuti digitali dobbiamo anche considerare il
contesto delle digital libraries, con tutti i progetti relativi. Inoltre, a livello locale, paesi come
la Francia hanno già attuato politiche di comunicazione on-line del loro patrimonio culturale (i
francesi sono stati fra i primi a pensare ad una informatizzazione degli strumenti di
catalogazione dei loro beni culturali).
Le esperienze italiane più significative sono state indubbiamente il progetto Minerva, il
progetto Bricks, (www.brickscommunity.org), Prestospace e Caspar, tutti progetti che si
occupano di contenuti culturali, ecc, sul piano europeo, mentre sul piano locale abbiamo
diverse esperienze, mentre i grandi progetti, vedi www.italia.it e www.culturaitalia.it, sono
ancora in fase iniziale o di elaborazione. Ancora troppo frammentaria e disomogenea la
disseminazione di portali e siti internet che rispecchino anche la pluralità di competenze
territoriali, Stato (con le sue centinaia di soprintendenze, archivi, biblioteche), Regioni,
Province e Comuni.
Azioni e attori
Queste le riflessioni degli esperti del gruppo di lavoro dell’Osservatorio sul tema specifico:
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
72
tecnologie all’avanguardia che consentano anche la creazione di ontologie personalizzate,
sulla base delle preferenze individuali, ma soprattutto la disponibilità di contenuti digitali,
adeguati alla divulgazione, sul patrimonio culturale – condizione necessaria anche se non
sufficiente – alla promozione online del prodotto "Italia". Occorre valorizzare, in modo
pianificato e concertato con gli enti territoriali, le due categorie di assets: il Patrimonio degli
eventi, ovvero quanto già disponibile in termini di beni culturali, sia come contenitori (Musei,
parchi archeologici, monumenti, chiese, biblioteche, ecc.) che come contenuti fisici (oggetti
d'arte, materiali librari e archivistici ecc.), ma anche di eventi "strutturati" a valenza culturale
(es. Festival Letteratura di Mantova, UmbriaJazz, Mittelfest, i premi Grinzane Cavour,
SensiContemporanei-la Biennale al Sud, Terra Madre ecc.) che comprendono anche, ma non
solo, lo spettacolo dal vivo, avendo anche una visione chiara della disponibilità di servizi e
strutture ricettive.
Per quanto sopra riportato appare evidente che il "marketing" a fini turistici del patrimonio
culturale – con l'obiettivo di ampliare l'offerta turistica italiana oltre i soliti percorsi noti –
debba necessariamente passare attraverso una concertazione a più livelli istituzionali
(centrale e territoriale) ma anche con il coinvolgimento di privati ed enti religiosi, attraverso
la nascita di "filiere" pilota che possano rappresentare un modello che si auto-replica sul
territorio.
Considerando che il nostro è uno dei patrimoni culturali più ricchi del mondo e che anche la
tecnologia negli ultimi anni ha fatto passi da gigante, sarebbe uno spreco inutile non riuscire
a fare della cultura e della tecnologia un binomio vincente da sfruttare al massimo.
La tradizionale filiera produttiva della piccola economia italiana, che l’Europa ci ammira,
potrebbe svilupparsi in un consorzio di attività, pure se fra loro indipendenti, correlate da un
obiettivo comune. Al fine di promuovere e favorire il processo virtuoso della “filiera” turistica,
ispirandosi al modello della Commissione permanente sull'innovazione tecnologica, si
suggerisce l’ istituzione di un tavolo di lavoro permanente al quale partecipino, oltre alle
istituzioni centrali e locali, anche le imprese del settore, gli enti religiosi e le Fondazioni
Bancarie.
È auspicabile, inoltre un raccordo tra il portale della cultura www.culturaitalia.it – che
dovrebbe rappresentare l’unico punto di accesso al “vasto mondo” dei beni e attività culturali
– e quello del turismo. Rimane aperto il grande dibattito sulle strategie da mettere in atto per
la produzione di contenuti, i sistemi di governance tra il livello locale e centrale, il ruolo
dell’Enit, tutte tese alla promozione “mirata” di filiere turistico / culturali.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
73
TELEMEDICINA
Nel Libro Bianco 2006 uno dei progetti-Paese strategici prospettati era quello sulla
Telemedicina. Nello spirito del Libro Bianco 2007, quanto avevamo lì definito viene correlato e
declinato tenendo conto di quanto definito in sede di azione governativa e finalizzato su
obiettivi a breve.
Quel che fin qui è stato fatto non è risultato complessivamente sufficiente a raggiungere gli
obiettivi che avevamo auspicato per il primo anno di legislatura, per cui riteniamo importante
contribuire al superamento dell’empasse attuale nello sviluppo della Telemedicina e indicare
alcune prime linee concrete di attuazione, affrontando pragmaticamente i nodi oggi più
urgenti: la fattibilità tecnica, la sostenibilità economica, incluso il problema della tariffazione.
Ciò nell’ottica di fornire al cittadino nel più breve tempo possibile la percezione che servizi
sanitari tecnologicamente avanzati possano essere una realtà a portata di mano almeno nelle
Regioni che sono risultate economicamente più virtuose.
Iniziative in corso
La nostra proposta parte da quanto fin qui elaborato in sede di Commissione Permanente per
l’Innovazione nelle Regioni e negli Enti Locali, e cioè una proposta di progetto per elaborare e
validare sul campo una metodologia sull’attivazione di programmi regionali formati da un
insieme di interventi strutturali coordinati tra loro.
In linea di massima, la metodologia proposta dalla Commissione, prevede le seguenti attività:
· Ricognizione delle esperienze di telemedicina in corso e terminate, con particolare
riferimento a quelle operative sul campo a regime, con raccolta della documentazione
esistente;
· Analisi delle circostanze favorevoli e degli impedimenti riscontrati nelle singole
esperienze;
· Analisi delle possibilità di riproporre le esperienze in zone diverse dalla zona originale;
· Individuazione dei processi socio-sanitari coinvolti nelle suddette esperienze e delle
possibilità concrete di riorganizzazione dei relativi servizi, utilizzando le opportunità
offerte dalla telemedicina;
· Definizione di criteri omogenei di stesura della documentazione delle best practice;
· Revisione e completamento della documentazione secondo tali criteri, con eventuali
approfondimenti delle criticità di progetto;
· Stesura di un programma strategico pluriennale, composto da un insieme di interventi
strutturali, secondo criteri di priorità predefiniti e predisposizione delle modalità di
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
74
valutazione dell’impatto sui processi socio-sanitari coinvolti;
· Stesura di un piano di azione per l’attuazione graduale degli interventi strutturali in una
o più zone;
· Monitoraggio degli interventi, valutazione continua dei risultati, criteri per l’analisi di
impatto delle politiche pubbliche sanitarie correlate con produzione della
documentazione relativa.
Secondo le linee della Commissione, ogni intervento dovrebbe, inizialmente, essere mirato a
riorganizzare un servizio socio-sanitario in territori orograficamente disagiati, con l’aiuto della
telemedicina, coinvolgendo Comuni, Comunità montane ed ASL. Sebbene gli interventi siano
principalmente di ambito regionale, sono auspicabili programmi congiunti tra regioni diverse,
specialmente riguardo a zone limitrofe ed ai centri di eccellenza medica, in ordine
all’attuazione del principio di offrire al cittadino le medesime opportunità di cura
indipendentemente dal suo luogo di residenza.
Seguendo questa metodologia, ogni intervento non dovrebbe sostituirsi alle esperienze già
attive sul campo ma dovrebbe valorizzarle e portarle a sistema, implementando programmi
regionali per generalizzare ed estendere le attività esistenti secondo criteri di interoperabilità
che garantiscano la salvaguardia e la esportabilità delle soluzioni.
Inoltre la metodologia adottata dovrebbe incoraggiare uno scambio efficace di know-how tra
progetti di regioni diverse, tramite una intensa attività logistico-organizzativa e
predisponendo, tra l’altro, uno strumento operativo di respiro nazionale per la raccolta e la
disseminazione della documentazione (una sorta di “toolkit informativo”).
Obiettivi
Secondo noi, l’obiettivo di legislatura rimane l’incremento costante e significativo delle
strutture sanitarie su tutto il territorio nazionale che utilizzano ed erogano ai cittadini servizi
in telemedicina. Tale diffusione concorre in positivo alla qualità e la quantità di tali servizi che
trovano sponda nell’utilizzo generalizzato delle ICT in sanità e nei processi di innovazione
organizzativa da esso indotta.
Gli obiettivi di breve periodo sono:
- La partecipazione della programmazione socio-sanitaria di tutte le regioni;
- La definizione dei criteri per l’accertamento del valore della prestazione e le politiche di
remunerazione;
- La redazione di un piano di azione organico sul progetto paese “Telemedicina”.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
75
Precondizione per la realizzazione degli obiettivi è la definizione di una tariffazione che faciliti
la diffusione del servizio e la forte correlazione del progetto complessivo con quanto definito
nei piani strategici per la Banda Larga.
Esperienze nazionali e internazionali
Come si rileva anche dalla relazione della Commissione, i risultati di numerosi studi sulle
esperienze di telemedicina sono francamente positivi, anche in termini economici,
esclusivamente laddove non esista altra possibilità di fornire un servizio sanitario al cittadino,
se non in telemedicina. Si conferma in altri termini il fatto che la maggior parte dei
programmi di Telemedicina è stata avviata in paesi di grande estensione e con bassa densità
della popolazione, come ad esempio le zone rurali del Nord America, l'Australia, la Finlandia, il
Canada ed i paesi scandinavi, realtà dove risulta molto costoso mantenere in funzione piccoli
centri ospedalieri, soprattutto per l'elevata incidenza del costo del personale medico. In questi
paesi si sono sperimentati con successo progetti volti ad assicurare un'assistenza medica
adeguata agli abitanti, senza obbligarli a gravosi spostamenti.
Le conclusioni sembrano essere positive riguardo ai benefici prodotti sulle capacità
diagnostiche del personale medico; poche invece sono le analisi che valutano in modo
rigoroso gli effetti economici dell'applicazione della telemedicina nel processo di cura, se non
in termini di risparmi.
Infatti, come anche rilevato dalla Commissione, la misurazione dei costi e dei benefici risulta
particolarmente difficile in relazione alla necessità di valutare elementi quantitativi e
qualitativi di lungo periodo sia dal lato dei costi complessivi sia dal lato dei benefici, spesso
relativi al miglioramento della qualità della vita e quindi “intangibili”.
Il mercato della telemedicina è previsto in forte espansione nei prossimi anni (di ben sette
volte entro il 2012), grazie anche alla previsione di incremento dettato dalle politiche di
prevenzione e alle recenti azioni intraprese dalla UE in merito alla standardizzazione da parte
CEN/CENELEC ed ETSI delle apparecchiature sanitarie, in ordine al posizionamento
dell’Europa nel mercato globale della salute.
Persiste una condizione italiana che vede attive esperienze limitate e correlata a
sperimentazioni e progetti specifici.
Fattori di successo e Fattori di ostacolo
Attualmente i fattori di ostacolo all’avanzamento del progetto sono sostanzialmente di tre tipi:
normativi, legati ad una legislazione arretrata ed in lento adeguamento;
culturali, legati ad una formazione sanitaria sull’uso delle tecnologie insufficiente e ad
una informazione al cittadino basata su vecchi schemi;
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
76
economici, legati non tanto alle risorse necessarie quanto alla difficoltà di quantificare
con modelli economici specifici i benefici dell’adozione della telemedicina sia nella
prevenzione sia nella cura.
Azioni e attori
Identifichiamo qui le azioni a breve, volte a rimuovere le barriere che oggi bloccano un reale
sviluppo della Telemedicina.
Sono azioni mirate all’eliminazione dei principali ostacoli, che possono e devono essere
attuate nei prossimi 12 mesi, in quanto rivestono carattere di urgenza:
realizzazione di una norma al livello parlamentare e di indirizzo legislativo al livello
regionale, volta alla diffusione della telemedicina in materia di responsabilità giuridica,
certificazione dell’aderenza alle norme sulla privacy, autenticazione documentale ed
identificazione personale;
definizione di una norma per stabilire i criteri di tariffazione e le modalità di rimborso
da parte del Servizio Sanitario Nazionale, che presuppone prioritariamente la
definizione del valore della prestazione sanitaria;
realizzazione dell’integrazione tra le anagrafi sanitarie delle diverse ASL, in modo da
consentire in modo semplice l’utilizzo interterritoriale;
inclusione delle esigenze specifiche del servizio di Telemedicina tra i requisiti per la
definizione delle priorità di copertura in Banda Larga del territorio nazionale;
l’avvio di programmi di e-learning interregionali (inter ASL) per la formazione sanitaria
collegati al programma nazionale di Educazione Continua in Medicina e basati su nuovi
modelli di formazione tesa a ridurre il divario tra regioni con meno opportunità di
disporre di contenuti digitali di eccellenza, a prescindere dalla specifica professionalità
sanitaria.
Risorse Necessarie
Le risorse necessarie vanno valutate da ciascuna Regione con particolare riferimento alla
prima fase di attuazione del piano di azione impostato dalla Commissione e poiché non sono
previsti aumenti della spesa sanitaria, esse dovranno far perno sui risparmi, impiegabili per
l’estensione delle esperienze esistenti e sul riutilizzo delle esperienze analizzate dalla
Commissione nelle altre Regioni, nelle quali sono presenti alcune esperienze di
autofinanziamento e partenariato socio-sanitario anche con il mondo del non-profit e della
cittadinanza attiva.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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Indicatori
Gli indicatori per la valutazione generale dello stato di
avanzamento del progetto e del raggiungimento degli obiettivi si
confermano essere le variabili già indicate come maggiormente
indicative dell’efficacia del progetto-paese in relazione alla
percentuale di diffusione, alla percentuale georeferenziata di
incremento nell’utilizzo dei servizi di telemedicina ed alla
percentuale di servizi erogati in telemedicina rispetto
all’erogazione tradizionale.
Essi potranno essere valutati solo se saranno disponibili i dati
disaggregati dalle Regioni che erogano a regime servizi sanitari in
telemedicina. Di qui l’importanza di definire urgentemente una
politica di valutazione della prestazione e di tariffazione di questi
servizi sanitari, che implica necessariamente un impatto sui
sistemi informatici gestionali regionali con la relativa disponibilità
di informazioni.
Il coraggio di innovare. Libro Bianco 2007 sull’innovazione dall’ICT
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